Grande Roma anche nella resistenza: col Como finisce 0-0
Spettacolare primo tempo tra squadre forti poi l’espulsione di Malen squilibra tutto. Ma finisce pari
(GETTY IMAGES)
Come a Como, come un anno fa, ma stavolta meglio, perché l’inferiorità numerica maturata dalla Roma sul lago all’inizio del secondo tempo (rosso a Malen, fin lì tra i migliori in campo) stavolta non è sfociata nella sconfitta, ma in un pareggio senza reti (il primo di questo campionato, il primo di Gasperini da quando guida la Roma) che tutto sommato rende il pranzo digeribile per tutti, per i tifosi della Roma che avevano pregustato la vittoria nel primo tempo e temuto la sconfitta nel secondo e per i comaschi, che dagli arbitri cercano sempre vantaggi con sceneggiate non sempre coerenti con il progetto serio che da anni stanno portando avanti. Ma la partita fino all’espulsione è stata bellissima, tra due squadre con diverse filosofie di gioco eppure sempre proiettate all’attacco, pronte a misurarsi anche nello stallo che le rispettive tenute difensive a volte impongono. Alla fine il pareggio è giusto, allontana dalla Roma il primo posto e tiene intatte le distanze dalle due squadre. Ma la sensazione è che per loro la stagione sarà ricca di gratificazioni.
Ieri la gara si è giocata prima nella testa di Fabregas e Gasperini, due artigiani che modellano a loro piacimento le rispettive squadre. Apparentemente, da una parte e dall’altra, i soliti schieramenti: 4-2-3-1 per il Como, con Couto e Kaiki sugli esterni di una difesa a quattro completata da Jacobo Ramón e Chalobah, con Perrone e Da Cunha registi e mediani, Diao, Nico Paz e Caqueret sulla linea dei trequartisti e Douvikas riferimento più avanzato. Dall’altra, 3-4-2-1 con Gollini al posto dell’infortunato Svilar, Mancini, Ndicka ed Hermoso in difesa, Molina e Wesley sulle fasce, de Roon e Koné in mezzo, Dybala e Pellegrini alle spalle di Malen. Ma dopo appena 40 secondi di gioco si è capito come, in realtà, la Roma si modellasse sullo schieramento del Como in maniera asimmetrica, con la posizione di Wesley cambiata già due volte nei primi 40 secondi, a seconda di come si muovesse Diao. Insomma, la Roma in fase di non possesso si è plasmata sul 4-4-2, con Pellegrini a fronteggiare Couto e Molina ad alzarsi su Kaiki, con Malen e Dybala sui due centrali, Koné e De Roon sui due centrocampisti davanti alla difesa a quattro, con Mancini ad aprirsi su Caqueret, Ndicka ed Hermoso a vedersela con i due attaccanti centrali, Douvikas e Nico Paz, e Wesley ad abbassarsi, per l’appunto, su Diao. Uno stallo apparente che ha complicato di molto la vita al Como, ma non ha reso brutta la partita, a dispetto dello 0-0 con cui si è andati all’intervallo. Alla fine, i numeri della prima frazione sono stati piuttosto equilibrati, con lo stesso dato di tiri in porta, uno a uno, un leggero vantaggio di tiri verso la porta per la Roma (sette a cinque), un possesso palla leggermente a favore dei comaschi (55% a 45%) e un numero di expected goals decisamente ridotto ma identico: 0,36. Le prime due occasioni sono capitate ai due giocatori più attesi, Dybala e Nico Paz. Al 6’ è stata una bella iniziativa di Molina da destra per Koné, che dal limite dell’area ha servito di prima Malen, il quale, come al solito, ha sorpreso il suo avversario diretto con un dribbling stretto per lasciare una conclusione apparentemente facile a Dybala, che però ha tirato morbidamente tra le braccia di Butez. Un minuto dopo è stato Kaiki a trovare Nico Paz con un gran taglio in verticale, bravissimo Gollini a sciogliere l’emozione della sua lunga inattività — non giocava in campionato da due anni — con un’uscita coraggiosa, ma soprattutto con il braccio alzato, decisivo per fermare il pallonetto dell’argentino. All’11’ ci ha provato Pellegrini, capitano di giornata al rientro in campo anche lui dopo sei mesi: il suo destro a giro ha preso la parte esterna del palo alla sinistra di Butez. Qualche discussione per un giallo mancato a Caqueret, che ha impedito con la mano a Molina di battere rapidamente un fallo laterale, e poi per un altro tocco di mano dello stesso Caqueret su un rinvio comunque inefficace di Mancini, con successiva conclusione dell’esterno del Como fuori di poco. Al 24’, grandissimo il numero di Malen, che sul lancio di Mancini ha usato prima la testa per portarsi avanti il pallone e poi l’esterno del destro per anticipare l’uscita di Butez e ha provato poi a chiudere in diagonale da posizione molto decentrata, trovando però soltanto l’esterno della rete. Un minuto dopo è stato de Roon a trovarsi faccia a faccia con il portiere avversario, ma in posizione di fuorigioco. Al 33’ bravo Gollini a chiudere la strada a Caqueret, che aveva trovato un varco centrale, mentre al 34’ è stato ancora Dybala a calciare verso la porta, con misura però approssimativa. Grandi proteste del Sinigaglia, e annessa sceneggiata di Fabregas, infine, all’ultimo minuto di recupero del primo tempo per un involontario contrasto tra Wesley e Diao, lanciato verso la rete in posizione un po’ decentrata, sul quale l’arbitro ha fatto proseguire. Un anno fa, su un episodio molto simile, ci fu doppio giallo ed espulsione del brasiliano. Stavolta Fabbri ha ravvisato la totale involontarietà dell’eventuale — e non dimostrato — tocco.
