AS Roma

ASR TOP 11 #4 - I regali più attraenti: la formazione ideale dei campioni già consacrati

La Roma esercita da sempre il suo fascino anche su chi è già affermato. Dagli eroi del Maracanazo allo stuolo di fuoriclasse dei due emisferi arrivati nell'ultimo mezzo secolo

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Fabrizio Pastore
11 Agosto 2026 - 07:30

Premessa indispensabile: quello che vi proponiamo è soltanto un gioco, senza alcuna pretesa assolutistica. Vogliamo semplicemente creare tante (doppie) formazioni ideali divise per categorie, con qualche licenza tattica, pescando quanto più possibile nei 99 anni di storia della Roma (va da sé che alcuni faranno parte di più squadre, ad esempio Totti non può non essere nella top 11 dei romani e in quella dei fenomeni). L'intento è di rendere omaggio alla grandezza del Club e alle peculiarità che lo distinguono da tutti gli altri. I soli 22 giocatori individuati di volta in volta necessariamente ne terranno fuori molti altrettanto meritevoli, ma le scelte sono soggettive e di conseguenza emendabili. Mandateci le vostre al numero Whatsapp 351-3939337, scrivendo all'inizio del messaggio "ASR TOP 11 - Gli acquisti di grido".

Belli e possibili. Con gli occhi neri, verdi, castani, azzurri e quel sapore di ogni angolo del globo. Dove la Roma ha esercitato il proprio fascino, senza eccezione alcuna. Non credete a chi tenta di sminuire (senza riuscirci) la sua storia. I campioni già affermati da queste parti sono sempre venuti. Fin dalle origini, con Volk, Masetti, i nazionali Monzeglio e Allemandi, lo stesso Bernardini che pur essendo romano arriva da altri lidi, Cappellini per il primo Scudetto. E ancora gli oriundi: Chini, Guaita, molti anni dopo Lojacono. O Selmosson, passato dalla parte giusta della barricata dopo trascorsi discutibili. Il primo sensazionale acquisto del dopoguerra è però Alcide Ghiggia, «una delle tre persone riuscite a zittire il Maracanà, oltre al Papa e Sinatra», secondo la celebre autodefinizione. L'uruguaiano sbarca a Roma nel 1953, dopo aver fatto piangere con un suo gol milioni di brasiliani nella celeberrima finale Mondiale del '50. Qualche anno dopo lo raggiungerà nella Capitale anche Schiaffino, l'altro eroe del Maracanazo, che dopo anni trionfali al Milan fa in tempo a sollevare la prima coppa europea romanista nel 1961, componendo col connazionale e con Manfredini un trio da sogno, guardato alle spalle da Cudicini. Il portiere e il difensore tedesco Schnellinger compiranno il percorso inverso rispetto al grande numero 10, destinazione San Siro. Mentre da lì nel decennio successivo giungerà il re della finale di Coppa Campioni Prati.

Ma sono gli Anni 80 a imprimere grandezza assoluta e continuativa ai nuovi arrivi, a partire da Falcao. Fra i suoi scudieri nell'anno del secondo tricolore il fondamentale Vierchowod. Superfluo tentare di compendiare in poche righe la grandezza del Divino; importante delinearne l'incidenza per quello che da lì in poi cambierà per sempre. La Roma diventa meta ambita per tutti, a partire dall'altro fuoriclasse brasiliano Cerezo, per proseguire con due eccellenze del calcio europeo come Boniek e Voeller. Poi Aldair, apripista dei Novanta e antesignano dei difensori fenomeni, come Samuel e Chivu. E ancora sulla fascia destra Cafu: il terzino più importante della storia del calcio con le sue tre finali mondiali consecutive, due da romanista, compresa quella vinta da capitano della Seleçao. Ma soprattutto campione d'Italia in una squadra fantastica, arricchita dal talento di Candela e Montella e dalla terrificante onda d'urto di Batistuta. Anche dopo quel titolo di campioni ne sono arrivati tanti che è impossibile metterli tutti nei nostri 22, ma una citazione la meritano Maicon, Pjanic, Salah e soprattutto Dzeko, arrivato fino al podio dei nostri bomber all time. Talenti purissimi e classe cristallina per loro, come per Paulo Dybala, che ancora oggi tiene viva la corrispondenza di amorosi sensi fra i fenomeni e la Roma. Fatti gli uni per l'altra.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONSIGLIATI