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Il ricordo del 2001 di Di Francesco: «Gruppo top»

Capello, Totti, la squadra e l’importanza del percorso: lo Scudetto 25 anni dopo. L’ex centrocampista e allenatore della Roma racconta la storica vittoria a Radio Romanista

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Chiara Ciotti
18 Giugno 2026 - 07:30

Alcune date sono indelebili. Sopravvivono al tempo, riannodano i fili della memoria e delle emozioni, provocano sensazioni che, pur provandoci, a volte è complicato tradurre in parole. Allora restano gli occhi lucidi, l’animo in subbuglio e l’irrefrenabile voglia di porre fine all’attesa e rivivere ancora le stesse emozioni. Lo è il 17 giugno del 2001: per chi c’era, per chi non era ancora nato, per chi l’ha sognato per anni senza aver avuto la possibilità di festeggiarlo. Lo è per la marea giallorossa presente all’Olimpico, a casa, in piazza, tra le strade, con figli, parenti, compagni, amanti e amici. Lo è per tutti i romanisti, per sempre. Perché il 17 giugno di ogni anno ogni romanista sorride, sperando che l’attesa finisca e che si possa aggiungere una nuova data tra quelle indelebili. 
Venticinque anni dopo Eusebio Di Francesco ricorda quel giorno “storico” ai microfoni di Radio Romanista - con Ubaldo Righetti in studio che, come lui, ha avuto il privilegio di vestire la maglia della Roma e vincere uno Scudetto -.

«Quel giorno è stato unico e storico per tutti noi. Lo è stato anche per me, nonostante non sia stato un grande protagonista in campo anche per colpa dell’infortunio. È stata una giornata fantastica, anche con la paura finale dell’invasione di campo dei tifosi - racconta l’attuale allenatore del Lecce con cui ha appena rinnovato il contratto (auguri, tranne per due partite) -. Al di là del giorno specifico, va ricordato tutto l’anno: è iniziato malissimo, ma è stata importante la costruzione del percorso da parte del gruppo, anche da parte di chi ha giocato meno. Mister Capello è arrivato e ha cercato di dare regole differenti, rispetto al passato era molto più rigido su certe situazioni e ha avuto ragione lui. Ogni volta che lo sento mi ricorda l’importanza che abbiamo avuto con Tommasi all’interno dello spogliatoio. Per me è una gratificazione, a volte prevale di più la parte umana del calciatore».

 
Il gruppo, appunto, come sottolinea l’ex centrocampista: «Come gruppo avevamo costruito qualcosa già nel ritiro in America. Perché, oltre al contesto lavorativo, ci sono situazioni che ti consentono di conoscere ogni persona in modo differente. Nei momenti di difficoltà ci siamo detti che ognuno di noi avrebbe dovuto dare qualcosa in più per raggiungere questo grande risultato. Per esempio, Batistuta ci ha trasmesso grande cattiveria ed è una cattiveria che nasce dagli allenamenti. Infatti, non voleva perdere neanche un contrasto. In questo modo capisci l’importanza della determinazione e la voglia di vincere, è stato uno dei trascinatori. Avevamo tanti leader in maniera diversa, eravamo uniti e ci rispettavamo. Non c’erano gelosie, ma c’erano “gerarchie intelligenti” riconosciute all’interno della squadra». Come non citare Francesco Totti: «Se mi trovavo in difficoltà con il pallone in campo, il primo che cercavo era lui. In più c’era rivalsa perché l’anno prima aveva vinto la Lazio, questo era un motivo in più di orgoglio. E poi c’era sempre un allenatore che, con i suoi modi, ha dato sicuramente una direzione».

Ma venticinque anni dopo il gruppo com’è? Parola ancora a DiFra: «Abbiamo una chat attiva, dove ci facciamo gli auguri. I brasiliani fanno ridere e dicono di rivederci per fare una partita ma chi riesce a giocare?  (ride, ndr). Ora sono diventati tutti giocatori di padel, che è uno sport di testa e per quello i calciatori sono avvantaggiati”.

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