Da dove iniziamo mister? Ah sì, dall'essere sinceri: se m'avessero chiesto di indovinare il nuovo allenatore della ROMA il suo nome non mi sarebbe mai venuto in mente. Nessun pregiudizio, eh. Semplicemente la convinzione che dopo una stagione così travagliata la ROMA avrebbe avuto la voglia, oltre che la capacità, di calare l'asso di bastoni. Non che non c'abbia provato: Antonio Conte è stato corteggiato, tanto. In tutti i modi.

Ma poi ha scelto l'Inter ridimensionando non solo i progetti della ROMA stessa ma anche, e soprattutto, i nostri sogni. Perché sono proprio loro che tengono in vita il calcio. E cos'altro altrimenti. Ma proprio per questo, mister, da adesso non dovrà contare più niente altro se non quello che accadrà piuttosto che quello che è accaduto. Il percorso che, insieme, ci sarà da fare piuttosto che quello che è stato fatto per portarla a sedere sulla panchina della ROMA.

Non deve interessarci altro... a lei come professionista così come a me come tifoso. Anzi, ha voglia di accettare un consiglio da chi questa squadra la considera un pezzo della propria famiglia? Non ascolti nessuno. Non senta radio, giri a largo dai social. E scelga bene, anche, le persone con cui cercare di capire, prima possibile, la ROMA e la città che rappresenta. Pure dentro Trigoria.
Percorra perciò, anche lì, strade alternative per comprendere cos'è questa squadra per il suo popolo: non interpelli chi è appena arrivato, non chieda a chi non è mai tornato. Ma faccia, invece, più domande possibili a chi quotidianamente varca quel cancello con rispetto, quasi come fosse sacro. A chi, insomma, dentro quel centro sportivo va a lavorare con l'entusiasmo tipico di chi è cresciuto sognando di poter indossare quella maglia anche solamente per una volta. Non essendoci riusciti adesso, certamente, lavorano per la ROMA con coscienza, attaccamento.

Per questo deve chiedere a loro: magazzinieri, cuochi, giardinieri, gli addetti della lavanderia e via via tutti gli altri fino a, salendo, i ragazzi della comunicazione; "Romanisti veri". Parola di Daniele De Rossi.

A proposito... lui non lo troverà: una follia. Un buco sul cuore. Ma già gliel'ho detto: non si volti. Lei deve solamente guardare avanti. Anzi, cerchi di prendere il "positivo" anche da questa insensata castrazione: senza più il nostro capitano avrà, da parte di noi tifosi, ancora di più carta bianca nell'essere autoritario con i giocatori. Non guardi in faccia nessuno! Soprattutto ora... perché senza De Rossi conterà solo la maglia. Mai come adesso. Nessun prigioniero: avrà importanza solamente il suo volere mister. No il singolo, ma il gruppo. Per questo chi ama la ROMA dovrà, gioco forza, stare dalla sua parte. E per questo starà a lei non disperdere energie dietro i liquami di tutti quelli che hanno già iniziato a percularla prima ancora del suo arrivo: perché a loro di lei, così come della ROMA, non interessa nulla.

Perciò, faccia così: appena si sentirà chiamare Zorro non si incazzi, sorrida. E tiri dritto. Perché tanto per quella categoria di comunicatori, e a cascata per i loro adepti, il problema non è lei: nessun allenatore fosse mai venuto alla ROMA sarebbe andato bene.

Non ci crede? Sa cosa avrebbero detto di Mourinho? Che ormai è bollito. Di Sarri che con il Chelsea sono capaci tutti a vincere. Di Ancelotti che ormai è un pensionato, di Erik ten Hag che in fin dei conti ancora non ha dimostrato nulla e Gasperini, manco a dirlo, sarebbe stato immediatamente ribattezzato "Gasperino er carbonaro".

Insomma una pecetta per ognuno. E perciò anche per lei che, invece, di tempo da perdere ne avrà poco per cercare, con tutto sé stesso, di rendere orgogliosi della ROMA tutti quelli che magari non l'avevano considerata l'allenatore dei propri sogni ma che ora, proprio grazie a lei, hanno voglia di tornare a sognare. Siamo in tanti mister. CORAGGIO!