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E sono otto! Travolto pure il Lecce: 4-0 della Roma al Via del Mare

Malen si ferma alla doppietta, a segno anche Soulé e Mora. Festival Dybala. Esordi per Molina e de Roon

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
01 Settembre 2026 - 06:00

Al festival di Gian Piero non si finisce mai di applaudire. La Roma versione 26/27 è partita di slancio, otto gol in due partite, 4 alla Fiorentina in casa alla prima giornata, 4 ieri al Lecce fuori casa alla seconda giornata, in totale fanno 6 punti perfetti e mai in discussione, stesso bottino di un anno fa quando però le vittorie furono assai più striminzite, 1-0 al Bologna e 0-1 a Pisa, solo il caldo più o meno era lo stesso, ma questi non sembrano sentire neanche la fatica, e finiscono sempre al 90’ in pressione sul portiere avversario. La gara di ieri è finita praticamente dopo 25 minuti, tempo di segnare tre reti che hanno sorpreso pure lo schieramento abbottonato di Di Francesco, 5-3-2 invece del 4-3-3 che gli aveva consentito di andare a vincere a Venezia all’esordio. Il primo gol al 4’ è stato favorito da un doppio svarione difensivo dei leccesi, e ha trovato Malen pronto all’appuntamento, e lo stesso olandese ha segnato la sua doppietta al 23’ con un tocco delizioso a scavalcare Falcone su assist di Wesley, due minuti dopo ha chiuso i giochi Soulé che si è visto ribattere il primo tentativo da Falcone dopo un’altra azione travolgente sulla verticale Dybala-Malen e poi ha ribadito in rete il 3-0 che ha spento ogni ardore dei 27000 leccesi del Via del Mare. Lo stesso Soulé aveva sbagliato al 12’ un altro comodo assist, stavolta di Koné. Il 4-0 arriverà solo al 20’ della ripresa e a siglarlo sarà Mora, il predestinato portoghese, il bomber tascabile su cui la Roma ha investito parecchio: curioso, ma non troppo per chi conosce Gasperini, l’assist è arrivato da Mancini. 

Poco ha potuto per frenare l’impeto romanista il povero Lecce messo in piedi da Di Francesco, davvero tenero e fragile. Aveva provato a cambiare qualche concetto il tecnico, passando dall’amato 433 al 352, che poi è inevitabilmente diventato subito un 532 con i terzini Veiga e Ndaba finti quinti, con tre centrali in panne (Siebert, Gaspar e Tiago Gabriel, alla sagra degli errori), tre centrocampisti insussistenti (Coulibaly, Ngom e Gorter) e due punte imbambolate, Pierotti e Geubbels, che al 38’ ha avuto pure la palla buona per involarsi verso la porta romanista, ma Svilar l’ha ipnotizzato confermando ancora una volte le sue doti quasi sovrannaturali nell’uno contro uno. Per niente spaventato dall’atteggiamento apparentemente più chiuso del collega, Gasperini ha solo squadernato i suoi attaccanti, tenendo in panchina il trequartista tascabile Mora, allargando a destra Dybala e Soulé a sinistra alle spalle di Malen, confermando quindi Lulli e Wesley sulla fascia, puntando ancora su Koné e Cristante, e sostituendo Ndicka (out nel riscaldamento) con Ghilardi, braccetto di destra con Mancini centrale e Hermoso sul centrosinistra.

Pronti-via e la Roma si è trovata in vantaggio: come impauriti dall’impatto già evidente in quei primissimi secondi, Gaspar e i suoi colleghi hanno regalato prima un rinvio alla carlona, poi una posizione regolare a Dybala, con una linea difensiva totalmente irregolare, e poi letteralmente il pallone a Malen ad “aggiustare” il controllo sbagliato di Paulino, e Donyell che non aspettava altro che segnare il suo quarto gol del suo campionato. Per il quinto dovrà aspettare quasi venti minuti, e stavolta sarà un tocco d’autore, uno scavetto sull’assist di Wesley, liberato a sinistra dall’imbocco di Soulé, a sua volta servito sull’asse Dybala-Gilardi. Il terzo, due minuti dopo, metterà fine virtualmente alla partita: stavolta Malen ha servito l’assist per Soulé che si è visto respingere il primo tiro da Falcone, ma sulla respinta si è avventato ancora l’argentino, nella dormita dei difensori salentini, e non c’è stato niente da fare. Poco dopo il sorprendente Lulli ha servito Malen per la tripletta, ma stavolta Falcone si è opposto in maniera perentoria. Al 38’ l’occasione già descritta per Geubbels che per un attimo ha spaventato i difensori romanisti più di quanto non faccia la pronuncia del suo cognome, ma non Svilar. Nel finale prima Soulé con un destro a giro, poi Malen con un tocco morbido forse deviato da un difensore, sono andati a un centimetro dal quarto gol della serata.

All’inizio della ripresa Di Francesco è tornato su sentieri più conosciuti, ha tolto un difensore, Tiago Gabriel, per inserire un attaccante, N’Dri, e ha sostituito anche Gorter, il ventunenne olandese che aveva segnato all’esordio a Venezia, con il più pratico Maleh, marocchino di Castel San Pietro Terme, Bologna, passando anzi tornando al 433, costringendo Gasperini a variare leggermente il tridente d’attacco, con Soulé alle spalle di Dybala e Malen. Ma a dir la verità non è cambiato niente: su un recupero alto di Ghilardi dopo 5 minuti, Soulé ha liberato Malen che con una finta si è spostato dal destro al sinistro per battere a rete senza ostacoli ma ha colpito un ciuffo d’erba e il tiro ne è uscito sbilenco. Al 9’ Geubbels si è storto la caviglia in maniera impressionante ed è entrato Stulic al suo posto, al 15’ Gasp ha fatto rifiatare Wesley e Soulé per inserire Molina all’esordio (prima a sinistra, poi a destra, ma più ombre che luci) e Mora, alla conferma dopo le buone sensazioni lasciate con la Fiorentina. Il Lecce ha avuto un sussulto al 16’ su un corner lungo con un primo colpo di testa di Coulibaly deviato di tacco da Hermoso che ha ingannato Dybala ed è stato respinto dal palo, poi sul tap-in di Gaspar è stato proprio Paulino a respingere da terra prima del salvataggio finale di Hermoso. E un minuto dopo un’altra ripartenza veloce romanista ha portato Mora a liberare Dybala per la più facile delle conclusioni, ma alla Joya non piacciono le cose troppo facili e ha sparato alto. Così cinque minuti più tardi è stato lo stesso Mora a chiudere il conto, con un’altra azione lunga romanista, rifinita da Koné per Malen che ha trovato Mancini in area come fosse un centravanti che a sua volta ha girato verso Mora, a quel punto solo e pronto a spaccare la porta per lo 0-4 finale. Il resto è stata purissima accademia, con una serie di cose comunque da sottolineare. Gli ingressi di Castro e Pisilli al posto di Malen e Koné (e più tardi del nuovo arrivato De Roon, per Dybala, con Cristante alzato a trequarti alle spalle di Castro e Mora) hanno vivacizzato anche il finale, con il Lecce che ha provato almeno a trovare il gol della bandiera (Stulic in pressione su Svilar, poi N’Dri a superare in corsa Molina prima di calciare fuori di pochissimo) e la Roma che in surplace cercava il quinto gol, tenendo sempre alte le pressioni e portando altri calciatori al tiro (Castro alto di poco). Alla fine saranno 15, di cui 8 nello specchio. Ora sotto l’Atalanta.

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