AS Roma

La stagione di Soulé: pubalgia canaglia

Per Mati poteva essere la stagione dello slancio definitivo lì davanti. Era iniziata come tale ma poi l’infortunio lo ha condizionato. E ora potrebbe essere ai saluti

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Leonardo Frenquelli
25 Giugno 2026 - 07:30

Doveva essere la stagione dell’esplosione definitiva e invece probabilmente sarà l’ultima con la Roma. Matias Soulé è da qualche settimana nella lista dei “sacrificabili” per il fair play finanziario e sulla lista dei partenti, eppure se si guarda come era iniziato il 2025-26 viene quasi da sgranare gli occhi. Sì, perché se con Ranieri in panchina l’argentino aveva cominciato la sua crescita, “sgrezzando” il suo talento e avendo anche imparato il ruolo da quinto di centrocampo che gli era valso un finale di campionato da assoluto protagonista, l’arrivo di Gasperini era per lui l’opportunità che molti esterni offensivi hanno colto in questi anni legandosi a doppio filo con le richieste del tecnico di Grugliasco e facendo crescere vorticosamente la loro incisività in fase realizzativa. Perché Gasp ha detto da subito come l’ex Juve per lui fosse un attaccante, uno da veder giocare il più possibile vicino l’area di rigore, così come ha iniziato a fare sin dalle primissime amochevoli. Chiamato a incidere di più, in una Roma che stentava a decollare dal punto di vista offensivo, Soulé era praticamente sempre il primo titolare designato e, molto spesso, la vera valvola di sfogo lì davanti.

Pisa, Lazio, Verona e Fiorentina: quattro delle prime sei avversarie in campionato colpite con almeno un gol o un assist, proprio nelle fasi in cui il resto della squadra faticava sensibilmente là davanti e cercava di registrare i suoi meccanismi. Mancava l’apporto delle punte (che prima di Malen non si è visto praticamente mai), ma la qualità dell’argentino permetteva di dare qualche sprazzo di calcio gasperiniano, passando anche per gli spostamenti di posizione sulla trequarti e qualche “esperimento” spostandolo a sinistra o più centralmente. Tra la seconda metà di ottobre e la prima di novembre il suo rendimento a livello di “tabellini” è leggermente diminuito, ma Soulé ha mantenuto continuità di impiego e mentre il tecnico in conferenza stampa alternava messaggi di sprone e e di elogio, lui celebrava l’impatto sulle sue caratteristiche dell’ex Atalanta e auspicava un futuro a Roma lungo e ricco di soddisfazioni.

«Mi ha cambiato e migliorato sotto tutti i punti di vista - ha dichiarato a Sportmediaset nel novembre scorso - sa trasmetterti subito ciò che vuole». Con la Roma nelle posizioni alte della classifica e lui praticamente sempre sicuro del posto i suoi auspici sembravano essere ben riposti, ma il gol segnato il 10 gennaio nella gara da protagonista all’Olimpico contro il Sassuolo si sarebbe rivelato poi il settimo e ultimo della sua stagione.

Da qualche settimana dopo in poi è arrivato un infortunio che ne ha condizionato inevitabilmente il rendimento, la pubalgia canaglia che ha messo i bastoni tra le ruote a lui e probabilmente a tutto il suo futuro da romanista. Per i primi tempi è stato costretto a stringere i denti vista anche l’emergenza infortuni e comunque le prestazioni ne hanno risentito, ma dopo il pareggio a Napoli ha dovuto fermarsi saltando tutto marzo (mese nero per la Roma tra Italia ed Europa). Mati è rientrato soltanto nella debacle di San Siro contro l’Inter, il 4 aprile Gasperini ha detto che era recuperato («Ora è di nuovo lui»), ma anche nel resto della stagione non è più riuscito a incidere con continuità.

Resta da capire se la sua posizione di “sacrificabile” sia legata al lungo infortunio o anche a una valutazione tecnica dell’allenatore, ma senza dubbio resta anche un rimpianto: quello di un talento su cui la Roma ha investito tanto che, proprio nella stagione in cui poteva far sbocciare definitivamente il suo talento offensivo con il tecnico perfetto per questo, sia stato limitato da uno dei problemi fisici più infami del calcio.

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