AS Roma

27-4-86: "Una presenza che vale più di uno Scudetto"

Quarant'anni fa la trasferta più poetica della storia romanista: a Como dopo aver perso tutto con il Lecce. Soltanto per la Roma

PUBBLICATO DA Tonino Cagnucci
27 Aprile 2026 - 18:11

Son 40 anni oggi. C’è un’immagine di quel giorno, un tifoso della Roma che canta sotto la pioggia a Como: «Siamo i tifosi della Roma, siamo del Commando Ultrà, forza Roma alé alé …» Se l’Aida era stata la colonna sonora di Roma-Pisa, questa è stata la colonna sonora di quelle che forse ancora oggi sono le 13 partite più entusiasmanti di sempre della Roma. La Roma di Eriksson, che su 26 punti a disposizione, nelle 13 gare, ne prese 8 alla Juve che a dicembre si era laureata campione del mondo e in campionato le aveva vinte tutte. Una rincorsa mai vista, di stadio in stadio, vincendo a Milano col Milan, a Torino col Toro, battendo 3-1 (più due rigori sbagliati) l’Inter con una squadra piena di ragazzini, vincendo 3-0 e per sempre sulla Juventus con uno stadio colorato, per la prima volta nella storia degli stadi, tutto dai ragazzi del Commando Ultrà. («Siamo i tifosi della Roma, siamo del Commando Ultrà…»).

E poi battendo la Samp in 10 contro 11, mentre la Juve perdeva a Firenze, ribaltando l’1-2 col Pisa in un 4-2 (quando l’Arena Garibaldi sembrava Testaccio nel 1931): avevamo preso la Juve cantando quella canzone, riempiendo non solo gli stadi, ma ogni giorno di quella rincorsa tricolore. Era il periodo in cui ti commuovevi per la pubblicità della Barilla in televisione. Poi Roma-Lecce e l’assurdo di tutto. Roma-Lecce e la fine di quello che non era più un sogno, ma un tricolore solo da prendere. Ecco, Como-Roma arriva 7 giorni dopo Roma-Lecce: 27 aprile 1986. Son 40 anni oggi. Io, sinceramente, penso che chi è stato a Como quell’anno debba venire considerato come un Cavaliere della Roma. Di quelli veri.

Di quelli a cui dare un’armatura, un podere e il potere di legiferare su questo mondo. Perché non c’era nemmeno più un briciolo di speranza (la Juve avrebbe giocato proprio con il Lecce ultimo e stra-retrocesso), eppure la curva del Senigaglia, e non solo quella, era piena dei tifosi della Roma. E c’era quell’immagine, poi mostrata alla Domenica Sportiva, di un tifoso della Roma (si chiamava Lorenzo) che, sotto la pioggia e con il lago che esondava, cantava a squarciagola: «Una presenza che vale più di uno Scudetto» scrissero. Vero. «La nostra fede non conosce sconfitta» su un altro striscione. Verissimo. Stiamo parlando di questo. Stiamo parlando non di parole, ma di andare… «Per la sola ragione del viaggio, viaggiare…». Per la sola ragione della Roma, amare.

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