Bove tifa e parte. La Sud magnetica
Il 2026 in casa inizia bene. Ryan in tribuna
(IPA)
La fredda serata romanista, la prima in casa del 2026, inizia con il saluto di Bove, in Montemario, col cappellino della Roma a coprire i capelli biondi. Presto Edorado rescinderà il suo contratto e sarà libero di ricominciare la sua vita calcistica, in Inghilterra, al Watford, dove gli sarà permesso giocare col defibrillatore sottocutaneo. Poco distante da lui, Ryan Friedkin, arrivato in settimana a Trigoria e destinato a rimanere nella Capitale fino a fine mese - e mercato - per la gioia di Gasp.
Il primo tempo non è il massimo e la Roma perde pure Ferguson, che si aggiunge all’emergenza generale. Alcune scelte arbitrali di Marcenaro accendono gli animi in campo e dei 60.713 sugli spalti, in particolare con i suoi tre gialli, sventolati in faccia a tre romanisti (Koné, Hermoso e Gasperini, per proteste), nel giro di due minuti. Si avvicina l’intervallo, tra poche emozioni, e la Curva capisce come il pomeriggio dell’Olimpico possa essere più complicato del previsto: «Dammi tre punti, non chiedermi niente...». Il gol, però, non arriva e si va al riposo.
Nella ripresa, si attacca verso la Sud e la Roma pare aver cambiato passo. Lo stadio lo capisce e aumenta i decibel: «Quando al ciel si alzeran le bandiere». Tsimikas va vicinissimo al vantaggio, poi Soulé si guadagna il rigore, ma il Var lo cancella per fuorigioco. Nonostante questo e il risultato dica ancora 0 a 0, la convinzione è una: «Sosteniamo la squadra più forte, che il mondo ha visto mai». Urla la Sud.
Ha ragione, perché tutto ciò che non riesce in un’ora e un quarto, arriva in tre minuti: prima Koné e poi Soulé fanno esplodere lo stadio e indirizzano, in modo definitivo, la partita. Il 3 a 0 arriva, ma Rensch a inizio azione era in fuorigioco. Parte il coro: «Dicono era il mio sogno fin da bambino». E poi, sul finale: «Giallorosso è il cuore che batte dentro di me...». Come continua lo sapete tutti. Nota a margine lo sfottò ai laziali e alla “E” perduta nei pressi di Ponte Milvio, colpa di un francese rivedibile.
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