Wolfsberg o Wolfsberger, questo è il problema. Iniziamo subito sciogliendo il nodo nome: la seconda dicitura è quella corretta, anche se in patria viene comunemente chiamato WAC. Che sta per Wolfsberger Athletiksport-Club, anche se per motivi di sponsor è noto in patria come RZ Pellets WAC. La verità è che, fino a pochi mesi fa, erano in pochi a preoccuparsi del nome dei "Lupi della montagna" (questo significa Wolfsberg, la città che rappresentano, in italiano) al di fuori dei confini austriaci.

Anche perché fino al 2012 i bianconeri non erano mai stati nel massimo campionato. Ma, una volta ottenuta la promozione nella Bundesliga austriaca, è stato sciolto il sodalizio con il club del Sankt Andra e i lupi sono tornati ad essere solitari.

Fondato nel 1931, il Wolfsberger ha trascorso ottant'anni abbondanti nelle serie minori, tra la Tauernliga (così era denominata la seconda serie negli Anni 50) e la Regionalliga, terza divisione austriaca. Il 2012 è stato l'annus mirabilis, che ha visto il tanto agognato approdo nel massimo campionato: da matricole, i Lupi (l'animale è presente nello stemma ufficiale del club) centrarono un buon quinto posto, ma è nella passata stagione che hanno raggiunto il loro apice. La terza piazza ha permesso loro di raggiungere l'Europa League, traguardo totalmente fuori portata fino a pochi anni fa.

Ci avevano già provato nel 2015, ma in quell'occasione erano andati a sbattere contro il Borussia Dortmund di Mkhitaryan (autore di una tripletta in 12' nel 5-0 della gara di ritorno). Il caso ha voluto che il debutto internazionale nella fase a gironi sia avvenuto contro un altro Borussia, quel Monchengladbach preso a pallonate a casa sua il 19 settembre.

Liendl e non solo

Mattatore della serata al Borussia-Park è stato il centrocampista trentunenne Mario Leitgeb, che - essendo originario di Graz e cresciuto nello Sturm - domani sera giocherà a casa e vorrà di certo fare bella impressione. Il nuovo tecnico Gerhard Struber ha leggermente arretrato il suo baricentro, ma le doti balistiche e di inserimento non ne hanno risentito.

Nel 4-3-1-2 dell'allenatore quarantaduenne il numero 10, simbolico ed effettivo, è Michael Liendl: classe 1985, austriaco, è tornato al Wolfsberger dopo quattro anni tra Germania (Fortuna Dusseldorf e Monaco 1860) e Olanda (Twente), garantendo un notevole salto di qualità alla squadra in cui aveva già militato tra il 2012 e il 2014.

Davanti a Liendl, pressoché inamovibili Anderson Niangbo e Shon Weissman. Il primo, ivoriano classe '99 (compirà vent'anni il prossimo 6 ottobre) è un attaccante veloce e, seppur non altissimo, dalle grandi doti fisiche, arrivato in prestito dal Liefering. Per quanto riguarda Weissman, si tratta della vera e propria stella dei "Lupi di montagna": ventitreenne israeliano, in questo scorcio iniziale ha già segnato quindici reti in undici partite, compresa quella che ha dato il la alla goleada contro il Gladbach. In patria è un eroe: cresciuto nel Maccabi Haifa, dopo qualche anno di apprendistato in prestito per il Paese si è accasato in Austria, dove è già diventato un idolo. In Germania hanno saggiato le sue doti: a Smalling e compagni il compito di fermarlo stavolta.