Atalanta-Roma, il settore e l'estenuante attesa del gol che non arriva
I tifosi provano a portare calore, scaldandosi a forza di cori, già nel riscaldamento, con l’immancabile sfida a distanza con la curva dell’Atalanta
(GETTY IMAGES)
Se Bergamo è la Città dei Mille, ieri è diventata quella dei millecinquecento. Tutti romanisti, che hanno riempito il settore ospiti loro dedicato alla New Balance Arena (questo il nuovo nome dello stadio di proprietà dell’Atalanta). Sfidando i chilometri e, soprattutto, il freddo, col termometro che a fine partita segnava 3 gradi sotto zero.
Hanno provato a portarlo loro il calore, scaldandosi a forza di cori, già nel riscaldamento, con l’immancabile sfida a distanza con la curva dell’Atalanta, vista la rinomata antipatia reciproca tra le due tifoserie. Al momento dell’ingresso in campo delle squadre, dal settore è partito il classico inno, smorzato però dal minuto di silenzio imposto dalla Lega Serie A per la tragedia della notte di Capodanno in Svizzera.
Poi inizia la partita che, dopo 10 minuti iniziali di spinta e occasioni per la Roma, vede l’Atalanta passare in vantaggio grazie al gol, discusso, di Scalvini. Una rete che dà parecchia fiducia ai tifosi di casa, che spingono come la loro squadra in campo alla ricerca del 2 a 0, che arriva ma viene tolto stavolta dal Var. E il primo tempo scivola via col risultato immutato.
Un risultato che, nonostante l’incessante richiesta del settore «forza Roma facci un gol», non muta fino ai tre fischi di Fabbri. In mezzo tanta passione, forse anche troppa, visto che la gara viene interrotta in un paio di circostanze per petardi lanciati in campo dal settore. Il primo stordisce un fotografo, che viene poi soccorso senza conseguenze, il secondo fa cadere a terra l’assistente di Fabbri, aiutato poi a riprendere dallo staff medico romanista. A fine partita, i romanisti cantano lo stesso: «Dicono era il mio sogno fin da bambino». I sogni restano sogni. Sempre.
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