La stagione di Ziolkowski: lo Zio che si vede poco
Tra mezzi importanti e tanta irruenza, con Gasp più "bastone" che "carota". Nel primo anno alla Roma Ziolkowski ha giocato soltanto 741' mandando segnali contrastanti
(GETTY IMAGES)
Il talento c'è, i mezzi fisici anche, da limare c'è un po' di irruenza giovanile. Jan Ziolkowski è uno di quei giovani che la Roma ha dato in mano a Gasperini per farlo crescere sotto la sua gestione, tra "bastone" e "carota" e nella sua prima annata romanista al giovane polacco è toccato più il primo che la seconda. Il classe 2005 è un giocatore che in patria raccoglie elogi di livello (Boniek, tanto per citarne uno), che non ancora maggiorenne si era già ritagliato uno spazio da protagonista e che ha saputo mettersi in gioco da giovanissimo oltre a guadagnarsi già una posizione nella nazionale maggiore. Come ammesso dallo stesso Gasp, è stato un profilo preso da Massara ma il tecnico di Grugliasco non si fa problemi a lavorare con giocatori di prospettiva, soprattutto se hanno caratteristiche interessanti e se sanno "tenere botta" rispetto alle sue decisioni. È stato il caso di Ghilardi, così come per "Zio" che alla prima da titolare si è visto sostituire dopo 30' nel primo tempo: era la sfida di Europa League contro il Viktoria Plzen, in quel lasso di tempo il polacco ha inciso negativamente sui due gol subiti dalla Roma e l'allenatore non si è fatto problemi a toglierlo. Deve far parte della crescita di un giovane anche il saper reagire a situazioni del genere, di certo non comode, ma altrettanto importanti per capire l'ottica giusta, quella che punisce ogni errore ma premia contestualmente il lavoro.
Discontinuità
Complessivamente, nel resto della stagione Ziolkowski ha dato soltanto delle tracce delle sue qualità, quel potenziale che ha intravisto Massara e che Gasp non ha mai negato, salvo però fargli giocare soltanto 741' complessivi in tutte le competizioni, anche perché i suoi compagni nello stesso ruolo gli hanno saputo dare garanzie. Jan ha mezzi fisici importanti (è alto 194 centimetri e sull'allungo non è lento), un'idea di verticalità di gioco significativa, ma al contempo gli è mancata ancora un po' di "testa", da intendere come capacità di concentrazione nei momenti clou o un'evidente irruenza che per un centrale difensivo è più spesso un rischio che altro. A fine 2025 Gasp lo ha fatto giocare con continuità in campionato, mentre a inizio 2026 gli ha dato più spazio nelle coppe, lanciandolo da titolare in Coppa Italia nella nefasta gara contro il Toro (salvo poi toglierlo al 45'), e affidandosi a lui anche in Europa, dove il polacco si è preso la sua soddisfazione più grande. Contro il Panathinaikos è stata sua la firma, da subentrato e in inferiorità numerica, che è valsa alla Roma il pareggio e l'accesso diretto agli ottavi di finale. Lì è arrivata un po' di "carota" come quando il tecnico ha lavorato con lui in separata sede per farlo crescere sia come gestione delle gare e della personalità. Una volta rientrato il terzetto titolare le presenze del polacco sono pian piano venute meno (salvo qualche sprazzo da subentrato) e nel finale di Roma-Juventus il primo marzo scorso, quando stava per entrare, Gasp ha deciso di non metterlo perché non lo ha visto con la giusta concentrazione. Lo ha tolto al 72' dopo averlo inserito al 46' anche a Verona nell'ultima di campionato perché, per l'irruenza di cui sopra, Ziolkowski si era fatto ammonire e rischiava di minare inutilmente l'equilibrio tattico della squadra in una gara decisiva.
Più bastone che carota, ma la piena consapevolezza di un talento che si può coltivare e che se sa sostenere il metodo Gasp non può che confermare le sue qualità. Quelle qualità per cui in Polonia è già una stellina e per cui diversi club all'estero stanno pensando di puntarci. Perché il talento c'è, il tecnico lo sa, basta solo lavorarci ancora.
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