Ditegli di no, lo conquisterete. Sia chiaro, quello che vogliamo dire va anche oltre il paradosso, ma è la fotografia del nuovo James Pallotta. Che, almeno per quello che ci hanno raccontato, da un po' di tempo, in chiave Roma, ha scelto di ascoltare più chi dissente che chi dice sì a prescindere. Il risultato è una società che ha cambiato strategia, non più diplomatica, comunque politicamente corretta, ma pronta ad alzare la voce e a farsi rispettare in qualsiasi situazione. A vederla in senso negativo, è una Roma che ha deciso di essere più arrogante che non vuole dire prepotente, pur di arrivare all'obiettivo prefissato. In tutti i campi: tecnico, commerciale, marketing, comunicazione, rapporti con i giocatori e con l'esterno. L'amministratore delegato Guido Fienga e il direttore sportivo Gianluca Petrachi, sono i front-man questa nuova faccia romanista, con l'ad che basta parlarci una volta per capire che è un professionista da pane al pane, vino al vino, e il ds che la prima cosa che ha detto è stata che non avrebbe parlato con nessuno (meno che con qualche tv, ma possiamo capire).

E poi c'è Francesco Calvo, attuale responsabile commerciale del club, personaggio che gradisce poco la luce dei riflettori, ancora meno microfoni e taccuini, ma che è in costante ascesa nella considerazione generale sia se si pensi al grande capo (Pallotta), sia se si ascoltano i suoi diretti dipendenti che ne parlano in termini entusiastici professionali e umani. Del resto la sua storia professionale, Juventus, Barcellona, Philip Morris, già rappresentava una garanzia sin da quando, ottobre 2018, è entrato nella Roma. Ora ha il ruolo di Chief Revenue Officer, ma in tempi brevi il suo ruolo sarà più ampio, anche se ci dicono che non sarà il nuovo Direttore Generale, ma avrà una qualifica diversa. Calvo, infatti, già da un po' di tempo si sta occupando di settori esterni, diciamo così, alle sue competenze. Come per esempio la politica sportiva della società. Non è un caso che fosse presente due giorni fa alla riunione dell'Eca che ha confermato Andrea Agnelli (suo ex datore di lavoro) alla presidenza. Oltre alle indiscutibili qualità professionali, Calvo ha conquistato Pallotta (il presidente dovrebbe arrivare tra fine mese e inizio ottobre) dicendogli, appunto, no in diverse questioni, a cominciare da quella della valutazione economica del brand della società giallorossa. A completare il quadro dirigenziale giallorosso, c'è sempre Mauro Baldissoni. È vero che rispetto a qualche tempo fa il suo ruolo è un po' più defilato, ma è più apparenza che realtà. Nel senso che l'avvocato romano (e romanista) ha la delega più importante, cioè quella sullo stadio, oltre a quelle relative alle vicende legali e a Roma Cares.

Anche nel settore tecnico c'è stata una mezza rivoluzione. Non solo con l'arrivo di Petrachi, ma anche per l'ascesa nei quadri dirigenziali di Morgan De Sanctis. Che oltre a essere il vice del ds, presto avrà anche il ruolo di responsabile economico del settore giovanile (per dire: è stato in Polonia per visionare da vicino un attaccante del 2003) come peraltro ci ha già fatto capire annunciando una nuova politica economica per i ragazzi che crescono a Trigoria. Insieme a De Sanctis, il collaboratore più stretto di Petrachi, come lo era al Toro, è Antonio Cavallo, mentre per il ruolo di capo scouting è arrivato dal Milan Stefano Luxoro. Anche se non si capisce capo di che visto che il precedente reparto scouting (dieci persone) è stato smantellato.