Da San Siro a San Siro in un anno, Soulé può chiudere il cerchio per riaccendere la luce
Pur costretto ai box per più di un mese, l'argentino resta il 2° miglior marcatore della rosa in A e il miglior assistman. L'ultima vittoria a Milano è firmata da Mati
(GETTY IMAGES)
Da San Siro a San Siro tutto nel giro di un anno. Tante cose sono cambiate, tante sono rimaste le stesse. Come i fattori in comune di Inter-Roma: il mese di aprile e Mati Soulé. Ormai un anno fa, proprio ad aprile 2025, i giallorossi espugnavano Milano grazie alla rete di Mati. Non un gol qualsiasi, anzi. Quante analogie con il presente: anche allora, i nerazzurri, si trovavano in una situazione di caos nella lotta Scudetto, poi persa, anche e soprattutto per quello stop inaspettato contro la squadra allenata da Claudio Ranieri. Intanto, l'argentino di Mar del Plata è inevitabilmente maturato. Prima l'indottrinamento da esterno di centrocampo, poi più libertà al talento e all'inventiva in attacco con Gian Piero Gasperini. Una crescita evidente non solo sul lato tecnico ma anche sul piano della responsabilità, come la capacità di caricarsi la squadra sulle spalle. A suon di gol e assist, dribbling e garra, un po' come a Milano.
Nei mesi più poveri per l'attacco, il numero 18 ha vestito l'insolito abito "da Malen", un unicum per Soulé, viste le caratteristiche purissime da ala offensiva. Ma le risposte sono arrivate, più che positive, almeno fino a gennaio. Per mesi, l'argentino è risultato centrale nel nucleo degli "irrinunciabili". Sempre in campo, fino all’ultima goccia di sudore. Poi, però, la pubalgia incessante e la necessità di gestire il problema con la massima cautela. Un infortunio trascinato fino all'ultima apparizione con il Napoli il 15 febbraio. Nonostante tutto, Mati è rimasto il miglior marcatore della Roma (almeno in Serie A) fino alla disfatta di Como (15 marzo). L'argentino resta il secondo cannoniere della rosa in campionato (6 gol), mentre è ancora saldo il primato degli assist (4).
Da San Valentino in poi, quante mancanze. Non solo per una questione meramente statistica. Numeri a parte, la fantasia, le giocate, i guizzi del mancino argentino hanno sempre garantito quell'imprevedibilità di vitale importanza per un attacco fondamentalmente scarno e falcidiato dagli infortuni per quasi tutta la stagione. Tutte qualità venute a mancare con lo stop di Soulé, avvenuto paradossalmente in contemporanea all'arrivo del miglior compagno di reparto possibile, Malen, ritrovatosi a condividere la fase offensiva il più delle volte con dei centrocampisti di ruolo e di fatto.
Con il ritorno in campo a San Siro, dunque, potrebbe finalmente chiudersi un cerchio. Quel disegno iniziato proprio da Mati un anno fa, nello stesso stadio. Un ultimo giro di compasso prima di prendere la rincorsa e ripartire. Per recuperare quella freschezza e quelle giocate fuori dagli schemi che mancano da mesi, cruciali per il rush finale di stagione. E per riaccogliere quella luce in campo che manca ormai da troppo.
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