La cultura romanista in tutti i suoi volti
Partite, immagini, parole e gol. La nostra storia da ogni possibile visuale
(il romanista)
Questione di prospettive. Nel racconto di una storia mastodontica per tempo, spazio e importanza, più angoli visuali si focalizzano, più aumentano le possibilità di renderla a tutto tondo. E nessuno meglio di Tonino Cagnucci riesce a illuminare le vicende di un secolo di Roma. Comprese quelle che sembrano essere sempre state davanti agli occhi di tutti, ma senza aver ricevuto le sottolineature che avrebbero meritato. La sua penna somiglia a una fotocamera: imprime immagini nella memoria collettiva che altrimenti passerebbero perdendosi in pochi istanti.
L’Enciclopedia Romanista è molto più di un compendio (sia pure nutrito) della nostra storia. Rappresenta la possibilità di scorgerne diversi aspetti: dai più noti a vere e proprie “chicche”.
Di ogni genere. Evitando in questo modo le derive didascaliche che di solito accompagnano prodotti simili. Tutto anche grazie alla maestria nelle illustrazioni di un artista come Fabio “Hot Stuff” Redaelli. Si tratta del secondo progetto editoriale de “Il Romanista Edizioni” dopo il libro sui vent’anni del quotidiano (con le più belle prime pagine) pubblicato alla fine del 2024. Cinque volumi, ognuno in concomitanza con lo scoccare delle stagioni, a partire da Natale scorso. Anche ieri, Equinozio d’autunno, è coinciso con l’uscita di uno dei tomi dell’opera, il quarto: “Dammi solo un minuto” (ordinabile sul sito www.iosonoromanista.it).
Come suggerisce il titolo, l’autore racconta un solo gol per ogni minuto, dal 1’ al 90’ (più recupero), scandagliando tutti i novantanove anni di vita del Club.
Non mancano eccezioni e licenze, come (spoiler) il minuto 19, nel quale Pruzzo indirizza lo Scudetto verso la Capitale dopo 41 anni, segnando nella sua Genova l’8 maggio 1983; ma anche quello in cui Totti sblocca la gara contro il Parma del 17 giugno 2001, che riporta il tricolore diciotto anni più tardi. Così come non sono mancate le scelte difficili per Cagnucci, dovendo optare necessariamente per una rete soltanto, nonostante le mille sincronie del cronometro. Novanta e (altro piccolo spoiler) qualcosa in più in cent’anni circa, sono una fisarmonica che oscilla fra riduzione e dilatazione del tempo, ai due antipodi.
Ma è proprio nella sintesi mirata (e mirabile) di un lasso temporale così esteso, che la prospettiva diventa fondamentale. Proprio come nei precedenti tre volumi.
A partire dal primo, “Ti amo anche se vinci”, una sorta di campionato dell’anima, con due gironi giocati rispettivamente da squadra e tifosi: dalle 19 partite che hanno regalato alla Roma un trofeo, a quelle nelle quali protagonista è stata la sua gente, a prescindere dal risultato. E poi il secondo volume, “Io che guardo solo a te”, scritto a quattro mani con Federico Melis, che passa in rassegna 500 film in cui la squadra giallorossa è almeno citata, se non coprotagonista: ennesimo segnale di come la Roma sia da sempre fonte evocativa per la cultura e l’arte. A seguire “E te lo vojo dì”, ovvero le dichiarazioni d’amore scritte nei confronti della squadra: dalle lettere di giocatori, soldati al fronte, tifosi comuni; agli striscioni, divina forma di comunicazione popolare. Qualcosa di molto simile a quanto ispira Tonino, che all’amore per la Roma ha dedicato una vita. Tanto basterebbe come garanzia.
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