AS Roma

Da Previdi ad Aquilani

Corsi e ricorsi storici. Il ds del secondo Scudetto è cresciuto da quelle prima di legarsi per sempre a noi. Domani sulla loro panchina ci sarà Alberto, da “doppio ex”

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Vittorio Cupi
06 Novembre 2026 - 07:30

Era nato a Novi, nella bassa modenese. Fin da giovanissimo però si era trasferito con la famiglia a Sassuolo, dov’è sempre rimasto. Aveva lavorato in un’azienda a Castelfranco Veneto di proprietà di Dino Viola, qualche anno prima di diventare direttore sportivo della Roma. Sembra un quiz, e forse lo è, e la risposta non è nemmeno facile perché il personaggio in questione tutto amava tranne che apparire. 
Era Nardino Previdi, questa è la risposta, ed era dirigente del Brescia in un periodo in cui nessuno sapeva chi erano i direttori sportivi delle squadre. Quando Dino Viola gli chiese di tornare a lavorare per lui, ma nella Roma, accettò subito e probabilmente se il quiz fosse stato: “Chi era il direttore sportivo della Roma che ha vinto lo scudetto nel 1983?” chissà quanti avrebbero saputo rispondere. Nela, Vierchowod, Iorio, Prohaska. Sono alcune delle operazioni in cui la sua abilità nelle trattative fu decisiva. Il 19 maggio 1983 la prima apparizione della Roma campione d’Italia fu proprio a Sassuolo, per un’amichevole e grande dev’essere stata la sua soddisfazione.

Mise le sue mani anche sulla squadra che sarebbe arrivata in finale di Coppa dei Campioni l’anno dopo. Insieme a Francesco Rocca andò a visionare Michele Nappi e diede l’ok per il suo acquisto. Mark Tullio Strukelij lo definì “un secondo padre”.
La sua avventura poteva iniziare con un grande colpo, perché nell’aprile del 1980 aveva accompagnato Ettore Viola a Varsavia per definire l’acquisto di Boniek. Accordo trovato a 1 milione e 800 mila dollari, bisognava solo mettere nero su bianco. Si mosse però Gianni Agnelli. Il giornale “Giallorossi” scrisse che in cambio dell’approdo alla Juventus di Boniek la Fiat diede: «al governo polacco la concessione di costruire auto e trattori». Boniek, scosso per quanto accaduto, promise che appena possibile sarebbe comunque venuto in giallorosso e in effetti mantenne la promessa perché sarebbe poi arrivato qualche anno dopo, nel 1985.

Tutti episodi ricostruiti nel tempo, non certo grazie a Nardino Previdi, perché del suo lavoro non parlava quasi mai e quando lo faceva diceva: «Nella vita sarai ricordato per quello che hai fatto, non per le cose che hai detto». Sapeva farsi ascoltare, rimase sempre legato alla Roma e quando venne a sapere, nel 1986, del disastro contro il Lecce, si disperò di fronte ad alcuni suoi amici. «Se ci fossi stato ancora io, non sarebbe successo...» ripeteva, con la testa fra le mani. Se n’è andato nel 2009 e da allora in poi ogni anno a Sassuolo si disputa il Memorial Nardino Previdi. È riservato agli under 16 e l’ultima edizione l’ha vinta la Roma.
Da quando è in Serie A, ci sono volute 13 partite perché il Sassuolo battesse la Roma. E nei primi anni di frequentazione della massima categoria non è mai stato un avversario facile, soprattutto in casa. Per batterlo all’Olimpico, ci sono volute 4 partite. Non sono mancati i gol all’ultimo secondo, come quello di Berardi che nel 2013 fermò sul pareggio la Roma di Garcia prima in classifica (alla quale erano stati negati due rigori in precedenza) o come i pareggi di Ljajic l’anno dopo (da 0-2 e in inferiorità numerica) e di Cristante nel 2022, o le vittorie firmate da El Shaarawy nel 2021 e, incredibile, da Kristensen (anche se era qualche minuto prima del novantesimo) nel 2023. Quel gol completò una rimonta che era iniziata pochi minuti prima con un rigore di Dybala, autore anche del gol della vittoria ottenuta a Reggio Emilia lo scorso anno. Sabato non ci sarà, mentre potrà esserci Manu Koné, che invece sbloccò a un quarto d’ora dalla fine la partita di ritorno dello scorso anno con un bel colpo di testa.

Soulè completò l’opera.
A proposito di ricordi, però, domani non si potrà non guardare con un tuffo al cuore alla panchina avversaria, dove siederà Alberto Aquilani, per la sfida tra la prima e l’ultima squadra italiana della sua carriera. Arrivò a vestire la maglia dei neroverdi a 33 anni, nel mercato di gennaio 2017, mettendo insieme 16 presenze. Rimase però in panchina il 19 marzo 2017, quando la Roma vinse 3-1 con i gol di Paredes, Salah e Dzeko a ribaltare il vantaggio ospite realizzato in apertura di partita da Defrel, che poi avrebbe seguito il suo allenatore Eusebio Di Francesco in giallorosso. Una delle poche vittorie tranquille della Roma contro il Sassuolo, perché la tranquillità non appartiene a Roma-Sassuolo. Quella apparteneva a Nardino Previdi, il direttore sportivo dello scudetto.

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