Il secondo tempo è stato indubbiamente condizionato da quanto accaduto dopo appena otto minuti, quando già la Roma aveva dato l’impressione, con una bella combinazione iniziale tra Dybala e Malen, di poter trovare uno spiraglio sulla strada verso la vittoria. Dopo l’intervallo era riemersa dagli spogliatoi con Soulé al posto di Pellegrini, inevitabile sostituzione per l’inattività del capitano, che Gasperini ha voluto effettuare subito, forse per non sprecare successivamente uno slot. Poi il fattaccio: Malen ha saltato due volte gli avversari prima di subire fallo e perdere il controllo del pallone. Nel tentativo di riconquistarlo, ha alzato la gamba e affondato i tacchetti sulla caviglia di Kaiki, gesto reso ancor più plastico dal saltello che l’ha preceduto. Fabbri, che era uscito dal campo nel primo tempo sopportando le proteste dei comaschi e vi era rientrato nel secondo accompagnato dalle stesse contestazioni, non ci ha pensato neanche per un attimo e ha estratto immediatamente il cartellino rosso, ignorando il fallo precedente subito dall’olandese e anche il suo tentativo, comunque comprensibile, di giocare il pallone e non certo di far male all’avversario. Ma i processi, soprattutto quelli mentali, in certi arbitri durano frazioni di secondi e il verdetto è stato inappellabile: Roma in dieci e partita cambiata. Gasperini ha fatto scaldare subito Castro, ma poi la tenuta di Dybala gli ha consigliato di guardare altrove. All’11’ Diao ha trovato subito uno sfogo sulla destra e ha messo in mezzo per Perrone, ma il suo tiro è finito alto. Poi ci ha provato Douvikas di destro, colpendo l’esterno della rete. Materiale sufficiente per indurre il tecnico romanista a inserire Balerdi, più fresco, al posto di Hermoso. E per qualche minuto la Roma è sembrata giovarsene. Al 16’ Dybala ha rubato un bel pallone nella propria metà campo e lo ha calciato subito verso la porta, ma Butez è riuscito a intercettarlo. Un minuto dopo, una grande uscita tra Soulé, Dybala e Koné avrebbe potuto essere rifinita meglio dal francese per Molina, se l’assist fosse stato effettuato di esterno e non di interno, verso Butez, che ha potuto intervenire. Al 18’ Soulé ha rimediato un giallo per un corner concesso al Como, viziato da una chiara irregolarità. A conferma del momento confuso di Fabbri, che poco dopo ha chiesto il cambio per un dolore al ginocchio. Al suo posto il quarto uomo Sozza, proprio mentre Fabregas alzava i giri del suo motore, inserendo Jesus Rodriguez al posto di Caqueret. Sembrava il preludio al gran finale del Como, che in realtà ha trovato sulla sua strada un ottimo Gollini, prima su un bel sinistro di Paz, poi in uscita sempre sullo stesso argentino. Ma nient’altro. Gli ulteriori cambi non hanno modificato granché la struttura della partita. Dentro per il Como prima Baturina per Da Cunha, poi Milla per Perrone, Kempf per Kouto e Addai per Diao, mentre Gasperini rinforzava la fascia destra togliendo Molina e inserendo Rensch. Poi, proprio nel finale, Lulli per Dybala e Pisilli per Koné, lasciando Soulé come ultimo riferimento offensivo. Nei sette minuti di recupero non è successo nulla, a parte un destro di Jesús Rodríguez dalla sinistra, sfilato fuori di poco. Alla fine i romanisti hanno potuto esultare, ma anche coltivare il rammarico per l’impossibilità di giocarsi fino in fondo, proprio a Como, una partita in parità numerica. Ora testa al Real Madrid.
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