AS Roma

Bove tifa e parte. La Sud magnetica

Il 2026 in casa inizia bene. Ryan in tribuna

(IPA)

PUBBLICATO DA Simone Valdarchi
11 Gennaio 2026 - 07:00

La fredda serata romanista, la prima in casa del 2026, inizia con il saluto di Bove, in Montemario, col cappellino della Roma a coprire i capelli biondi. Presto Edorado rescinderà il suo contratto e sarà libero di ricominciare la sua vita calcistica, in Inghilterra, al Watford, dove gli sarà permesso giocare col defibrillatore sottocutaneo. Poco distante da lui, Ryan Friedkin, arrivato in settimana a Trigoria e destinato a rimanere nella Capitale fino a fine mese - e mercato - per la gioia di Gasp.

Il primo tempo non è il massimo e la Roma perde pure Ferguson, che si aggiunge all’emergenza generale. Alcune scelte arbitrali di Marcenaro accendono gli animi in campo e dei 60.713 sugli spalti, in particolare con i suoi tre gialli, sventolati in faccia a tre romanisti (Koné, Hermoso e Gasperini, per proteste), nel giro di due minuti. Si avvicina l’intervallo, tra poche emozioni, e la Curva capisce come il pomeriggio dell’Olimpico possa essere più complicato del previsto: «Dammi tre punti, non chiedermi niente...». Il gol, però, non arriva e si va al riposo.

Nella ripresa, si attacca verso la Sud e la Roma pare aver cambiato passo. Lo stadio lo capisce e aumenta i decibel: «Quando al ciel si alzeran le bandiere». Tsimikas va vicinissimo al vantaggio, poi Soulé si guadagna il rigore, ma il Var lo cancella per fuorigioco. Nonostante questo e il risultato dica ancora 0 a 0, la convinzione è una: «Sosteniamo la squadra più forte, che il mondo ha visto mai». Urla la Sud.

Ha ragione, perché tutto ciò che non riesce in un’ora e un quarto, arriva in tre minuti: prima Koné e poi Soulé fanno esplodere lo stadio e indirizzano, in modo definitivo, la partita. Il 3 a 0 arriva, ma Rensch a inizio azione era in fuorigioco. Parte il coro: «Dicono era il mio sogno fin da bambino». E poi, sul finale: «Giallorosso è il cuore che batte dentro di me...». Come continua lo sapete tutti. Nota a margine lo sfottò ai laziali e alla “E” perduta nei pressi di Ponte Milvio, colpa di un francese rivedibile.

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