Lo Shakhtar Donetsk è stato il primo club a credere fortemente nelle potenzialità di Henrix Hamleti Mkhitaryan. Nell'agosto del 2010, il club ucraino decise di sborsare quasi 6 milioni di euro per acquistarlo dal Metalurh Donetsk e introdurlo così nel calcio dei grandi, anche a livello internazionale. Un investimento lungimirante che tre anni dopo ha portato nelle casse del club ucraino i 27,5 milioni spesi dal Borussia Dortmund. Con gli arancioneri, il numero 77 giallorosso ha collezionato 106 presenze (2 anche contro la Roma in Champions League nel 2011), 44 gol e 23 assist, incrociando il suo cammino anche con Massimo Ugolini, ex preparatore atletico e tattico dello Shakhtar. «Sicuramente è un buon colpo per la Roma, anzi, mi correggo: un ottimo colpo».

Perché?
«Per le sue caratteristiche credo che sia un giocatore perfetto per il campionato italiano».

Allo Shakhtar giocava soprattutto trequartista centrale, qui potrebbe partire spesso da sinistra.
«Stiamo parlando di sei-sette anni fa e in quel momento il ruolo adatto a lui era quello di trequartista centrale. Bisogna anche considerare che sugli esterni potevamo schierare due tra Douglas Costa, Ilsinho e Willian. Stavamo messi bene, eravamo abbastanza coperti. Però è un giocatore che si sa adattare a fare anche altri ruoli e lo ha dimostrato sin dal primo anno che è arrivato allo Shakhtar».

Ci racconti
«Si era infortunato Fernandinho e lui ha giocato come centrocampista centrale. Il più offensivo dei due, un po' alla Lorenzo Pellegrini per intenderci. Si sa adattare perché conosce il calcio. Con giocatori così è più facile cambiargli ruolo».

Lei lo ha "studiato" fisicamente per tre anni, dal punto di vista atletico che tipo di giocatore è?
«È un robot. In tutte le esercitazioni di corsa che facevamo, lui era quello che partiva dalla posizione più larga ma arrivava sempre prima degli altri. Aveva uno strapotere fisico incredibile, una potenza aerobica che ho visto in pochi giocatori. I suoi compagni a volte lo prendevano un po' in giro per questo».

Qualche episodio in particolare?
«In più di un'occasione Ilsinho e altri brasiliani gli dicevano "ok, facciamo a meno di tirarti noi la palla, tiratela da solo e valla a prendere". Aveva un dinamismo che era clamoroso. Superiore a tutti di due spanne ed è per questo che dico che nel campionato italiano andrà benissimo».

E dal punto di vista fisico?
«In rapporto alla sua irruenza, ha avuto solo problemi di poco conto. Stiamo parlando di un giocatore integro, molto professionale e quindi penso che sia un affare per la Roma sotto molti punti di vista».

Tanti gol ma anche tanti assist in carriera. Qual è il suo segreto?
«Più che tecnicamente, lui gli assist li fa con il suo grande movimento. Le difese avversarie devono stare sempre molto attente a lui e con il suo dinamismo apre gli spazi per i compagni. Ne beneficeranno tutti. È un ottimo giocatore. Forse non è nell'eccellenza del calcio in quanto a imprevedibilità e fantasia, però con il suo modo di giocare crea tantissime occasioni».

In Premier League forse poteva fare di più, ma è anche grazie ai suoi sei gol che il Manchester United ha vinto l'Europa League nel 2017.
«Lui ci ha sempre tenuto tanto e non giocare la finale l'anno scorso sicuramente gli avrà fatto male, conoscendolo. Forse in Europa può fare ancora di più la differenza e c'è una ragione precisa».

Quale?
«Con l'Armenia non ha quasi mai la possibilità di disputare grandi competizioni e per questo in campo internazionale con i club ha addirittura una fame e una voglia superiori».

Passiamo a Taison, altro giocatore che lei ha allenato. Avrebbe fatto bene al Milan o alla Roma?
«Lo seguo ancora su Instagram e si era leggermente intuita la sua voglia di Italia (sorride, ndi). Avrebbe fatto sicuramente bene. A differenza di Mkhitaryan è molto più esplosivo e ha più facilità di dribblare gli avversari palla al piede, ha un'accelerazione clamorosa. Mkhitaryan crea superiorità con la corsa e con gli smarcamenti, lui la crea con il dribbiling. Avrebbe fatto bene anche Taison, divertendo le platee italiane. Io lo chiamavo Beep-Beep perché all'improvviso partiva e ne scartava sei o sette».