Con Henrikh Mkhitaryan la Roma fa cinquanta: con il suo arrivo, ufficializzato nell'ultimo giorno di mercato, l'Armenia diventa il cinquantesimo Paese straniero ad essere rappresentato nella storia giallorossa. Una storia, quella della Lupa e dei calciatori non italiani, che risale agli albori del club e che prosegue di pari passi con la forte componente locale: accanto ai vari Bernardini, Ferraris IV, Di Bartolomei, Totti e a tutti gli altri romani, ci sono stati francesi, tedeschi, uruguagi, brasiliani, argentini e giapponesi. Spesso in colonie folte, da quando sono state ridotte le restrizioni sul tesseramento di talenti provenienti dal resto d'Europa o extracomunitari.

Gli albori

Il primo fu Arturo Chini Ludueña, argentino oriundo italiano, che nel 1926 l'Alba Audace prelevò (soffiandolo alla Juventus) dal Newell's Old Boys: un anno dopo entrò a far parte della neonata Roma, con cui rimase fino al 1934. L'11 settembre del 1927, nell'amichevole contro il Livorno, i suoi due gol sono i primi non italiani nella storia del Club. Ben presto il suo cognome viene italianizzato in un più comodo Chini Luduena. A decidere il primo derby, l'8 dicembre 1929, è Rodolfo Volk: nato a Fiume (attuale Rijeka) nel 1906, quando la città era italiana, oggi sarebbe a tutti gli effetti croato.
Della prima Roma scudettata fa parte Naim Krieziu, unico albanese a vestire la nostra maglia. Dal 1952 al 1965 sono ammessi solo oriundi, figli di italiani: in quel periodo si va dunque a pescare principalmente in Sudamerica. Arrivano l'uruguagio Alcides Ghiggia, il brasiliano Dino Da Costa e l'argentino Pedro Manfredini. "Piedone" è a tutt'oggi il giocatore straniero più prolifico, con 104 gol in 164 partite. Distanti sia Edin Dzeko (88 reti) sia il suo connazionale Abel Balbo (87, segnate tra il 1994 e il 2002).

Il Divino e il Brasile

Nel 1980, quando riaprono le frontiere, Dino Viola acquista Paulo Roberto Falcao, che sbarca il 10 agosto per cambiare per sempre la storia della Roma. È lui il fulcro della squadra che conquista il secondo tricolore, in cui c'è anche l'austriaco Herbert Prohaska. La stagione seguente a far compagnia al Divino arriva l'altro verdeoro Toninho Cerezo: i due riaffermazione la tradizione di una "Roma brasileira" che prosegue anche negli Anni 90. Dal Benfica arriva Aldair, attualmente record-man di presenze tra gli stranieri: il difensore brasiliano, in tredici stagioni, totalizza 436 presenze in tutte le competizioni, arrivando a -1 da Peppe Giannini. Vince il terzo tricolore romanista insieme agli altri brasiliani Cafu, Zago, Assunçao ed Emerson, all'argentino Gabriel Batistuta e al francese Candela, solo per citarne qualcuno. In quella stagione svolge un ruolo decisivo anche Hidetoshi Nakata, unico calciatore proveniente dall'Estremo Oriente a vestire la casacca giallorossa.

Roma senza frontiere

Il crollo dell'Unione Sovietica e quello della Jugoslavia, uniti all'apertura verso nuove realtà calcistiche, portano a Trigoria nazionalità prima d'allora mai esplorate: Pjanic fa da apripista ai bosniaci, seguito da Dzeko; dalla Serbia arriva prima Mihajlovic, poi tocca a Tomic, Ljajic e Kolarov; dalla Turchia Uçan e Cengiz Ünder; dal Cile "el Pek" Pizarro. C'è poi il Camerun (Wome), il Ghana (Kuffour e Barusso), il Marocco (Benatia e Kharja): a dimostrazione che il continente africano sta crescendo - e non poco - calcisticamente. Con l'arrivo di Mkhitaryan, la Roma si è aperta anche all'Armenia. A precedere di poche ore Henrikh, è sbarcato Nikola Kalinic, terzo croato in giallorosso dopo Jedvaj e Coric.