«Zaniolo, chi è costui?»: è la domanda che si sono posti più o meno tutti quando è stata ufficializzata la cessione di Radja Nainggolan all'Inter. Operazione che porta a Trigoria Davide Santon e questo giovane trequartista di belle speranze che ancora deve compiere diciannove anni. Chi lo ha visto con la Primavera nerazzurra parla di un talento dal futuro assicurato, altri attendono speranzosi di vederlo all'opera, altri - prevenuti nei confronti dell'operazione - storcono il naso, come capita piuttosto spesso quando di mezzo c'è la Roma.
Di Francesco però dimostra di credere molto in Nicolò, tanto da opporsi a un eventuale prestito: vuole tenerlo e crescerlo come merita, magari facendogli collezionare qualche spezzone. E invece al Bernabeu lo lancia dall'inizio: il numero 22 non sfigura di fronte a gente del calibro di Modric e CAsemiro. Pochi giorni dopo, il 26 settembre, arriva anche l'esordio in Serie A: 23' minuti contro il Frosinone sono il suo battesimo nel massimo campionato. A novembre la prima da titolare è a Firenze, contro i viola che nel 2016 di fatto lo "scaricarono": i suoi 67' sono ottimi, tanto che Difra si affida a lui anche per il match casalingo con l'Inter, altra sua ex squadra. È protagonista, ma suo malgrado: lo sgambetto di D'Ambrosio ai suoi danni è evidente, ma l'arbitro Rocchi e Fabbri al Var non ritengono ci siano gli estremi per concedere il rigore.

Le prime gioie

Gioca da titolare anche le tre gare successive, risultando sempre tra i migliori in campo, ma è il giorno di Santo Stefano quello che Nicolò non dimenticherà mai: contro il Sassuolo all'Olimpico mette a segno il suo primo gol in Serie A, e lo fa in grande stile. Mette a sedere difensore e portiere, quindi li beffa con un tocco sotto davanti alla Nord. Nella stessa porta, il 19 gennaio, colpisce ancora: la rete contro il Torino è il manifesto di Zaniolo, che da terra vince un contrasto, difende il pallone e lo spedisce in rete. Tigna, grinta, forza di volontà, corsa e vogli di fare sempre la differenza: sono le caratteristiche che, in una stagione negativa come quella giallorossa, gli permettono di spiccare per tutto il periodo autunno-inverno. Un altro gol all'Olimpico arriva contro il Milan il 3 febbraio: è il preludio alla doppietta di Champions contro il Porto, picco massimo raggiunto da Nicolò nella sua prima vera stagione nel calcio dei grandi. Dopo quella partita, infatti, il diciannovenne di Massa soffre un'involuzione tutto sommato fisiologica e fatica a ripetersi su quei livelli.

Il resto della squadra, dal canto suo, non fa meglio: a inizio marzo viene esonerato Di Francesco e al suo posto arriva Claudio Ranieri. Con l'Empoli gioca da titolare, mentre a Ferrara con la Spal subentra a Kluivert all'intervallo: il tecnico testaccino preferisce utilizzarlo sulla destra, prima nel 4-4-2 e poi nel 4-2-3-1. Il quarto e ultimo gol della sua stagione arriva ancora in casa (come tutti gli altri), con uno stacco di testa con la Fiorentina che vale il momentaneo 1-1. Ma nelle trasferte contro Inter e Genoa non incide, intestardendosi in azioni individuali che spesso non riesce però a portare a termine. La buona volontà certo non manca, ma il calo di rendimento è evidente e ci può stare, data la frequenza con cui è sceso in campo nella sua prima stagione tra i grandi. Ma il talento c'è e non si discute: se riuscirà a migliorare tatticamente e a frenare una certa veemenza che spesso lo porta al giallo, diventerà ancor più importante per la Roma.