Finalmente l'ala Justin. Quella che i tifosi sperano di vedere già l'anno scorso, ma che inevitabilmente necessitava di essere un po' sgrezzata: un diamante su cui lavorare, giovane e proveniente da un campionato - quello olandese - totalmente differente rispetto alla Serie A. Le metamorfosi di Kluivert da brutto anatroccolo a cigno sono ancora in corso, ma la crescita è sotto gli occhi di tutti, anche dei più distratti. l'anno scorso, sia con Di Francesco sia con Ranieri, appariva spaesato: la buona volontà c'era, ma all'atto pratico il ventenne di Zaandam non riusciva a incidere con costanza. Salvo rare eccezioni, dava l'impressione di un talentuoso prospetto in attesa di sbocciare.

L'arrivo di Paulo Fonseca ci ha consegnato un Justin totalmente diverso: devastante in velocità, bravissimo a dribblare e saltare l'uomo, generoso in alcuni ripiegamenti difensivi, più spietato davanti al portiere avversario. Il tecnico portoghese ha puntato fin da subito sull'estro e la sfrontatezza (tecnica, s'intende) dell'ex Ajax. Lo testimoniano anzitutto i numeri: quattro presenze su quattro gare, sempre da titolare, per un totale di 326' giocati. Nella passata stagione aveva raggiunto lo stesso minutaggio l'11 novembre.

Eppure la fiducia di Fonseca non basta a spiegare il cambiamento radicale del figlio di Patrick. Oltre ai dettami tattici del portoghese, che chiede ai suoi esterni d'attacco di accentrarsi molto e di essere perennemente nel vivo del gioco, la differenza sta anche nell'atteggiamento, collettivo e dei singoli. Si lotta tutti insieme, sulla base del concetto di "mutuo soccorso" predicato da Capitan Florenzi proprio alla vigilia della sfida con il Basaksehir. E Justin, che nella scorsa stagione aveva evidenziato qualche lacuna in tal senso, comincia a capire le esigenze del calcio italiano.

I movimenti senza palla, la ricerca della profondità e le improvvise verticalizzazioni sono pane per i denti di Kluivert e dei calciatori con le stesse caratteristiche: velocità, dribbling, abilità nell'uno contro uno. «Con questa squadra e questo allenatore mi diverto - le sue parole giovedì sera - Sono felice di giocare bene e segnare». I gol, appunto: già due in quattro partite, gli stessi messi a referto in tutta la stagione 2018-19. Anche in quel caso erano arrivati sempre all'Olimpico, ora non resta che sfatare il tabù trasferta. Magari già a partire da Bologna, dove un anno fa più o meno esatto (si giocò il 23 settembre) l'olandese fu sostituito dopo 60' di una gara scellerata da parte di tutta la squadra.

Ma c'è ancora tanta strada da fare, e l'olandese è il primo a saperlo: quattro partite sono poche «per promettersi il futuro», come direbbe una celebre canzone. Justin lo sa e dice di dover migliorare ancora tanto, ma con Perotti e Ünder ai box avrà tutto il tempo di acquisire fiducia nei propri mezzi: lo spazio non gli mancherà. Ha fatto bene sia giocando a destra, sia quando Fonseca lo ha dirottato a sinistra. Con Zaniolo, suo coetaneo, formano una appetitosa "leva calcistica della classe '99" pronta a mettere in difficoltà Fonseca nelle sue scelte.

Gli impegni da qui a Natale sono tanti, e la speranza è che anche nella seconda parte di stagione la Roma giochi più partite possibile, quindi la rotazione - soprattutto più in là - giocherà un ruolo determinante. Justin, nel frattempo, corre veloce, ma con i piedi ben piantati a terra. Se il buongiorno si vede dal mattino, per Kluivert questa può essere la stagione del salto di qualità. «Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette».