Giornata di intenso lavoro ieri per i tecnici e i legali che stanno redigendo il testo della Convenzione Urbanistica per il nuovo stadio della Roma. Due ore che hanno posto le basi per un approfondimento che dovrà necessariamente proseguire nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, e che inevitabilmente dilaterà i tempi oltre le previsioni, probabilmente spostando l'asticella direttamente al prossimo anno.

Le circa 60 pagine di Convenzione nascondono al proprio interno numerosi passaggi che coinvolgono più Enti. Non solo quindi il Comune e i proponenti. Entro breve verranno nuovamente chiamati intorno al tavolo anche la Regione, la Città Metropolitana, ed alcune municipalizzate, su tutte l'Acea. Con quest'ultima andranno definiti i lavori per la barriera odorifera intorno al depuratore di Tor di Valle, ma anche l'approvvigionamento elettrico per l'intera area, che da progetto verrà servita da due imponenti centrali. Con la Città Metropolitana invece andrà definita l'unione della Via del Mare con la Via Ostiense, l'opera su cui la giunta Raggi più ha scommesso in fase di trattativa nel 2017. Infine con la Regione occorrerà capire come strutturare il potenziamento, per quel che è ancora di competenza dei privati, della ferrovia Roma-Lido. I privati stanzieranno 45 milioni di euro per l'acquisto di nuovi treni, e poco più di 10 per il rifacimento della stazione di Tor di Valle, una delle più vetuste della linea ferroviaria che unisce il litorale con il centro della città.

Tornando però all'incontro di ieri va registrato ancora un cauto ottimismo dei proponenti, la cui delegazione era come al solito guidata da Mauro Baldissoni. Un ottimismo, e questa forse è la novità principale, che finalmente fa il paio con l'umore, anche questo quindi positivo, dei funzionari del Comune. Da entrambe le parti si è quindi respirata un'aria propositiva, che porterà a nuovi incontri. Nulla ancora di calendarizzato, ma almeno nelle intenzioni si crede a stretto giro. Non è arrivata la svolta prevista ed auspicata, ma comunque si è proseguito nel clima degli ultimi giorni. Le indicazioni che arrivano dalla sindaca continuano ad essere a favore della chiusura positiva dell'iter. Ed anche le polemiche (tutte interne al Movimento 5 Stelle) con il ministro dello sport Spadafora, paradossalmente spingono la prima cittadina a concretizzare quello che ad oggi resta l'unico vero possibile lascito della Raggi.

La sindaca ieri è stata impegnata dallo sciopero generale dei lavoratori delle aziende partecipate del Campidoglio, che ha rischiato di mettere in ginocchio la città e che ha costretto anche il leader pentastellato Luigi Di Maio a scendere in campo in difesa dell'amministrazione capitolina. Per la Raggi non restano molti margini, e non può assolutamente permettersi di ritardare ancora l'investimento da circa un miliardo di euro di fondi privati sul territorio romano. Questi sono i fattori che hanno determinato il recente cambio di rotta del Campidoglio e che lasciano ben sperare. Anche se l'obiettivo non è ancora realmente concretizzato, la meta non è mai sembrata così vicina.