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La stagione di Ghilardi: l'arte di attendere

Arrivato in estate dal Verona, Daniele studia e aspetta la chance con Gasp. Pochi minuti a inizio stagione, a gennaio con il Lecce l'esordio da titolare in campionato

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Chiara Ciotti
15 Giugno 2026 - 06:00

A volte bisogna aspettare. Nella vita e nel calcio. L'occasione, la scintilla, il momento. Perché alcuni talenti sbocciano con irruenza, altri lo fanno studiando, crescendo passo dopo passo con pazienza e speranza, senza perdersi d'animo. E l'arte di saper aspettare - l'occasione, la scintilla, il momento - è una virtù da ammirare. Lo sa bene Daniele Ghilardi. Perché la sua avventura alla Roma è fatta di attese: dall'arrivo, dopo una lunga trattativa con il Verona durante l'estate, fino al campo, dopo aver trascorso mesi da osservatore. 

La prima tappa è il 2 agosto quando la Roma comunica l'acquisto in prestito oneroso del difensore classe 2003 - l'obbligo di riscatto di circa 8 milioni scatterà nel corso della stagione, più precisamente a marzo - . Dopo un'ottima annata con la maglia del Verona e dopo essersi messo precedentemente in mostra con Mantova, Sampdoria e con l'Italia Under 21. Bravo nella marcatura a uomo, aggressivo ed elegante, utilizzato come terzo centrale di destra nella difesa a tre, ma in grado di adattarsi anche a sinistra, e abile anche in quella a quattro. E si presenta così, con umiltà, nella prima intervista da calciatore della Roma: «Da certi giocatori come Mancini e Ndicka, con così tanta esperienza, puoi imparare tantissime cose. Non vedo l'ora di allenarmi e imparare da loro». Qualche giorno dopo, in pieno ritiro estivo, durante l'amichevole con il Neom terminata 2-2 Gasp è furioso in panchina. «Ma dov'è Ghilardi?»: la domanda ripetuta più volte dal tecnico per le disattenzioni difensive dell'ex Verona. 

Quindi, si fa sul serio. E la stagione inizia. Daniele osserva dalla panchina e rispetta le gerarchie di un reparto difficile da scardinare, tanto per gli avversari quanto per chi, come lui, scalpita nelle retrovie. Attesa, appunto. Fino al 29 ottobre, quando con il Parma sostituisce Mancini e prova l'emozione di esordire per la prima volta con la maglia della Roma, all'Olimpico. Qualche minuto, come con l'Udinese. Fino alla prima da titolare, in Europa League con il Midtjylland, un mese dopo circa. Quindi, più di un quarto d'ora con Cagliari - "Deleterio", secondo Il Romanista, l'ingresso del 2003 in netta difficoltà nel tentativo di contenere Palestra - e Genoa. 

Ma a gennaio cambia tutto. E Ghilardi si avvia verso la seconda tappa, quella della crescita. Con l'assenza di Ndicka in Coppa d'Africa prima e l'infortunio di Hermoso poi, Ghilardi trova spazio e fiducia. E conquista Gasp e tifosi, entrando di diritto nello "zoccolo duro" tanto citato dal tecnico a inizio stagione. Quel nucleo di 7-8 giocatori da allargare con gli acquisti estivi e i giovani. Detto, fatto: il 6 gennaio, in casa del Lecce, arriva il debutto da titolare in Serie A con la Roma nel giorno del suo compleanno. Sale il minutaggio, si alza il livello delle prestazioni. Come con lo Stoccarda: sì, il protagonista indiscusso è Pisilli con una doppietta, ma Ghilardi offre una prova solida e Gasp ne riconosce la crescita costante: «Rispetto a inizio stagione è molto più efficace e sicuro». Da gennaio in poi, appunto, l'allenatore lo utilizza sempre, da titolare o subentrato, lasciandolo in panchina solo nella gara di ritorno di Europa League con il Bologna e nel derby alla penultima giornata. L'ultima, da ex al Bentegodi con il Verona, non è memorabile ma anche le imprecisioni fanno parte dell'evoluzone. 

E, alla fine, l'attesa ne vale la pena per Ghilardi e per la Roma, che scopre una risorsa preziosa per il futuro. Ma nelle 28 presenze in tutte le competizioni (23 in Serie A) manca all'appello un gol. C'è sempre un'altra stagione.

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