Se questo è Dzeko, la Roma, arrivata al 4 agosto senza aver ceduto il suo giocatore di maggior talento che si è promesso da tempo a una squadra concorrente per le zone alte della classifica, deve farsi più di qualche domanda. Se questo è Dzeko, e Dzeko è questo - almeno come valori in assoluto - Fonseca può dormire sonni tranquilli quanto meno finché rimarrà lui il centravanti della sua squadra. Sembrava dovesse cambiare aria entro il 30 giugno e invece è ancora e sempre più dentro la nuova Roma (ieri ha finito di nuovo da capitano). Non solo il gol a Perugia, nella prima partita (più) vera del pre-campionato contro una squadra di Serie B. Ieri a Lille, seconda di Ligue 1, è entrato in tutti e tre i gol, mostrando la sua faccia (sorridente) di regista offensivo. E tutta la sua classe.

Se n'è accorto da vicino che questo è Dzeko, il tecnico portoghese che aveva chiesto sue notizie subito, appena apposta la firma come allenatore della Roma. Notizie in un senso o nell'altro. E gli era stato detto che era già d'accordo con Conte, che già nella stagione precedente lo avrebbe voluto al Chelsea. E lui, anche perché non si verificarono le condizioni, rifiutò. E rimase alla corte di Di Francesco, che lo chiamava ogni giorno e che, in ogni esternazione pubblica, ribadiva il suo attaccamento al professionista che è Dzeko. Quel talento e quell'uomo che nell'orribile stagione che ha portato la Roma a scendere fino alla sesta posizione della Serie A sembrava smarrito. Nervoso, irritato e irritante, per certi versi. Che male accolse la sostituzione operata da Ranieri nell'ultima partita della stagione con il Parma (che rappresentava il suo congedo, nell'immaginario collettivo) e qualche fischio di troppo dell'Olimpico.

Per un professionista che ha fatto 87 gol e 38 assist nella Roma e che adesso Fonseca, che ha più volte detto "voglio solo chi crede nella mia Roma e dà tutto", si coccola. Ben sapendo che la sfida Inter affascina più che mai il giocatore (quando ripassa un treno del genere a quasi 34 anni?) ma anche che tutte le strade portano sempre a Roma, la città dove sono nati i suoi figli e dove rimarrebbe anche volentieri (continuano anche gli indizi social da parte di chi è molto vicino a Dzeko, in particolar modo la moglie Amra, che continua a postare immagini e storie a tinte giallorosse) se qualche presupposto fosse diverso. Dal canto suo Dzeko sta lavorando in maniera impeccabile e questo ha un peso. Per tutti.

Lui o uno come lui

L'attaccante di Sarajevo non ha dato l'ultimatum all'Inter, che tuttavia non riesce ad accordarsi con la Roma perché non vuole arrivare a 20 milioni per il cartellino (in attesa anche del potenziale effetto domino di attaccanti delle grandi). Sicuramente Edin non è contento di essere in questa situazione, ma sta "anima e corpo" (per citare Fonseca) nella Roma. Ed è anche un bene per la società, in ottica di una eventuale cessione, perché oltretutto legittima ulteriormente il prezzo agli occhi di Marotta e Conte. Anche perché la Roma non può permettersi di perdere Dzeko se non avrà le spalle ben coperte. Icardi? Higuain? Fate voi. Se questo è Dzeko, non si può scendere di livello. Anzi, bisognerebbe salire, se proprio non si può rimanere in pari. Per i tifosi, per Fonseca e per il futuro di un club che non vuole ridimensionarsi, ma semplicemente cambiare dopo tanti errori commessi da un punto piuttosto alto. Dai nuovi uffici dell'Eur, quindi, non cedono di un millimetro, ben sapendo che sotto i 15 milioni di euro l'operazione è anti-economica (dovendo poi la Roma ricominciare da capo con un sostituto di quello spessore tecnico e economico) e che a quel punto gli sforzi sarebbero rivolti a convincere il bosniaco a rimanere con un rinnovo (che al momento sembra però molto difficile).