L'incubo si mangia il sogno
In vantaggio 3-1 a 10' dalla fine la Roma regala le due occasioni per il pareggio. Splendide le reti di Wesley e Conceicao, poi Ndicka e Malen. Accorcia Boga e al 93’ arriva il pareggio di Gatti
(GETTY IMAGES)
Maledetto calcio, che ci togli sul più bello la soddisfazione di una fantastica vittoria da quattro punti e ci lasci un pareggio da mezzo punto (perché vincendo con due gol di scarto, il risultato maturato a dieci minuti dalla fine, la Roma avrebbe preso l’ulteriore vantaggio sulla Juve dello scontro diretto dopo l’1-2 dell’andata, mentre pareggiando ora siamo in svantaggio); benedetto calcio, che ci confermi l’idea che lavorando nella maniera più corretta le squadre crescono bene e il livello raggiunto dalla Roma è ora davvero notevole, tanto da giocarsi alla pari le sfide contro le cosiddette grandi. Certo, manca la vittoria netta, quella che ieri a un certo punto era persino maturata, dopo un primo tempo complicato eppure terminato in vantaggio con un grandissimo gol nel finale di Wesley, dopo il gol altrettanto bello di Conceicao subìto ad inizio ripresa e con il successivo uno-due di Ndicka e di Malen a decretare una superiorità che nella ripresa, dopo lo sforzo juventino in settimana con la sfida peraltro finita male di Champions League, sembrava ormai definitiva. E invece partita finisce quando arbitro fischia e con due palle scaraventate in area a dieci minuti dalla fine e al terzo di recupero recuperate la prima da Boga e la seconda da Gatti, la Juventus si è portata a casa almeno il pareggio e con esso ha trattenuto la Roma a quattro punti di distacco. L’amarezza in casa romanista è fortissima: basti pensare che se si fosse potuto bloccare la giornata di campionato a cinque minuti dalla fine, Napoli e Milan avrebbero pareggiato e la Roma avrebbe battuto la Juventus, a disegnare questa classifica: Inter 67, Milan 55, Roma 53, Napoli 51, Como 48, Juventus 46. E invece la situazione vera è la seguente: Inter 67, Milan 57, Napoli 53, Roma 51, Como 48, Juventus 47.
È stata una partita a scacchi tra due strateghi della panchina che hanno studiato a lungo l’avversaria prima di decidere quale vestito indossare per la serata di gala, davanti ad un Olimpico stracolmo con 65870 spettatori (circa 4000 gli juventini presenti) per il sold-out numero 78 dell’era Friedkin. E alla fine c’è stato da farsi venire il mal di testa per individuare e registrare tutte le mosse tattiche. E chi dice che l’Italia è la patria della tattica può prendere questa partita per farne una tesi. Dunque: all’inizio Gasperini e Spalletti sembravano aver scelto gli schieramenti già visti più volte, col 3421 di base, la Roma con Mancini, Ndicka e Celik (e non Ghilardi) in difesa, Rensch e Wesley sulle fasce, Koné e Cristante nel mezzo, Pellegrini in un’anomala posizione di centrodestra per lasciare a Pisilli l’altra zona (in assenza di Soulé, neanche convocato, e Dybala, confinato in panchina), dietro a Malen, unico riferimento offensivo. La Juventus con Kalulu, il rientrante Bremer e Kelly davanti a Perin (preferito a Di Gregorio), McKennie, Koopmeiners, Thuram e Cambiaso a metà campo, Conceicao e Yildiz (in campo nonostante un persistente fastidio alla caviglia che forse ne ha condizionato il rendimento) dietro a David. Ma subito, al pronti via, con il calcio d’inizio battuto dalla Juventus, si è capito che molte cose sarebbe stato necessario approfondire. In possesso, per esempio, Kalulu si apriva alto a destra, in posizione di terzino destro, McKennie veniva dentro, Cambiaso si abbassava da terzino sinistro, e Conceicao si allargava a destra a formare una specie di 442, di fatto costringendo subito la Roma ad un adattamento dello stesso modello tattico, con Pellegrini ad alzarsi con Malen come fossero due punte opposte ai due centrali, Cristante su Koopmeiners - e quasi trequartista in fase di possesso - e poi Koné su Thuram (largo quasi da esterno a sinistra) e poi Pisilli a ballare tra il centro e il centrosinistra, ora su Kalulu in prima battuta, ora su McKennie, a volte addirittura a raddoppiare su Conceicao se veniva a prendersi il pallone più basso. Ma tutto questo non era casuale, ma dettato dall’incessante ruotare dei giocatori della Juventus, su evidenti indicazioni fornite da Spalletti. Così dopo un’occasione iniziale ma un po’ casuale per la Roma, grazie a un recupero (il primo di mille) di Pisilli, con destro a giro intercettato da Perin, col tap-in scoordinato di Pellegrini alto, è stata la Juventus a fare la partita, mentre la Roma inseguiva avversari e marcature senza la solita tranquillità. E poi Cristante è sembrato piuttosto confuso e più lento del solito e ha perso palloni e riferimenti, lasciando gustose occasioni che gli uomini di Spalletti non sono stato in grado di trasformare, al 13’ con Yildiz, ak 23’ con David. Subito dopo è stato Malen a far capire alla difesa bianconera che tipo di animale d’area di rigore sia, con un perfetto controllo su sponda di Mancini a lasciar sul posto Bremer (non uno qualsiasi), prima di calciare forte addosso alla faccia di Perin, immolato in tuffo per impedirgli il gol.
