AS Roma

Il film della stagione #5: Gasperini brucia tutti sul traguardo

Tra aprile e maggio. Prima del Pisa deflagra il caso Ranieri, ma la squadra si stappa: 19 punti in 7 gare, è Champions

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Fabrizio Pastore
22 Giugno 2026 - 07:00

La scia pasquale è tutt'altro che dolce per la Roma. La sfida andata in scena a San Siro durante la festa comandata è finita come peggio non avrebbe potuto. Gli obiettivi stagionali sembrano tutti sfumati. La difesa dei record si è sciolta sotto i colpi degli scudettati in pectore. E gli stessi ramoscelli d'ulivo della settimana precedente appassiscono velocemente quando nell'immediato pre-partita contro il Pisa, durante il riscaldamento della squadra, davanti alle telecamere si presenta Claudio Ranieri, che parte subito lancia in resta: «Il bilancio lo farò alla fine. Quando sei un allenatore vedi la preparazione fisica, fai i cambi; da dirigente stai al tuo posto e quando vieni interpellato dalla società dici la tua. Io sono senior advisor della proprietà, non di Gasperini - marca le distanze Ranieri - Avevo selezionato cinque o sei allenatori, tre non sono venuti. La società ha preso lui», punge ancora l'ex tecnico. Chi è allo stadio non ha percezione di cosa stia accadendo, chi è davanti alla tv resta sbigottito dall'attacco frontale.

Nella conferenza di vigilia Gasp ha analizzato le potenzialità della rosa, indicando Wesley e Malen come prototipi dei giocatori da cercare sul mercato. La risposta a distanza è più che tagliente. «Non c'è stato un giocatore venuto senza la sua approvazione. Ziolkowski, Venturino, Zaragoza... È vero, potevamo prendere Rowe, ma non è arrivato su sua richiesta. Abbiamo dato all'allenatore una squadra arrivata a un punto dalla Champions, più alcuni giovani da far maturare. Se mi piacerà proseguire in questo ruolo continuerò, altrimenti no. Non faccio il garante di nessuno», chiosa il dirigente. Di lì a poco comincia il match e il mattatore si rivela fin dall'inizio il giocatore cercato e voluto più di chiunque da Gian Piero. La tripletta di Malen stende il Pisa e restituisce alla Roma un certo grado di fiducia dopo la batosta del Meazza. A fine gara ci si aspetta la risposta piccata del tecnico, che però non ribatte. Ma la tensione è palpabile e ormai appare chiaro che a Trigoria uno dei due è di troppo.

Nella settimana che porta alla sfida contro l'Atalanta si susseguono riunioni, chiarimenti o presunti tali, ipotesi di strategie da parte della proprietà. La figura di Ranieri scricchiola, ma non viene presa alcuna decisione dirimente. Nel frattempo la squadra si presenta all'ennesimo scontro diretto ancora incerottata: Dybala e Dovbyk sono alle prese con i postumi dei rispettivi interventi; di Ferguson si sono perse le tracce; Koné ne ha ancora per qualche settimana; col Pisa è finito fuori causa anche Pellegrini; lo stesso Wesley è out; e Soulé fatica a riacquistare la forma di inizio stagione dopo la pubalgia. Nella sfida contro il proprio passato, Gasp deve fare di necessità virtù, schierando una formazione inedita ma recuperando almeno il terzetto difensivo titolare, sia pure con Mancini sempre sotto diffida. La gara parte subito in salita con la rete atalantina dopo appena 12', ma prima dell'intervallo è Hermoso a ristabilire l'equilibrio. Il punteggio non cambia più e a cinque giornate dal termine la zona Champions somiglia sempre più a una chimera: Juve e Milan vincono le rispettive partite, anche se il Como va ko col Sassuolo...

