Voi siete antichi. Non ve la prendete, ma è così. Ancorati al significato delle parole… anzi, peggio ancora, voi alle parole date peso, importanza. Perché ne conoscete il significato. Ma così fate la figura di un gettone telefonico davanti uno smartphone. Un giorno sarete costretti a guardarvi intorno e scoprirete che questo è il tempo del mordi e fuggi, anzi del mordi e basta. Mordere forte però, per far male. Per far scena: vince il più tranchant. Sulla pelle della ROMA.

Perché se questa regola vale per tutto (medicina, economia, politica) figurarsi allora per il calcio che degli sport, almeno a queste latitudini, è il più popolare. Certo qualcuno avrebbe pensato che la ROMA sarebbe stata risparmiata da questo gretto decadimento ma quel qualcuno non sapeva che invece, già da qualche tempo, anche quella che conoscevamo come Magica viene trattata, perfino da chi dice d'amarla, come una pezza da piedi. Torniamo, allora, al punto di partenza. Al significato delle parole: voi, quelli antichi, ancora oggi siete ancorati all'implicito negativo del termine problema. Problema, qualcosa da risolvere. Da superare. Dunque Zaniolo, per qualcuno, andrebbe ceduto. Giusto?!? Perché la moda del momento è quella di farci passare, per problema, proprio il giovane toscano.

Che già vedere nella stessa frase Zaniolo e problema verrebbe da sorridere. Anzi, no: Zaniolo e problema nella stessa frase ci stanno. E pure bene: per gli avversari però. E invece no, adesso il trend del momento è quello di catalogare questo portento di giocatore come qualcosa in grado di generare, alla ROMA e dunque a noi romanisti, più svantaggi che vantaggi. «Zaniolo è un problema», sapete perché? Perché è troppo forte. E dunque se lo mandi in panchina «ci rimane male». Zaniolo è un problema perché è tanto, tanto giovane: se non lo fai giocare «lo bruci».

Un problema perché è così forte fisicamente che non riesce a gestire la forza e allora «prende troppi gialli». Problema perché "vede" bene la porta e allora, certe volte, non passa il pallone al compagno più libero per arrivare al tiro. E segnare. Problema, problema, problema… un mare di chiacchiere, una palla di fango che frase fatta dopo frase fatta si ingrandisce diventando sempre più pesante, insopportabile. Comica.

Una palla così grande che, prendendo velocità, rischia di travolgere tutto, tutti. E in particolare proprio Nicolò Zaniolo. Che chissà allora cosa gli passerà per la testa nell'essere il protagonista di un paradosso in cui gli aspetti positivi vengono raccontati, sempre, come fossero negativi. Chissà, ma mica tanto… perché quello che starà pensando viene facile immaginarlo: se la scorsa estate fossi andato alla Juventus, anziché restare alla ROMA, tutte queste litanie non sarebbero esistite.

Quello che si voleva insomma: inculcargli il dubbio. Anzi, la certezza che lì, d'incanto, questo triste alone di negatività sarebbe scomparso. E i problemi sarebbero stati visti per quello che realmente sono: soluzioni. Strapotere fisico = Superman, capacità tecniche = il nuovo Zidane, egoismo sotto porta = scaltrezza. E così per tutto il resto. Esaltazione totale. Cosa? Ah, sì… la Nazionale. Avoja: convocato, coccolato, fotografato, esaltato. Applaudito, da tutti.

E invece niente, anzi pure cazziato. Perché l'azzurro, per lui, al momento è solo un treno dei desideri che "all'incontrario va". Ma sono tutte supposizioni eh, un ironico volo pindarico di un romanista avvilito, anzi divertito, da un baraccone mediatico che non fa altro che screditare un giocatore universale e moderno che nasce, se nasce, ogni trent'anni. Per questo ogni volta che parte palla al piede è uno spettacolo starlo a guardare. Per questo, anziché sminuirlo, sarà sempre un piacere sostenerlo.
Ce l'ha la ROMA Nicolò Zaniolo. Il problema, invece, tutti gli altri…