Sabato non ho visto Liverpool-Tottenham. Perché non mi interessava sapere come avrebbero vinto i reds e meno che mai avrei voluto vederli felici. La squadra, i tifosi e Jurgen Klopp che sarà pure un allenatore molto bravo ma non c'ho mai visto nulla di spontaneo in ogni suo atteggiamento. Avete presente alle feste del liceo quello che voleva per forza apparire simpatico? Ecco, una cosa del genere: troppi sorrisi, troppo avorio, troppi capelli. Nulla di naturale.
E poi, se proprio devo essere sincero, non ho visto la finale di Champions anche perché non mi andava di vedere Salah e Alisson vincere con la maglia del Liverpool. Già, sono un romanista all'antica... uno di quelli che sostiene, sempre, i giocatori ma fino al giorno in cui giocano per la ROMA. Poi, dal secondo successivo il loro addio, non mi viene d'augurare loro più nulla di costruttivo, naturalmente a livello professionale, perché significherebbe auspicare qualcosa di positivo per una squadra avversaria. Non scherziamo.
Pensateci: quanto affetto lega tutti noi a Radja Nainggolan? Tanto, tantissimo. Ma non importa: appartengo alla parrocchia di Daniele De Rossi che, nel salutare il belga nel suo ultimo giorno a Trigoria, lo scorso anno chiosò con un sincero "In bocca al lupo 'n cazzo". Ecco, proprio così.

Cosa? Ah sì, non sono sportivo. Mai cosa più vera: sono un tifoso. Un tifoso che non cede all'apparire dei social, alla finzione dei complimenti per l'impresa altrui, alla schiavitù del dover per forza di cose millantare una sportività di facciata utile solamente per raggranellare qualche inutile like sotto al proprio benevolo commento. Macché.

Credo invece alla storia dell'incudine e del martello. E al fatto che quando sei tu il martello devi picchiare forte perché lo sfottò va considerato una priorità di questo sport in cui il mantra "Vinca il migliore" non ha senso. A meno che il migliore non sei te. E cioè la ROMA, l'unica squadra possibile. Tanto che non sono mai riuscito ad avere, tranne rarissime eccezioni, alcuno slancio verso la nazionale: non è snobbismo eh, nessuna voglia d'andare controtendenza. Anche perché, da sempre, se penso agli amici con i quali condivido la mia passione per la squadra giallorossa non me ne viene in mente uno con la parrucca tricolore e le guance colorate il giorno di una partita dell'Italia. Tutt'altro.

Sì, già l'ho detto: non sono sportivo. Ed anzi, se posso, vorrei farvi una domanda: facciamo il caso che una tra lazio, juventus o Inter venga eliminata da una coppa europea... sareste dispiaciuti? Io no. Il perfetto contrario. E aggiungo: mi aspetto che i tifosi di quelle squadre facciano altrettanto quando ad essere sbattuta fuori è la ROMA perché, e mi va di citare nuovamente De Rossi, "Il calcio è contrapposizione". Sportiva naturalmente. Ma pur sempre contrapposizione. E allora non mi venite a parlare di ranking europeo e meno che mai di patriottismo associandolo al pallone perché l'amore per questo paese preferisco continuare ad esprimerlo pagando le tasse, rispettando le leggi e il nostro territorio piuttosto che appassionandomi ad una partita, ad esempio, della juventus.

Il tifoso non deve essere sportivo. Il tifoso, dalla Treccani, è "Un ammalato di tifo. Un entusiasta, un acceso sostenitore di una squadra". Già, di una sola squadra. Per questo una situazione di gioco non sarà mai dubbia ma certamente rigore se per la ROMA, simulazione se per l'avversario. Per questo tre minuti di recupero saranno sempre troppi se stiamo vincendo, troppi pochi se stiamo perdendo. Per questo un avversario a terra sta simulando mentre il nostro, neanche a dirlo, va medicato. E per questo, soprattutto, tornando alla finale Champions non farò mai i complimenti al Liverpool per la vittoria manco dovesse arrivare il giorno, non sia mai, in cui quella maglia finisse addosso a De Rossi. A proposito, quando torni Danie'?