Quella folle corsa

Resta un solo modo per ambire ancora alle posizioni che garantiscono la pioggia di milioni marchiata Uefa: vincerle tutte. E al contempo sperare che le contendenti inciampino in almeno un paio di occasioni. Più che un'impresa, serve un miracolo. A detta di tutti. Non dell'allenatore giallorosso, che alla vigilia della trasferta di Bologna rilancia: «Si tende già a parlare come se fossimo alla fine del campionato, ma 5 partite sono una bella striscia, sono 15 punti e sono tutte da giocare». In quel momento sembra un visionario, anche perché un filotto tale a fine stagione manca da dieci anni. Ma soltanto chi ci crede riesce ad arrivare in fondo. Non ci arriva Ranieri, che nella stessa giornata viene salutato ufficialmente: «Guardando al futuro, la nostra direzione è chiara - recita la nota del Club - L’AS Roma verrà sempre al primo posto. Abbiamo piena fiducia nel percorso che ci attende sotto la guida tecnica di Gian Piero Gasperini». L'investitura non ammette dubbi e Gasp ribadisce il concetto della Roma sopra ogni individualismo e particolarismo.

Al Dall'Ara alle parole seguono i fatti. La squadra si muove come un corpo unico e domina i rossoblù capitalizzando i rientri in grande stile: Wesley titolare, Dybala che torna in campo, la difesa di nuovo ermetica. Il 2-0 finale matura già nel primo tempo grazie ai gol del solito Malen e di El Aynaoui, autori anche dei reciproci assist. Intanto lo scontro diretto fra Milan e Juventus termina senza reti. Dieci giorni dopo tocca alla Fiorentina soccombere sotto i colpi di una macchina che ora rasenta la perfezione: all'Olimpico i viola sono seppelliti dal poker servito con le firme di Mancini, Wesley, Hermoso e Pisilli. Tutto mentre Como e Juve pareggiano, mentre il Milan perde addirittura e dà la sensazione di poter essere risucchiato. Una posizione in classifica è scalata, Fabregas è messo alle spalle, l'Europa è certa per la tredicesima stagione consecutiva (traguardo raggiunto da nessun altro in Italia), bisogna soltanto capire quale. L'ennesimo crocevia è sempre sulla via Emilia: a Parma la sblocca ancora Malen, Dybala incanta ma non la chiudiamo e nella ripresa i ducali incredibilmente ribaltano il punteggio. Sembra sfuggire tutto sul più bello, eppure Gasp e i suoi lanciano il cuore oltre l'ostacolo confezionando la più elettrizzante delle rimonte interamente nel recupero: Rensch e di nuovo Donyell capovolgono tutto fra i minuti 94 e 101 (!). Altro che mainagioia. Anche i più scettici iniziano a crederci. 

Restano due turni: il derby e Verona. Il primo impegno è in programma il 17 maggio, ma si parla con insistenza di possibili spostamenti per la concomitante finale degli Internazionali di tennis. Evento previsto ogni anno in simultanea con le partite dell'Olimpico e nel 2024 andato in scena durante Roma-Milan, con 67mila spettatori. Le istituzioni che gestiscono l'ordine pubblico chiedono però il rinvio a lunedì con la sponda di Sarri (cui fa comodo un giorno in più di riposo dopo la Coppa Italia); la Lega insiste per giocare domenica. Le date si rincorrono in un'altalena surreale. La tifoseria biancoceleste ha già annunciato la propria assenza in segno di protesta contro Lotito. Quella romanista, vessata dai continui assurdi divieti e in balia di decisioni cervellotiche anche nell'ultima stagionale in casa, comunica che se la sfida dovesse essere di lunedì, resterà fuori dallo stadio.

I possibili incroci e le proteste multidirezionali inducono alla soluzione salomonica: in campo domenica, ma a mezzogiorno. Il match non ha storia, come all'andata: Mancini segna sotto la Nord vuota e si ripete sotto la Sud in delirio. Dybala è fantasmagorico, gli altri danno prova di forza. Mentre la Juve va ko in casa con la Viola. Siamo quarti. Manca l'ultimo sforzo, contro il già retrocesso Verona, che però vende cara la pelle. Manco a dirlo, la Joya e Malen generano il vantaggio, poi Paulo concede a El Shaarawy il più dolce degli addii: 2-0 all'ultimo secondo da romanista e Champions. In un Bentegodi giallo e rosso impazza la festa: tutti superati, siamo terzi. In Gasp we trust.

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