AS Roma

Gasperini: "Mi dicevano che a Roma non si può fare calcio, ma non è così"

Il tecnico durante la presentazione del libro 'L'ultima danza di Maradona': "I tifosi sono identitari e danno sempre la spinta. A Milano e Torino non è così"

PUBBLICATO DA La Redazione
26 Gennaio 2026 - 19:54

Durante la presentazione del libro 'L'ultima danza di Maradona' nel Salone del Circolo Canottieri Aniene, Gian Piero Gasperini si è espresso su diverse tematiche, tra cui il calcio nella Capitale. Ecco le sue parole.

Chi era il tuo idolo da piccolo?

"Ho avuto la fortuna di giocare nella Serie A degli Anni Ottanta. Non c'era solo Maradona, ma anche Zico, un giocatore straordinario all'Udinese; poi i vari Gullit, van Basten, Platini. Io, che giocavo al Pescara, avevo come compagni di squadra Leo Junior e anche Blaz Sliskovic: c'erano solo due stranieri per squadra, ma erano dei top a livello mondiale. Come Matthaus nell'Inter. Se poi torno all'infanzia... Vivevo nella periferia di Torino, seguivo la Juventus e Omar Sivori. Tutti cercavano di copiarlo e giocavamo coi calzettoni arrotolati per farlo. All'epoca era il Maradona, il Messi. Oggi il prototipo del giocatore era diverso. Dire chi è il più forte in assoluto è difficile: prima si vedevano meno questi giocatori e vederli allo stadio era straordinario. C'erano le figurine e tanta ideologia sul giocatore. Ora si possono vedere in qualsiasi momento. Ma i bambini sono straordinari perché riconoscono tutti attraverso i videogiochi: conoscono anche le riserve, non hanno più un vero idolo e in questo sono fantastici".

In che cosa, rispetto a tutte le altre squadre, la Roma le sembra diversa?

"Una domanda di riserva? (ride, ndr) Il calcio è straordinario. Se dicessi la passione, perché è enorme, bisognerebbe dire che è anche vero che in tutti i posti c'è. C'è anche a Genova o Bergamo. Qui sono diverse le dimensioni. La città è molto grande, ha un po' di tifosi laziali e una grande percentuale di tifosi della Roma, che sono molti. Ma ha un'identificazione nella città, che è difficile trovare altrove. Roma è identificata come città. Se vieni qui, hai la sensazione di essere qui. A Milano e Torino non è così, pare di essere in altri luoghi. Il legame si identifica anche con valori molto comuni ed è un attaccamento particolare, diverso da quello che si trova con Inter, Milan e Juve, che hanno i tifosi sparsi ovunque. Mi hanno sempre detto di stare attento a Roma, perché non si poteva fare calcio. E invece... Finora abbiamo vissuto momenti positivi. Quando le cose vanno peggio, diventa più difficile. Ci sono tante radio, con una presenza diversa da quella delle altre città; si parla molto per strada, nei taxi, ma ritengo che questa sia la forza della Roma. Se le cose vanno bene, c'è una grande spinta".

Leggerai il libro?

"Sicuramente. Un po' perché mi piacciono questi romanzi, un po' perché non è un thriller e non fa paura! E voglio scoprire quali personaggi calcistici ci sono dietro".

So che abiti molto lontano da Trigoria.

"Io voglio vivere la città, ma è una scelta che ho fatto sempre ovunque. Ho sempre cercato di non vivere ai margini. Io e mia moglie siamo venuti qui con abitudini diverse, con abitudini di una città piccola e fatta di comodità. A Roma non si può vivere fuori. La città è splendida: io faccio un tragitto lungo la mattina, per andare a Trigoria. Ma lo faccio volentieri. Giro in via dei Serpenti, vedo il Colosseo e dico: 'Inizio già bene la giornata!'.

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