“Io che guardo solo te”: oggi a Testaccio con la Roma si va al cinema
Al Roma Club il volume II dell’Enciclopedia Romanista di Cagnucci
Un libro così non c’era: cinquecento titoli di film in cui la Roma è impressa sulla pellicola. Cinquecento contati, non uno di più, né uno di meno, ma non perché ne mancassero altri o perché sono “tutti questi”, ma per scelta degli autori: il nostro Tonino Cagnucci e Federico Melis.
Dal primo film in assoluto della storia del cinema italiano sul pallone “Cinque a zero” del 1932 al “Falsario” che è del 2026. Dentro ci trovi di tutto, tutti i registri e tutti i registi. A cominciare da prima dell’inizio, con la prefazione di Andrea Leone, figlio dell’enorme Sergio, che racconta la passione sua e di suo papà non solo verso il cinema, ma verso la Roma. Il libro è un racconto “alla Cagnucci” che intreccia film, momento della Roma e momento storico dell’uno e dell’altro.
Dal neorealismo raccontato con “Ladri di Biciclette” (e scoprirete che letteralmente i tifosi della Roma sono da Oscar) e della “Bellissima” e romanistissima Anna Magnani che pronuncia il primo “Forza Roma” di questa storia, per la Grande Commedia dei 50 e 60, uccisa dal “Borghese piccolo piccolo” dei 70, attraverso letteralmente “Mostri” sacri come, Fabrizi, Rascel, Gassman, Sordi, Manfredi, Moretti... E poi gli 80 tutti romanisti dove le “nostre” citazioni sono ovunque.
Un excursus non necessariamente cronologico dove troverete tante cose inaspettate: la Roma è in Hostel II, è citata da Ridley Scott in “House of Gucci”, tifata da Julia Roberts in “Mangia, prega, ama”, da Kusturica ne “Il tempo dei Gitani”. La Roma c’è nelle opere prime di Sorrentino e Moretti c’è ed è, per certi versi tematica (ne “L’uomo in più” dedicato a Di Bartolomei lo è totalmente). Splendide le battute di Mastandrea e Giletti. Un centinaio le battute individuate su Francesco Totti. Il poster di Paulo Roberto Falcao in “Un uomo per bene”, dedicato a Tortora.
Con la Roma che è o tema o battuta o citazione grafica o tutto questo insieme. Tematizzando anche la triste dicotomia che a volte ha fatto sì che la Roma venisse raccontata in maniera o dozzinale e folkloristica, oppure troppo cruda e stereotipata (“Ultrà”). Un vero film sulla Roma, in verità, è ancora da fare, forse perché su un sogno così bello come la Roma un film non si può fare.
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