«Bella ‘a buasserie, bello l'armadio, belle ‘e cassapanche... bello, bello, bello tutto». Ma quando riinizia il campionato? Quand'è che ritorniamo a svegliarci con addosso il fremito che pervade ogni giornata in cui sappiamo che scenderà in campo la ROMA?
«Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità».
Tutto qui.
In questa attesa che, senza neanche sapere chi fossimo, era riuscito a descrivere al meglio Antoine de Sainte-Exupery nel libro senza tempo "Il piccolo principe".
Magica ROMA, non a caso.
E allora eccoci a contare i giorni che ci dividono dall'esordio in campionato del venticinque agosto: trentadue.

Trentadue, il numero di maglia di Vincent Candela. Lo avete pensato. Ne sono certo. Perché quando si è in crisi d'astinenza basta un nulla per farci riaprire il libro delle immagini, più o meno simboliche, a cui tutti teniamo.
Immagini che per certi versi rappresentano la ROMA stessa. E che per questo appartengono ad ogni tifoso come fossero un bagaglio, non solo culturale, ma anche, e soprattutto, di emozioni.
Da farsi sconquassare il cuore.
Bruno Conti in ginocchio sotto la Curva Sud, il pugno al cielo di Damiano Tommasi nel fango di Bergamo, Daniele De Rossi a Siena che sbatte i pugni sullo stendardo "Brigata De Falchi", l'odore dei fumogeni.

La maglia numero cinque di Paulo Roberto Falcao. Il suo gol al Colonia, quello al Pisa con quella manica che... Giovanni Cervone che para il rigore a Papin, lo striscione "Semo tutti parrucchieri", Voeller che segna al Flaminio nel derby, i muscoli di Sebino Nela.
Francesco Totti che si toglie la maglia dopo aver segnato al Parma il diciassette giugno del duemilauno.
La rovesciata di Roberto Pruzzo al Comunale di Torino, gli occhi di Kostas Manolas dopo il gol del tre a zero al Barcellona. Già, il tre a zero al Barcellona. E quello al Dundee United, alla lazio con Carlo Mazzone che corre sotto la Curva, alla juventus con lo stadio incartato di giallo e di rosso.
Da farsi mancare il fiato.

Così come il "Che sarà, sarà" di ROMA-Bayern Monaco del 1985. Così come il "Vinceremo il tricolor" del 2014 dopo che gli stessi tedeschi avevano passeggiato all'Olimpico: perché "Noi dobbiamo ringraziare di essere nati romanisti anche dopo i sette a uno".
Parola di Daniele De Rossi.
E, per immagini, si potrebbe andare avanti all'infinito pensando ad "Oddi leone", la scritta "Barilla", er Ceciola che scavalca per appendere la sciarpa sulla rete di porta sotto Curva Sud, la dichiarazione d'amore più bella di sempre: "Ti amo".

Ancora: il gol di Totti a Genova contro la Sampdoria su apertura di Cassetti, il giro di campo del suo addio. Il pianto di Ruggiero Rizzitelli dopo ROMA-Torino di Coppa Italia, quello di Federico Balzaretti. E Francesco Rocca che si batte il pugno sul cuore guardando i tifosi della ROMA nel giorno del suo ingresso nella "Hall of fame".
Il gol di Toninho Cerezo alla Sampdoria. La corsa di Claudio Paul Caniggia verso Cudicini, l'Olimpico esaurito per il "Bruno Conti day" il giorno dopo aver perso una finale di Coppa Uefa, il boato per il gol di Voeller contro il Broendby.
E per quello di Toni all'Inter.
Trentamila romanisti a Bari, i cinque gol di Pruzzo all'Avellino, ROMA-Slavia Praga, la maglia della Ennerre, il coro "Oh Agostino! Ago, Ago, Agostino gol!", De Rossi che bacia la pista d'atletica sotto Curva Sud.

Potrei continuare, per ore. E lo sapete bene perché le emozioni che ho provato io le avete vissute anche voi di persona o nelle parole di vostro padre, di vostro nonno. Quei racconti, a pensarci bene, sono un vero e proprio patrimonio perché riescono a tramandare la ROMA come fosse un valore di famiglia.
Perché è di quello che si sta parlando.