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L'attacco della Roma 2025-26: dopo Natale un Donyell dal cielo

Il reparto offensivo produce poco, poi Malen lo trasforma. Soulé decisivo nei primi mesi, Dybala magico nel rush finale

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Lorenzo Latini
02 Giugno 2026 - 07:00

C’è un prima e un dopo Donyell Malen nella stagione della Roma e - di conseguenza - anche nell’attacco della Roma. Un reparto che nella prima parte della stagione evidenzia tutti i suoi limiti e le sue lacune, seppur mascherati dall’ottimo rendimento difensivo, che permette agli uomini di Gasperini di vincere diverse gare (Bologna, Pisa, derby d’andata, Sassuolo, Como). Anche perché i due centravanti con cui si inizia la stagione non incidono, oppure lo fanno assai di rado: Ferguson, al di là di qualche gol, fatica a inserirsi nei meccanismi della squadra, e appare troppo spesso isolato e statico; discorso simile per Artem Dovbyk, poco incisivo quando chiamato in causa. Entrambi, anche a causa dei rispettivi infortuni, spariranno dai radar con l’arrivo del bomber olandese, capace di mettere a referto 15 gol in 20 presenze tra gennaio e maggio.

A fare la differenza, nei primi mesi del 2025-26, è Mati Soulé, che continua sulla falsariga del periodo con Ranieri in panchina: gol e assist in serie, in campionato soprattutto, contribuiscono all’ottimo rendimento dei giallorossi nella prima metà di stagione. Purtroppo, una pubalgia lo costringe a fermarsi ai box per un paio di mesi all’inizio del 2026, e al ritorno in campo l’argentino non riesce a ritrovare la brillantezza messa in mostra in precedenza. La stagione è travagliata anche per Paulo Dybala, che risulta decisivo nei successi in trasferta contro Sassuolo e Torino, ma proprio dopo la prima gara in tandem con Malen (capace di accendere la fantasia dei tifosi) si ferma per un fastidio al ginocchio. Dopo aver temporeggiato un po’ troppo, si procede a un esame in artroscopia che evidenzia la rottura completa del menisco esterno: avendo effettuato l’intervento il 6 marzo, si teme che la stagione della Joya sia finita, invece nel finale torna in campo e lo fa in maniera sopraffina, contribuendo alla cavalcata per la Champions. Del resto, non si è fuoriclasse per caso...

Per mesi Gasp è costretto a fare di necessità virtù, viste le assenze e i flop. Alla seconda categoria appartiene di diritto Leon Bailey, sbarcato a Roma in estate in prestito dall’Aston Villa: il suo agente promette faville, ma al primo allenamento il giamaicano si ferma; dopo due mesi di stop, rientra, quindi si ferma di nuovo. Colleziona qualche spezzone di gara, ma per Gasperini tanto basta: il giocatore viene rispedito a Birmingham, da dove arriva invece Donyell Malen. È lui il fiore dell’occhiello del mercato di gennaio della Roma: Massara porta a Roma anche i giovani Robinio Vaz (pagato 20 milioni più 5 di bonus all’Olympique Marsiglia) e Venturino (in prestito dal Genoa), oltre allo spagnolo Bryan Zaragoza in prestito dal Bayern Monaco. Quest’ultimo si rivelerà  anch’egli un autentico flop, capace di collezionare soltanto 6 spezzoni.

Robinio Vaz risolve la sfida col Lecce, Malen più o meno tutte le altre: l’olandese è la scintilla che accende l’attacco giallorosso, decisamente più prolifico dopo il suo arrivo. E pensare che per quasi un mese la Roma insegue Zirkzee e Raspadori, salvo poi vedere l’ex Bologna rimanere a Manchester e l’ex Napoli preferire l’Atalanta. Meglio così, altrimenti Donyell non sarebbe sbarcato a Roma, e chissà come sarebbero andate a finire le cose. Colpisce il Napoli (due volte), la Juve, il Pisa (tripletta), il Cagliari (doppietta), il Parma (doppietta), infine il Verona nella gara che vale il ritorno in Champions dopo sette anni. Con lui e un Dybala ritrovato, nel finale di stagione Gasperini può finalmente sorridere. 

El Shaarawy, perseguitato da un problema al tendine d’Achille, a ridosso del derby annuncia il suo addio al termine della stagione. Stagione che sembra destinato a concludere (per la prima volta da quando arrivò a Roma senza gol), ma proprio all’ultimo minuto della sua avventura giallorossa il Faraone mette il sigillo del 2-0 contro il Verona. Il modo migliore per chiudere una storia d’amore durata dieci anni.  Merita una menzione anche Antonio Arena, classe 2009, a segno alla sua prima presenza nella sciagurata sconfitta con il Torino in Coppa Italia; per lui anche due spezzoni in campionato. Il futuro è dalla sua parte.

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