Il calcio a volte è una bellissima bugia. Lo è quando una partita termina 0-0 alla fine di un tempo in cui le due squadre hanno avuto cinque palle-gol a testa, lo è quando gli expected goal danno un risultato finale di 2,22 a 0,87 (e la squadra con quello 0,87 fino a pochi secondi dalla fine era convinta di avere la vittoria in pugno), lo è quando controlli il possesso per la maggior parte del tempo e rischi il ko (domenica) e quando lasci il controllo della palla agli altri e vinci agevolmente (col Cagliari). E un'altra bugia è che la Roma meriti di andare in Champions League. Se tre indizi fanno una prova, la Roma finora ne ha sommati 35, tante quanto sono le giornate di campionato, al termine di nessuna delle quali si è ritrovata tra le prime quattro della classifica della serie A. E domenica ha perso due punti che potrebbero risultare decisivi.

Meglio Ranieri o Di Francesco?

L'idea piuttosto astrusa per cui a una squadra con buoni attaccanti basti far osservare una discreta fase difensiva per poter vincere le partite agli altissimi livelli europei è stata da tempo scansata. Oggi tutte le squadre che vincono le competizioni internazionali partono soprattutto da una concezione di calcio molto offensiva. A Ranieri però nessuno ha chiesto di vincere, quello avrebbe dovuto farlo Di Francesco e si può dire che le cose siano andate piuttosto male. A Ranieri è stato chiesto solo di risanare una squadra malata. Logico che lui abbia provato ad abbassare il baricentro (per modo di dire, poi: domenica sono stati messi in fuorigioco gli attaccanti del Genoa ben 7 volte) per coprire maggiormente la difesa sperando di continuare a segnare e, quindi, a vincere le partite. Al momento però non si avverte alcun cambiamento sostanziale: la media/punti di Di Francesco era di 1,69 (44 punti in 26 giornate), con Ranieri al momento è ferma a 1,66 (15 punti in 9 giornate). Ma se facciamo riferimento alle ultime nove di Difra, la media sale a 2,22 (20 punti).

Come si difende il vantaggio

E niente sembra cambiato anche nella capacità di conservare un vantaggio. Qual è l'atteggiamento giusto per farlo? Non esiste una risposta tattica, ma esiste una risposta se si guarda alla capacità di soffrire, alla personalità, all'attitudine dei singoli giocatori. Così con la filosofia dell'"offensivista" Di Francesco si subivano rimonte clamorose e con quella del "difensivista" Ranieri si rischiano nuove frontiere nel tema (visto quel che si è rischiato a Genova). Forse allora bisognerebbe chiedersi se questo gruppo di giocatori sia di livello realmente internazionale. E se dovessimo giudicare da quel che si è visto negli otto minuti trascorsi dal gol di El Shaarawy al pareggio di Romero si potrebbe pensare che la risposta sia decisamente no.

Gli otto minuti di terrore

Già perché dopo l'undicesimo sigillo del Faraone in questa serie A (la tanto agognata continuità), la Roma ha smesso di comportarsi da squadra, perdendo ogni possesso del pallone in pochissimi secondi e alzando bandiera bianca prima che l'arbitro avesse fischiato la fine. Lo testimoniano i risentimenti muscolari accusati all'improvviso, con Fazio che si toccava vistosamente l'adduttore, Florenzi che si è sdraiato chiedendo il cambio e magari con lo stesso El Shaarawy che dopo l'ennesima corsa è rimasto diversi secondi a terra, stremato forse prima nella testa che nelle gambe.

Rileggiamo velocemente: quando il Genoa riprende il gioco dopo il gol, il cronometro segna 82'11". A 82'25" Criscito fa fallo su Kluivert, ma la Roma rilancia lungo perdendo subito il pallone. A 83'21" Dzeko fa fallo su Pandev, a 83'40" Kluivert litiga con Criscito e si becca un giallo, a 84'26" Manolas rifinisce per Cristante che si porta la palla maldestramente fuori campo. A 84'44" Kluivert rischia l'inverosimile scivolando in area su Pandev, ma portandogli via il pallone, ma nella ripartenza Zukanovic ha la meglio su Dzeko. A 85'19" una bella transizione giallorossa si spegne per un errore di Schick. Sul rilancio, a 85'33" Manolas restituisce palla al Genoa. A 85'50" Sanabria ferma un pallone vicino alla bandierina del calcio d'angolo e Kolarov invece di rinviare scivola e regala loro la rimessa. A 86'03" un'altra rimessa per la Roma viene vanificata per un mancato controllo di Schick. A 87'11" esce Florenzi, si ricomincia a 88'36" con un altro lancione buttato. A 89'02" un altro fallo laterale viene regalato tra Schick e Dzeko e, capolavoro, a 89'34" succede l'incredibile: El Shaarawy intercetta un cross di Biraschi, la palla s'impenna, il Faraone sembra in grado di rinviare, ma Kolarov gli va addosso invece di togliersi e dal pasticcio nasce il corner del pareggio, minuto 89'59".

