AS Roma

È una Roma a immagine e somiglianza di Gasperini

La 4ª vittoria consecutiva allunga a 9 la striscia in A. E dal ko a San Siro alla prossima contro l’Inter sono 10 (e un pari)

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Fabrizio Pastore
16 Settembre 2026 - 06:00

Con i panetti di Pongo ci abbiamo giocato più o meno tutti. Molti a malapena imprimevano le impronte delle proprie dita, qualcuno riusciva a creare forme, pochissimi a renderle perfino artistiche. Gian Piero Gasperini appartiene senza dubbio alla terza categoria. La squadra che ha preso in mano poco più di un anno fa dei valori li aveva, certo, ma li aveva espressi più con la forza dei nervi che con l’organizzazione. Gasp ha avuto l’intelligenza di non tentare di stravolgere subito tutto, ma ha lavorato sulla testa, sui muscoli e poi sulla tattica. Con una costante: l’etica del lavoro. Nessuna preclusione, niente porte in faccia, soltanto allenamento e ancora allenamento, credendo sempre nei propri mezzi.

La ricetta sembra banale, ma se il gruppo che riesce a realizzarla è ristrettissimo ci sarà un perché. E non lo abbiamo certo scoperto lunedì sera. La Roma attuale è una creatura plasmata dal suo Demiurgo a propria immagine e somiglianza: corre, lotta, non si ferma mai, ha un’incredibile fame di vittorie. Non è certo un caso che ne abbia infilate nove in altrettante partite di campionato, fra la fine della scorsa stagione e l’inizio di quella in corso. Dal ko nella tana dell’Inter alla prossima sfida (stavolta casalinga) al vertice proprio contro i campioni d’Italia, in 11 partite, 10 volte sono arrivati i tre punti e una sola è finita in parità. La lunga rincorsa di primavera ha ottenuto il meritatissimo premio della qualificazione in Champions dopo 7 anni di astinenza; l’avvio super nella Serie A 2026-27 dà la sensazione che l’asticella possa essere ulteriormente alzata. Esistono rose più attrezzate sulla carta, ma provare a stare in gioco fino all’ultimo non è reato. Anzi.

Tutti i giocatori interpellati pubblicamente fino a questo momento concordano nell’assegnare al tecnico il merito di averli resi fiduciosi di poter affrontare chiunque senza snaturarsi. Ai limiti della presunzione, difetto che però nel calcio spesso si trasforma nella principale virtù delle squadre vincenti. Al di là del filotto iniziale che mancava dai tempi di Garcia, dei dodici gol realizzati (a fronte di uno solo subito), della bellezza delle trame di gioco, del dominio assoluto in tutte le gare giocate fin qui; la rinnovata convinzione deriva dalla “fame”. Una Roma così smaniosa di segnare, feroce nel pressare come nel difendere, scrupolosa nel mettere in pratica le idee del proprio allenatore, mancava da tempo. Forse da molto tempo.
Dal Totti di inizio millennio (2002-03) mancava un giocatore in grado di firmare sei gol nelle prime quattro giornate (meglio ha fatto solo Manfredini con sette, ma 66 anni fa). I numeri di Malen sono però strepitosi dal giorno in cui ha messo piede a Trigoria: 25 reti procurate (21 in proprio più 4 passaggi vincenti) in altrettante presenze. Roba da far vacillare anche i primati dell’intero calcio italiano. Con l’assistenza di Dybala poi, Dony ha spiccato il volo: i due si trovano a meraviglia e Paulo ha ispirato otto dei suoi gol. A partire dall’esordio dell’olandese in giallorosso, proprio a Torino a gennaio scorso, fino (per ora) alla sfida coi granata, quando i due hanno replicato quell’intesa così immediata anche nella sequenza: due reti annullate, due valide, sempre in cooperativa. Se i due attaccanti sono i volti da copertina, non sono però certo i soli che esaltano il gasperinismo. Rispetto alla stagione passata, la sintonia col nuovo ds ha prodotto un mercato funzionale, che ha aggiunto qualità e interpreti più adatti ai voleri di Gian Piero. Balerdi, Castro e Molina sembrano suoi uomini da sempre, de Roon lo è, Mora promette bene. E il volo non è più solo un sogno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONSIGLIATI