AS Roma

La forza del lupo è il branco

Proprietà, ds, allenatore e giocatori viaggiano compatti. Sorrisi e grande impegno sul campo, la nota del club su Messi ha tutelato l’immagine pubblica di Dybala e Molina

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Andrea Di Carlo
01 Ottobre 2026 - 06:00

Ci sono sensazioni che a volte si fatica a tradurre in parole. Percezioni, sfumature in grado di raccontare quanto un gruppo sia coeso, quanto una squadra si senta compatta, quanto una stagione viaggi su determinate e impercettibili - dall’esterno - frequenze. A Trigoria nel giro di pochi mesi è cambiato tutto. Dalla guerra “fredda”, silente - ma non troppo - che si era consumata all’interno del Fulvio Bernardini tra l’ex senior advisor Claudio Ranieri e il tecnico Gian Piero Gasperini all’euforia Champions fino al clima di grande unione che si respira all’interno del quartier generale giallorosso. Nessuno si risparmia, nessuno si sente sul piedistallo, tutti convinti della bontà del lavoro dell’allenatore, tutti convinti che la strada presa può portare fino in fondo.

E così c’è chi ha resistito al richiamo della propria nazionale per rimanere a Trigoria, curare i propri acciacchi e prepararsi al meglio per la ripresa del campionato. Perché la maglia del proprio paese è sacra, ma la sfida col Como la vogliono vincere tutti. Testa e cuore per la Roma, non un dettaglio da poco.

C’è anche chi ha resistito all’appeal irripetibili di un invito che mai più tornerà indietro. Perché quando Lionel Messi ti invita a partecipare - seppur non dal campo - alla sua gara d’addio alla nazionale albiceleste, sei consapevole che sia una proposta con una precisa scadenza, oltre la quale il lasciato sarà perduto per sempre. Senza dubbio dispiacerà a Paulo Dybala e Nahuel Molina non partecipare al saluto commosso del popolo argentino al calciatore, dopo Maradona, più forte e rappresentativo del loro movimento, ma sono pienamente consapevoli del momento che la Roma sta vivendo, di quanto, dal punto di vista logistico, sarebbe stato scomodo e faticoso andare e tornare dall’Argentina a pochi giorni dalla trasferta di Como. Ci fosse stato un margine più ampio senza dubbio sarebbero partiti, nessuno da Trigoria si sarebbe opposto, pienamente consapevoli della portata dell’evento. Ma in questo caso tutti hanno pensato al bene primario, la Roma, e nessuno è rimasto deluso. La mossa del club di dare una linea precisa alla vicenda è servita a tutelare l’immagine pubblica dei due calciatori e proteggere Gasperini da ipotetiche accuse di veti e dinieghi. Una strategia comunicativa che non nasconde frizioni o vedute opposte, tutt’altro. Sancisce per l’ennesima volte negli ultimi mesi una compattezza, dentro e fuori dal campo, che è il manifesto della squadra ogni volta che scende sul terreno di gioco. 

Unità d’intenti, volontà allineate, ambizione rinnovata: con queste linee guida la Roma non perde tempo, lavora al massimo tra le mura di Trigoria, continuando a spingere in direzione Como, in attesa di riabbacciare tutti. Perché tutti non vedono l’ora di tornare: il richiamo della Roma non ha paragoni. 

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