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TatticaMente via @ilromanistaweb di @danielelomonaco #genoaroma 1 Chissà se dopo quest'altra, ennesima testimonianza i esaurirà l'inutile dibattito tra chi sostiene che sugli angoli avversari sia meglio marcare a zona e chi a uomo. Non esiste una formula sicura: esistono giocatori bravi di testa e altri meno, esistono giocatori determinati e altri meno, esistono giocatori smaliziati e altri meno. E poi esistono dispositivi organizzativi validi e altri meno, certo. Ma la barzelletta secondo cui quando marchi a zona è inevitabile prendere gol non fa neanche più ridere. Ranieri del resto lo aveva spiegato in una delle ultime conferenze stampa: «Se marchi a zona, è meglio se utilizzi anche qualche marcatura a uomo per evitare di far saltare gli avversari in terzo tempo». Così su quel corner al 90' di una partita fondamentale per il destino della Roma, l'unico avversario degnato di una marcatura personalizzata è stato proprio Romero. Come si vede chiaramente nel fotogramma 1, Schick è andato a prendersi il difensore argentino sul corner di Veloso, unica marcatura personalizzata, nel castelletto difensivo di 6 giocatori schierati a protezione dell'area di porta e 3 all'altezza del dischetto (fotogramma 2). Peraltro Romero si andrà ad infilare nello spazio tra Nzonzi e Fazio, due dei migliori saltatori della Roma, portandosi dietro proprio Schick.Lo stacco del romanista però non sarà perfetto. Come si vede negli altri due fotogrammi, il ceco non si pone tra l'avversario e la porta, ma va a saltargli dietro, di fatto impedendo a Fazio di intervenire mentre Nzonzi, chissà perché, rinuncia proprio a staccare. Infine le responsabilità di Mirante: come si vede nel fotogramma 4, uscire non era proprio consigliato, in quei casi è consigliabile restare in porta. Se lo avesse fatto, avrebbe potuto evitare il gol

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L'equivoco Zaniolo

Finalino per Nicolò, il miglior talento italiano esploso in questo campionato eppure al momento incastrato in una crisetta tecnica di di difficile risoluzione. E se soffrisse la posizione? Quel che con Di Francesco era stata una mossa estemporanea che peraltro aveva portato anche frutti decisamente gustosi (pensiamo alla doppietta col Porto in Champions League), con Ranieri sembra diventata prassi. Dall'inizio del campionato Zaniolo è stato utilizzato esterno di destra tre volte con Di Francesco in 26 partite, e già tre volte con Ranieri in appena 9 gare. E il suo rendimento non è mai stato particolarmente brillante. Il Romanista nelle sue pagelle gli ha assegnato tre volte il voto 6 (a Bergamo con l'Atalanta, esordio nel ruolo, e più recentemente a Genova con la Sampdoria e con l'Udinese), due volte 5,5 (col Bologna e nel derby perso con la Lazio) e una volta 5 (domenica). Può essere solo un caso? Pensiamo di no.

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📝 TATTICAMENTE 📝 Di @danielelomonaco Dopo il pasticcio sul corner, ce n'è stato un altro ancor più grave pochi secondi dopo e avrebbe potuto dare addirittura la vittoria al Genoa, ma per fortuna Mirante ha respinto il tiro (moscio) di Sanabria. Nell'azione che ha portato alla concessione del rigore c'è stato però il clamoroso svarione di Karsdorp sulla marcatura proprio dell'attaccante avversario. Come si vede dal primo fotogramma, sul cross di Pandev Fazio era in marcatura diretta sul portatore, Nzonzi sulla traiettoria, Manolas su Kouamé e Karsdorp avrebbe dovuto occuparsi di Sanabria. Ma una volta partito il cross, Sanabria s'è ovviamente proiettato in avanti sperando proprio in una sponda del compagno di squadra e il terzino romanista è invece andato a spasso da solo…

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