Sono venuto allo stadio da solo Danie'. Non c'ho voluto nessuno in macchina con me perché non c'avevo voglia di parlare d'altro, oggi è la giornata tua. Sarò fatto male ma quando c'ho un dolore mi ci devo affogare dentro per superarlo. C'hai presente gli adolescenti che si chiudono in camera per soffrire ascoltando sempre la stessa canzone? Così io. Che poi gli amici li ho incontrati pure ma al parcheggio. E le birre, agli alimentari, questa volta le ho moltiplicate rispetto al solito per cercare di essere ancora più vulnerabile alle emozioni che andrò a vivere dentro. Già, più vulnerabile.

Quando t'ho detto che per superare un dolore mi ci devo affogare mica scherzavo eh. E così, bevuta una birra fuori gli alimentari dei filippini, con un'altra in mano con gli altri abbiamo ricominciato a camminare arrivando a Piazza Mancini dove i Fedayn attaccano sempre uno striscione. Questa volta non l'ho potuto leggere Danie', qualche stronzo l'ha strappato. E mentre oltrepassiamo Ponte Duca d'Aosta con gli altri ci chiediamo che cosa ti passerà per il cervello in questi attimi preso a fare le cose di sempre ma sapendo che questa, di volta, è l'ultima.

Deve essere strano, davvero. La tua maglia, al tuo posto. I tuoi pantaloncini. Con gli scarpini allineati per terra. I calzerotti da sistemare, il rumore dei tacchetti sul pavimento, du' schiaffi d'incitamento sulla schiena dei compagni: "Daje". L'hai fatto mille volte ma questa è differente. Lo è per me, figurarsi per te che nel ventre dello stadio starai già sentendo il brusio che c'è qui fuori. E piove. Piove forte Danie'. Ma ci credi se ti dico che sono contento di questa pioggia perché così, con le scarpe bagnate e i capelli umidi, siamo tutti molto più simili al nostro reale stato d'animo? Dimmi infatti oggi il sole che senso avrebbe avuto...

Però adesso fammi alzare in piedi che state per entrare in campo per il riscaldamento e ti avviso: se piangerai te, piangerò anche io. E invece no! Eccoti, ma con il sorriso sul labbra! E se ridi te fai star bene tutti. Oddio, bene... diciamo meglio ma è già qualcosa. Che mi ritorna in mente il mio matrimonio: pioggia, peggio di questa sera. Tutto quello che avevamo pensato, di colpo, rovinato... con gli invitati in preda all'ansia all'idea della disperazione della sposa. Macché. Mia moglie è arrivata sorridente. Proprio come te adesso. E di colpo, anche lì, tutti hanno smesso di essere preoccupati: è stata una giornata meravigliosa. Come questa serata.

Pure se non la digeriremo mai. E lo puoi capire da questa meravigliosa coreografia, dai cori per te e contro chi ha partorito questa decisione, dalle bandiere al vento e dal tuo nome ripetuto mille volte mentre tu corri, lì in mezzo a giocare guardandoti intorno.

Fino al cambio, perché stai uscendo Danie'. E allora guardaci ancora, prenditi tutto. Perché ti stiamo ridando quello che tu hai dato alla ROMA. Che all'idea che qualcun altro esulterà per un tuo gol ci sto male ma mai quanto al pensiero che se sarai criticato io non potrò schierarmi, come sempre, dalla tua parte per difenderti. Da che poi? Quelli come te non hanno bisogno di niente perché hanno bisogno di tutto: sembra paradossale ma è così.

Così come questa serata che finisce con le note di "Sempre e per sempre" perché certe storie sono destinate a non finire mai. Ed è proprio per questo che, fino al tuo ritorno, mi sembrerà di vivere con la "Sindrome dell'arto fantasma". Ce l'hai presente? È quella strana sensazione per la quale le persone che subiscono l'amputazione di un arto continuano a vivere con la percezione che quel braccio continui ad esserci.

Ecco, aspettandoti farò proprio così. Anche perché proprio su quel braccio c'è la tua fascia da capitano: "Sei tu la mia unica sposa, sei tu il mio unico AMOR". Per sempre, Danie'.