Il rischio c'è e non è neppure di poco conto. Sapremo domani quando il Giudice sportivo Gerardo Mastrandrea ufficializzerà la sentenza a proposito dei cori di discriminazione territoriale che sabato scorso hanno portato Rocchi a sospendere per qualche minuto la partita tra il Roma e il Napoli. Una sentenza che può andare dalla chiusura dello stadio (da escludere), alla chiusura del settore, alla chiusura del settore con sospensiva, alla multa, alla richiesta di un supplemento d'indagine (difficile).

L'accusa

I fatti sono noti a tutti. Dopo che Rocchi aveva chiesto alla Roma di far fare l'annuncio attraverso gli altoparlanti dell'Olimpico, primo atto da espletare in situazioni di questo genere, lo stesso direttore di gara ha deciso di passare al secondo atto, cioè la sospensione temporanea della gara. Non si è arrivati (per fortuna) al terzo atto, cioè la sospensione definitiva. Il problema è che tutto questo è finito sul referto del direttore di gara e, pure, su quello del numero uno dei tre ispettori federali presenti allo stadio Olimpico, posizionati sotto le due curve e sotto la Tevere. E questo vuole dire che i cori si sono sentiti distintamente in tutto lo stadio, elemento imprescindibile per poter procedere con una sanzione. E tutto questo fa ritenere che difficilmente sarà richiesto un supplemento d'indagine.

Come invece è stato fatto dopo il recente Samp-Roma, un precedente che certo non è un vantaggio per il club giallorosso. A Genova si disse che ci furono dei cori contro Vieira che, però, ammesso che ci siano stati, non furono udibili da tutto lo stadio (anzi c'è chi garantisce che non ci sono stati proprio). Per questa ragione il Giudice ha richiesto un supplemento d'indagine, fascicolo che non è stato ancora chiuso e, quindi, neppure sanzionato. Resta però un precedente che, oltretutto, va a sommarsi a un altro antico di un anno (novembre 2018) in occasione di Udinese-Roma, episodio che all'epoca portò a una multa di diecimila euro. La somma di questi episodi, peraltro circoscritti nell'arco temporale di un solo anno, non è favorevole per la Roma e potrebbe portare a una sentenza di chiusura per un turno della Curva con una sopensiva nel migliore dei casi, senza nel peggiore.

C'è anche da tener conto che alla partita di sabato al'Olimpico, in tribuna era presente anche il capo della Procura Federale Giuseppe Pecoraro, dichiarato tifoso del Napoli. Insomma le premesse non sono incoraggianti. Da ricordare che l'ultima volta che è stato chiuso un settore dell'Olimpico in occasione della gare della Roma, è datato 2014 quando la Sud fu vietata per due turni.

La difesa

Il Giudice, in ogni caso, non potrà non tenere conto di una serie di attenuanti. La prima il comportamento dei giocatori giallorossi in campo. A cominciare dal Capitano Edin Dzeko che, nel momento della sospensione temporanea della gara, si è rivolto alla Sud facendo ampi e chiarissimi gesti di continuare a cantare e tifare ma soltanto per sostenere la squadra, lasciando da parte qualsiasi altro coro. In più, nello stesso momento in cui Dzeko invitava i tifosi a tifare e basta, la stragrande maggioranza dei presenti all'Olimpico ha applaudito manifestando il suo dissenso rispetto ai cori che avevano portato alla sospensione (ma come mai quando ci sono i cori contro Roma e i romani non si è mai preso nessun provvedimento?).

Infine c'è il comportamento della società. La Roma da tempo si è distinta per una serie di iniziative importanti a questo proposito. Anche sabato si è prodigata nei limiti di quello che si poteva fare. Quest'anno, infine, c'è un precedente in occasione di Atalanta-Fiorentina fermata per cori razzisti (assai più gravi ci permettiamo di sottolineare) nei confronti di Dalbert. Il club bergamasco se l'è cavata con una multa di diecimila euro.