Walter Sabatini, coordinatore tecnico del Bologna ed ex direttore sportivo della Roma, è intervenuto al Social Football Summit nell'area stampa dello Stadio Olimpico. Di seguito le sue parole. 

Sabatini, siamo qui al Social Footbal Summit... Lei cosa ci dice dei social?
"Io sono un uomo della carta, annuso i libri e annuso i giornali prima di leggerli. Spero che la carta sopravviva a tutte le altre possibilità di comunicazione. Che c'è di più bello di aprire un libro e sentire l'odore della carta?". 

Lei leggeva Dostojevski negli spogliatoi, oggi i giocatori usano molto i telefonini. C'è forse una deriva. Lei cosa pensa?
"Non sono un uomo che promulga questo tipo di comunicazione. Lo faccio anche con mio figlio. Adoro la letteratura. I miei autori sono stati moltissimi e sono stato un uomo fortunato. La mia vita è stata piena grazie a gente che ha raccontato storie. La storia non è una comunicazione asfittica fatta di esclamazioni e come si chiamano quelle cose…"

Hashtag.
"Sì. E anche cuoricini che ricevo da tifosi e anche da qualche tifosa. Ma non partecipo molto a questo tipo di scambio. Ma devo deludervi, non so altro. Non posso dire altro".

Quando vede i giocatori usare i social prima della partita…
"Mi preoccupo moltissimo. Una mia amica giornalista mi ha mandato un cortometraggio in cui tutti camminavano col telefonino in mano e andavano a sbattere, cadevano nelle buche. E' chiara l'incomunicabilità e la solitudine di questo modo di fare. È un rischio enorme che corrono i ragazzini. Mio figlio di 15 anni si permette di usare il telefonino a tavola: ma dico, tu hai il beneficio di parlare con me, di pranzare con me, ci sono milioni di persone che pagherebbero per farlo e tu mi rompi i coglioni con il telefonino? Mio figlio ha il buon gusto di dirmi è colpa tua, vostra, della vostra generazione: io non rispondo perché è vero".

Cosa cambia tra proprietà straniere e italiane?
"La proprietà italiana vive nel tessuto sociale, si sente più coinvolta e responsabile. Quella straniera accusa di meno le situazioni negative. Quando sei a 12mila chilometri metabolizzi una sconfitta in maniera diversa. C'è meno partecipazione e passione. Non da parte di Saputo, che è profondamente legato all'Italia e alle radici di suo padre ottantenne, che è nato a Montelepre".

Noi abbiamo parlato molto del futuro del calcio. Che futuro vede per il calcio?
"Il calcio è immortale. Chiunque si agiti per ipotizzare la fine del calcio sbaglia. Il calcio è popolare, nasce da qualsiasi piazzetta in cui fate rimbalzare una palla e se un bambino la vede la rincorre e la calcia. È nel dna dei popoli mediterranei e latini. È uno sport semplicissimo regolato da 17 regole. Fate rimbalzare una palla davanti a quattro ragazzini: ecco perché non morirà mai. Andremo avanti per centinaia di anni con grande successo, non ci sono ostacoli".

Andrà avanti bene o male?
"Bene se c'è coesione tra sport e politica. Ma per quale motivo a Frosinone riescono a fare uno stadio un anno e non si riesce a farlo a Roma che è una città da tre milioni e mezzo di abitanti? Gli stadi servono, serve coesione tra politica e sport. È sempre una lotta di potere che rimanda indietro l'orologio. Ma comunque il calcio non si fermerà: qualsiasi errore commettano politici o dirigenti il pallone non si fermerà mai. Io sono un ottimista. Da bambino giocavo al coywboy, catturavo lucertole… Ma quando mi è rimbalzato un pallone davanti la mia vita è cambiata totalmente. L'emozione di palleggiare, dribblare avversari ipotetici, che erano sassi. Ero un fenomeno! Nessuno si ricorda di me come grande calciatore, ma io avevo una destrezza incredibile. Oggi la destrezza non basta più: si può essere giocatori di talento o talentuosi. Io ero talentuoso: un giocatore inutile, un circense, come i ragazzi che si mettono ai semafori a palleggiare. Il talento è mortifero, ti uccide, non ha pietà. Il talento è quello di Luis Alberto… Dai lo dico così pareggio ciò che ho detto ieri sera".

Come lo vedi il giocatore?
"Io il calciatore lo smaschero subito. Lo odio o lo disprezzo subito".

Quali giocatori la hanno fatta innamorare?
"Non lo dico perché dovrei farne qualcuno e poi vado a casa e ci ripenso e mi dispiaccio. Ma devo dire che Pastore, quando l'ho visto giocare nell'Huracan, pensavo fosse uno scherzo. Non pensavo che un ragazzo di 20 anni potesse giocare così. Sono stato un mese in Argentina per portarlo a Palermo: ci sono riuscito per 5,7 milioni nonostante non avessi un grande società alle spalle. Ci sono riuscito, fu una fiaba. Zamparini, quando arrivò Pastore, eravamo in montagna, mi disse: ‘Dì a mister Zenga se gli fa fare 5 minuti nell'amichevole contro i boscaioli'. Pastore entrò, tunnel d'esterno, mise una palla profonda dritta per Miccoli che segna. Mi giro verso Zamparini, che era un uomo coriaceo, e stava piangendo. Io ero imbarazzatissimo: non mi andava di vedere un uomo più grande di me in lacrime. Si alzò e disse: ‘Devo andare nello spogliatoio a cambiar l'acqua', dai diciamolo, a pisciare. Io c'ho avuto subito il sospetto che andava a fare casino. Sentivo che diceva: ‘Voi che non capite un cazzo, la palla dovete passarla solo a Pastore!'. Pastore rovinato. Nessun essere umano riesce a sopportare un affronto simile. Ma lui lo fece per entusiasmo. Se dici a una squadra questa cosa, non si faceva manco ai tempi di Mazzola, quindi poi ha avuto problemi perché nessuno gli passava la palla. Quando è venuto a Roma non c'entravo niente nell'operazione ma mi sono rammaricato delle sue partite sonnolente. Oggi gioca non il suo calcio, ma un brandello del suo calcio. Era l'uomo dei sogni. Potrei anche citare Lamela, Kolarov, ma sarebbe una grande ingiustizia. Kolarov giocava in Under 21 serba, non lo conosceva nessuno, poi è diventato titolare e una plusvalenza rilevante per la Lazio. Non voglio annoiarvi ancora, che dobbiamo dire?".

Faccia lei…
"Voglio vedere la gioia della gente che va allo stadio. Vorrei che continuasse a succedere".

Oggi il calcio si divide tra Messi e CR7, crede nella differenza tra talento innato e costruito?
"Non credo di poter dire che il talento di Cristiano Ronaldo sia costruito. Lui ha costruito prestazioni attraverso un lavoro folle quotidiano. Ha raggiunto esuberanza e prepotenza fisica".

Non posso non parlarle della nazionale di Roberto Mancini.
"Dove c'è Orsolini. Io vado avanti per iperboli. Gli ho dato del Recoba pubblicamente e la squadra si è ribellata. Ho fatto un errore simile a quello di Zamparini con Pastore. Mancini ha avuto coraggio fin dall'inizio. Ha costruito una nazionale che accende l'amore delle persone. Una Nazionale che ha una prospettiva importante perché è giovanissima. Mancini ha sfruttato il suo carisma. Ha fatto un gran lavoro, ha reso orgoglioso un popolo stanco. Gli italiani erano stanchi e delusi della Nazionale, ora vanno allo stadio con le bandiere. Sono contento. Ora sparisco per due-tre mesi".