Dopo Tor Sapienza, Trastevere e Gubbio, la Roma ospita il Rieti a Trigoria in uno degli appuntamenti del calendario estivo di amichevoli prima dell'inizio del campionato. Unica squadra italiana ad avere come colori sociali amaranto e celeste, molto usati in Inghilterra, il club sabino nella sua storia ha alternato stagioni fra i professionisti e i dilettanti, con ben 22 anni passati in Serie D. 

La storia del Rieti, dal 1936 ad oggi

Il club nasce nel 1936 grazie alla Supertessile, società industriale del Barone Alberto Fassini che fonde le due squadre di Rieti: il Victoria Rieti e il Rieti Football Club. I primi anni della storia del club sono molto positivi, la squadra, guidata da Mario Magnozzi, raggiunge facilmente la Serie C, ma è costretta ad abbandonarla con lo scoppio della guerra. Con la fine dei conflitti, il club viene rifondato nel 1945 e dopo appena un anno è ammesso d'ufficio alla Serie B, dove rimane per due stagioni. Al termine degli anni '40, però, il club dichiara bancarotta e fallisce. Dopo questo fallimento il club rinasce con il nome di Società Sportiva Rieti, ma quelli sono anni duri per i sabini che riescono, solo nel 1964, a tornare in Serie D. Fino alla prima metà degli anni '90, il Rieti alterna stagioni in Serie D e nei campionati minori, mentre nel 1996, dopo l'ennesimo cambio di proprietà, viene rinominato Football Club Rieti. Nel 2005, la squadra torna fra i professionisti, dopo aver ottenuto la promozione in Serie C2 che mantiene per soli tre anni. Dal 2008, il club alterna stagioni fra Eccellenza e Serie D, fino al 2018, quando viene promossa in Serie C, tornando fra i professionisti dopo dieci anni.

Tra Rieti e la Roma del primo scudetto

La storia del club reatino si è spesso incrociata con quella della Roma, soprattutto nei primi anni di vita. Nel '46, infatti, tra le file del club amarantoceleste giocavano Ermes Borsetti e Ippolito Ippoliti, rispettivamente centrocampista esterno e portiere che nel 1942 vinsero il primo scudetto della storia del club giallorosso sotto la guida dell'allenatore ungherese Alfréd Schaffer.

Ermes Borsetti nacque a Vercelli il 22 agosto 1913. Mosse i suoi primi calci nelle squadre della sua città per poi esordire nel 1933 con la Pro Vercelli. Descritto come una delle migliori ali di quel tempo, Borsetti venne acquistato dalla Fiorentina con cui giocò dal '35 al '37. Con la Viola si mise in mostra e venne acquistato dalla Roma, dove mostrò un grandissimo talento. Era dotato di un tiro potentissimo con entrambi i piedi ed era in grado di puntare ripetutamente il fondo crossando nel cuore dell'area. Nonostante le prestazioni in giallorosso (48 presenze e 14 gol), Ermes venne ben presto messo ai margini della squadra a causa del carattere rude che costrinse aluni allenatori a preferirgli giocatori più calmi. Nel 1939 venne acquistato dal Torino e dopo 22 partite giocate e 8 gol segnati, tornò nella Capitale, dove vinse il primo scudetto della storia giallorossa. La sua seconda parentesi con la Roma si chiuse con la fine della guerra, quando passò al Lecco per poi diventare giocatore-allenatore proprio del Rieti nelle uniche stagioni in Serie B. Dopo questa parentesi passò al B.P.D. Colleferro, dove chiuse la carriera calcistica e cominciò quella da allenatore.

Ippolito Ippoliti, invece, nacque a Roma il 2 aprile del 1921. Di ruolo portiere, mosse i suoi primi passi sui campi di calcio nelle giovanili della Roma con cui non ebbe molta fortuna. Quando approdò in prima squadra, si trovò a dovr sostituire Guido Masetti, in fase discendente della sua carrera. La pressione di giocare con il club del cuore e di dover raccogliere l'eredità del portierone giocò un brutto scherzo a Ippoliti che, giovanissimo, non riuscì a mantenere la concentrazione e nelle poche volte che fu impiegato da Schaffer commise molti errori. Ippoliti finì col lasciare la Roma e, durante la guerra, giocò con alcune squadre laziali del calcio minore come il Rieti.

Ermes Borsetti in una foto dell'epoca con la squadra che vinse lo scudetto nel 1942