Daniele De Rossi le valigie di questi tempi le fa e le disfa in continuazione. Ieri è ripartito per Roma dalle Maldive, le vacanze sono pressocché finite, presto bisognerà dare una risposta a tutti quelli che gli stanno chiedendo che cosa farà nel suo futuro a breve termine e Daniele quella risposta ancora non ce l'ha. Riduce i petali, giorno dopo giorno. Intanto ha detto un altro no: al Milan. Così quell'ipotesi che aveva fatto storcere la bocca a molti romanisti è definitivamente tramontata.

Il Milan c'era, il Milan ci ha provato, Giampaolo lo ha richiesto e Maldini lo ha tentato: ma la risposta dell'ex capitano della Roma è stata chiara: "No, grazie, mi spiace, ma no". Non posso, era il sottinteso. E non può, perché Daniele in qualche modo sa che la gioia che lo ha accompagnato lungo tutto l'arco della sua carriera sportiva, la gioia di avere stampati nel cuore quel logo e quei colori, per forza di cose adesso gli limita un po' l'orizzonte. E sfogliando ancora un po' la margherita, ora la scelta è ristretta tra la Fiorentina e il Boca, se insisterà nella determinazione di giocare ancora almeno per un altro anno. Oppure lasciare intatta la sua carriera di giocatore con la Roma e passare ad altro, accettando l'interessantissima proposta che gli ha rivolto Roberto Mancini, ct della Nazionale che vorrebbe Daniele con sé sin da subito.

Così l'unica squadra italiana che potrebbe tesserare De Rossi nel suo ultimo atto da calciatore resta la Fiorentina di Vincenzo Montella. L'altro giorno il neopresidente Commisso ha provato a sviare l'attenzione: "Daniele è un bravo ragazzo, ma qui in Italia è pieno di fake news". Le ha chiamate letteralmente "fecche nius", col suo accento broccolino che sembra fatto apposta per i molti imitatori italiani che presto si scateneranno nella sua parodia. Ma la proposta a De Rossi è una proposta seria, interessante, articolata e Daniele ci sta pensando da un po' di giorni. La scelta di andare in Argentina, dove la gente sta trepidando al solo pensiero di vederlo indossare la maglia del Boca, resta la più suggestiva e la più sentimentalmente comprensibile, ma anche la più complicata per ovvie questioni familiari. Di sicuro entro pochi giorni (poche ore?) Daniele scioglierà la riserva, chiamerà Burdisso, Pradè e Mancini e comunicherà loro la sua scelta. A due dirà di no, all'altro dirà di sì.

Di sicuro quella gioia nel cuore rischia di diventare un'ombra sia per la scelta a breve termine (se appunto giocare ancora un anno) sia per quella scontata a medio termine (fare l'allenatore). Perché ci potrà essere un giorno che il destino lo metterà contro la Roma (da calciatore o da tecnico, o prima da uno e poi dall'altro). E lui non vorrà essere giudicato come un traditore, magari con quei termini volgari e infamanti con cui qualche teppistello del web insozza le stories di Instagram della sua Sarah. Un giorno sarà l'allenatore della Roma, un giorno sarà contro. Ma lui sarà lo stesso stimabile uomo.