Quando gli dei del calcio assegnano le stimmate del campione, tutto può accadere. Anche che un giocatore non deputato a fare il bomber bagni tutti (o quasi) i suoi esordi con gol. È il destino di Daniele De Rossi, che ben prima della rete al debutto con il Boca Juniors, ha bagnato altre due prime con la gioia personale. Gli è toccato con la Roma e con la Nazionale. Due storie lunghissime, enormi per intensità e passione, nelle quali la parola "fine" ha fatto irruzione repentinamente, senza preavviso, sia pure per ragioni molto diverse, lasciando ai tifosi amaro in bocca, tanti rimpianti e indiscutibile affetto nei confronti di un calciatore che è stato prima di tutto Anima. E che ha fatto intravedere la sua luce fin dai primi istanti. La sua storia d'amore con la Roma è arcinota, il debutto assoluto avvenuto in Champions pure: 2001, scudetto sul petto, una delle squadre più forti mai viste nella Capitale, un tecnico (Capello) con poca propensione a schierare ragazzini senza esperienza, ma che per lui fa un'eccezione. Con l'Anderlecht DDR va in campo nel finale, poi deve attendere oltre un anno per rivedere il campo (quello neutro di Piacenza, avversario il Como) e altri mesi per assaporare il giardino di casa da protagonista. È il 10 maggio 2003, finale di una stagione densa più di delusioni che di soddisfazioni: le polemiche arbitrali l'hanno fatta da padrona e al club giallorosso - all'opposizione in Lega e Figc - qualche torto è stato comminato, come ammetteranno alla fine i designatori.

Roma-Torino

A tre giornate dal termine la Champions è lontana e Capello schiera una formazione sperimentale. Daniele ha il numero 27 e due sole presenze in A, entrambe in trasferta. Ma contro il Torino comincia da titolare al fianco di Emerson, dando subito dimostrazione di buona personalità, pure se in una sfida di carattere balneare. Il primo tempo si chiude col vantaggio firmato Cassano, nella ripresa De Rossi scaglia un bolide di destro da oltre 30 metri che bacia il palo prima di fulminare Sorrentino, una delle sue vittime predilette in carriera. Per la prima volta il pubblico dell'Olimpico scandisce il suo nome dopo una rete. La sua vena ancora deve gonfiarsi, l'esultanza per un battesimo del gol è tutto sommato contenuta (e molto simile a quella argentina): braccia larghe e sorriso enorme, senza le proverbiali corse sfrenate. Non è ancora ventenne, ma ha già la consapevolezza del veterano che sa distinguere il peso delle realizzazioni. Per le corse sotto la Sud ci sarà tempo e modo. Con la maglia azzurra il 4 settembre 2004 sigla il pari contro la Norvegia nella prima di qualificazioni ai Mondiali 2006, appena quattro minuti dopo aver esordito fra i grandi (da fresco campione d'Europa Under 21). Lo fa con un altro pezzo forte del repertorio: la scivolata, ancora di destro. Fin dagli albori, i debutti di Daniele sono spesso diventati feste.