Nella parte centrale del primo tempo è stata proprio la Juve ad assumere il comando delle operazioni, con i romanisti che invece di adattarsi alle marcature come solitamente fanno dopo magari un impaccio iniziale sembravano avere crescenti difficoltà. Al 32’, sfuggendo ancora ad una marcatura lenta di Cristante, Yildiz ha perforato la metà campo giallorossa appoggiando poi a Conceicao che è rientrato sul sinistro e ha calciato forte, trovando però proprio l’opposizione di Cristante in scivolata disperata, subito dopo McKennie di testa ha sfiorato il palo raccogliendo un cross di Kalulu. Ma passata la buriana, la Roma ha indirizzato la partita con qualche solida iniziativa, prima un colpo di testa (alto) proprio di Cristante su cross di Rensch, poi con una percussione di Malen che non deve aver visto Pellegrini in assoluta libertà in area e ha solo tentato di aggiustarsi la palla per la conclusione personale, finendo bloccato in corner. E sull’azione successiva ancora Pisilli ha vinto un duello con Kalulu, ha servito Wesley che si è spostato il pallone sul destro e l’ha spedito all’incrocio. Nell’esultanza il gruppone giallorosso è finito peraltro dalle parti della panchina di Spalletti che era in campo a chiedere conto all’arbitro della regolarità del contatto, e Ndicka ha polemizzato con lui, salvo poi offrirgli una mano che il tecnico ha rifiutato.
Il secondo tempo è cominciato con il pareggio della Juve: Pellegrini ha conteso a Cambiaso un pallone che stava uscendo sotto la Tribuna Monte Mario ed è finito addosso all’avversario, con punizione prontamente segnalata dal guardalinee. Sul cross in area respinto di testa dalla difesa romanista bassissima, Bremer ha accomodato il pallone per Conceicao che l’ha sparato di collo esterno di sinistro sotto l’incrocio opposto. Gol bellissimo e parità ristabilita. Ancora una volta l’abbrivio è sembrato favorire di nuovo i bianconeri, e Yildiz ha avuto al 5’ una buona possibilità di andare in uno contro Svilar dopo l’ennesimo errore di Cristante, ma Thuram ha allungato troppo la traiettoria del passaggio, e poi al 7’ ha calciato fuori da buona posizione su scarico di Conceicao. Gasperini ha fatto subito scaldare El Aynaoui, ma su calcio d’angolo battuto corto da Pellegrini e restituito da Pisilli per il nuovo crosso dell’ex capitano è arrivata la deviazione vincente di Ndicka da dentro l’area piccola, secondo gol in due partite per lui. E Gasp ha rimandato i cambi. Al 17’ Malen ha tentato una forbice volante senza successo, al 20’ ha fatto comunque esplodere l’Olimpico raccogliendo in profondità un bellissimo suggerimento verticale di Koné, tenendosi dietro Kelly e superando Perin con un delizioso pallonetto per il gol del 3-1. Poi i cambi: dentro Zeghrova e Miretti per Conceicao e Thuram, e Ghilardi ed El Aynaoui per Rensch e Cristante. Al 34’ l’azione che ha riaperto la partita, quando la Roma sembrava ormai in piena gestione: un prolungato possesso palla juventino che ha spostato qualche marcatura e ha lasciato sul cross finale in area Celik solo contro Yildiz e Boga, e sul rimpallo del primo contrasto è arrivato il destro al volo del francoivoriano, inutile il tentativo di Svilar. E dopo altri cambi (dentro Gatti e Openda per Bremer e Cambiaso, e Zaragoza per Pellegrini), è arrivata anche la beffa finale: fallo stupido di El Aynaoui fuori dal vertice sinistro dell’area, parabola in area calciata forte, difesa romanista ancora troppo bassa (ci sarà da lavorare su questo), deviazione di McKennie, braccio-fianco di Ndicka e palla apparecchiata per Gatti che da un metro ha battuto di nuovo Svilar. Due diapositive ad allargare il rammarico; un mancato servizio d El Aynaoui su uno splendido taglio in area di Malen all’80 e un calcio d’angolo battuto senza significato al 91’: in quei casi o si resta alla bandierina o si cerca il cross, ma giocarlo all’indietro fino a Svilar per farlo rinviare ha poco senso. Errori d’ingenuità, margini di miglioramento. C’è ancora da lavorare, ma la base ora è ottima.
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