Niente è troppo facile, l'imperativo è vincere: è Roma contro Slovan Bratislava
La squadra slovacca è la terza avversaria di Champions. Le quote dei bookmakers non vedono sorprese: la vittoria giallorossa a 1,1
(GETTY IMAGES)
Qui bisogna tirar fuori dal vocabolario delle frasi fatte tutto l’armamentario di quando una squadra è così nettamente superiore all’altra: la palla è rotonda, si gioca sempre undici contro undici, in Europa non si sa mai chi ti trovi davanti, e via banalizzando. Certo è che l’insidia maggiore per la sfida di Gara tre di Champions League (calcio d’inizio ore 21, stadio Olimpico come al solito esaurito, telecronaca esclusiva su Sky, radiocronaca integrale obbligatoria su Radio Romanista) è proprio la sottovalutazione dell’avversario. I bookmaker non aiutano: la quota media con cui si può giocare la vittoria della Roma è tra le più basse di sempre, 1,10. Il pareggio è dato a 8, la vittoria dello Slovan addirittura a più di 15. Significa che, per chi fa questo di mestiere, il risultato di questa sera è scontato. Ma Gasperini non si fida. E fa bene. Le partite facili si devono vincere sul campo, con l’atteggiamento giusto, e snobbare gli slovacchi, quarti in classifica in campionato e reduci da una trionfale vittoria in trasferta (0-3) contro una delle maggiori rivali nel torneo nazionale (lo Spartak Trnava, che li precede in classifica), li ha probabilmente ulteriormente caricati. Certo è che il ruolino di marcia delle due precedenti esibizioni europee parla piuttosto chiaro. Da Parigi sono tornati con un significativo 6-1, mentre nel successivo confronto con lo Stoccarda in casa hanno preso tre gol senza segnarne alcuno. Parla da sé anche il dato dei tiri verso la porta: in due partite sono stati 51, nessun’altra squadra di Champions ha fatto peggio.
Insomma, se c’è un risultato di questa fase cosiddetta campionato della Champions League che la Roma può considerare meno complicato di altri, è proprio quello di stasera. I tre calci d’angolo subiti con il Real in quei maledetti sette minuti finali hanno confezionato l’unica sconfitta fin qui della stagione romanista, ma il calendario non concede tregua e non è questo il momento per lasciare punti in nessuna delle competizioni. Stasera lo Slovan, sabato il Napoli al Maradona. L’occasione fa la squadra ladra, o addirittura capolista. L’emergenza in casa giallorossa non è finita e alle notizie confortanti (Cristante vicino al rientro) se ne è aggiunta un’altra meno piacevole (Dybala fermo per altre due settimane), ma all’allenatore basta spostare un jolly come Pellegrini da un reparto all’altro, dall’attacco alla mediana, e i candidati a disposizione diventano tre per due ruoli a metà campo e quattro per tre ruoli in prima linea. Pellegrini se la ride: «Le mie caratteristiche le conoscete - ha detto ieri in conferenza stampa - ma io gioco dove mi chiede il mister».
Dell’unico precedente contro lo Slovan parliamo abbondantemente in altre pagine del giornale. A qualcuno il ricordo provoca rabbia, a noi semmai un po’ di tenerezza: a Bratislava fu l’esordio europeo di Luis Enrique, arrivò una sconfitta che fece alzare immediatamente il livello delle polemiche cialtrone, e al ritorno un pareggio malandrino ci costò la qualificazione. Partì lì il lungo processo mediatico che alla fine sentenziò circa l’incapacità di allenare di Luis Enrique, pensa un po’, e quella che fu una geniale invenzione di un gruppo dirigente illuminato fu presto derubricata a folkloristica invenzione. Luis Enrique, dall’alto dei 22 trofei vinti negli anni successivi, ancora se la ride.
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