Il famoso fulmine a ciel sereno. È stato questo l'addio di Daniele De Rossi alla Roma. Un altro capitano, un'altra bandiera giallorossa che lascia la nave. Una nave che ha deciso di attraccare per farlo scendere.

Daniele, un po' come Agostino Di Bartolomei e Francesco Totti, è storia. Voi ve la ricordate una Roma senza De Rossi? Io no. Ecco, è come se nel giro di poco tempo al timone di questa famosa nave non ci fosse più nessuno. O forse sì, ci sono i tifosi, quelli che hanno sempre seguito la squadra, quelli che, come ha dichiarato De Rossi ieri nella sua conferenza stampa di addio, «insegnano ad amare la Roma, come un circolo vizioso che si alimenta a vicenda».

A salutare Daniele sono stati anche tanti personaggi giallorossi del mondo dello spettacolo, come l'attore romanista Valerio Mastandrea che su Twitter ha scritto: «Come 18 anni fa, una festa per lui in ogni quartiere. È il nostro scudetto perenne e va sventolato per un mese in ogni parte di Roma».

O Valentino Campitelli, attore di "Non essere cattivo" e di "Suburra - la serie" che ha scritto: «Daniele De Rossi è come mamma mia. Il mio amore per lui è lo stesso che prova ‘na madre pe' un figlio. Sto male, ho pianto stamattina e ho scritto a tutto il mondo per rimediare due biglietti, credo che andrò anche a Sassuolo. Sarà bruttissimo».

A dire la sua anche un altro attore romano e romanista, Andrea Purgatori: «Sono veramente scioccato e triste per tutto. Per De Rossi che lascia la Roma e per come la cosa è stata gestita dalla società. Ringrazio Daniele di cuore, di essere stato una bandiera come Totti. Per lui solo gratitudine e l'amaro in bocca per non aver celebrato qualche coppa in più insieme».

Ha dedicato un pensiero intenso e commovente a Daniele anche Andrea Carpenzano, l'attore giallorosso che ha recentemente interpretato Christian, un calciatore della Roma, nel film "Il Campione". «Mi sono svegliato, ho aperto il telefono, ho letto. Mi è preso un colpo. Ho fatto tutto male. Ho mangiato tardi perché mi era passata la fame. Ancora non mi è successo che mi chiamano e dicono "è morta nonna" ma penso che la reazione potrebbe essere la stessa. Ancora non ho pianto. Sono uscito di casa, ora sto sul Lungotevere perché ci dovevo andare. Non mi andava di fare niente, ma me lo sono imposto perché dovevo reagire. Come se ti dicono che è morta nonna. È un paragone forte però la vedo come la cosa più vicina. È una sofferenza contenuta, che mi mette un po' in imbarazzo".

"Mi sento solo debole -continua l'attore - insignificante, stupido e tristemente triste. Ed è strano perché è diverso da quando ha lasciato Totti. Forse questa è una sofferenza più interna…non lo so… è strana. Sento che le gambe non ce le ho però continuano ad andare perché devono. E poi qua sul Lungotevere, nella parte sotto, non ci vengo mai però oggi ci so venuto. Perché mi sono sempre immaginato che tu Daniè avresti fatto determinate cose, come questa. Poi ho pensato anche che saremmo potuti diventare molto amici perché ti ho sempre visto come una persona molto simile a me, quando parli, che non parli tanto, però parli. E non lo so. Che c'hai quegli occhi tristi che so' però incazzati, che so'…tutto, che hanno significato tanto e continuano a significà. Ho pensato a tante cose, al fatto che magari andrai a giocare in America e io me vedrò quei video sul telefono prima di andà a dormì, alle 4 di notte o la mattina appena sveglio. Sarà strano, perché poi t'ho immaginato co' ‘na maglia bianca…non lo so, non m'è piaciuto. Però lo farò, sarò il primo a vedè quei video orrendi dove farai quegli assist meravigliosi che potevi ancora fare un anno, due o tre o quattro anni ma non te l'hanno permesso. Adesso starai a casa un po' di anni, te berrai il vino bono in terrazza… è difficile commentà ‘na cosa così perché non ero pronto, non sarò pronto, sarà tutto strano, tutto diverso. In maniera quasi spietata, quasi orrenda. Sto male oggi. Perché so' stato tanto bene co te. Io t'ho solo guardato, t'ho amato, t'ho apprezzato, e niente. Per me sei stato questo, un amico mio che giocava a pallone nella squadra che piace a me e che mi ha fatto innamorare ancora di più del calcio. Sei la Roma, sei la mia Roma, quella che ho vissuto, perché in quella che ho visto ci sei stato sempre te, da quando c'avevi i nastri bianchi e la boccia fino a quando c'avevi il barbone o il ciuffetto nel 2004. E te voglio bene perché quando segnavi te era sempre diverso, era sempre una cosa diversa. Saranno giorni complicati, ho comprato il biglietto, andrò allo stadio. Non so da quanto tempo non ci vado. Mamma mia, che brutta giornata Daniè».

Un altro grandissimo romanista, Simone Giacinti, ha scritto: «Daniè, mi sentirò sempre in debito con te per non essere riuscito a darti anche solo una parte di quello che tu hai dato a me».

Tante voci, tante emozioni, tanti cuori tristi. Daniele De Rossi ha segnato la storia della Roma. E nessuno di noi lo dimenticherà. Mai. Grazie, grazie, grazie.