Ventisette milioni e novecentotrentunomila euro. Più un milione e mezzo tondo tondo di commissioni. Il totale sfiora i ventinove milioni e mezzo. Tanto è costato Steven Nzonzi. Voluto dal senor Monchi, come lo aveva voluto al Siviglia per poi lasciarlo orfano, come ha fatto peraltro pure da queste parti.

Una cifra importante quella per un acquisto (dal Siviglia) che all'epoca fu spiegata con il fatto che il mercato, dopo Neymar, ha smarrito ogni freno inibitore, che si trattava pur sempre di un campione del mondo, che alle spalle aveva una carriera importante, che sul suo cartellino c'era una concorrenza (inglese si diceva) che non aveva permesso di trattare ulteriormente con gli andalusi ex datori di lavoro di Monchi.

Tutto vero, per carità, ma il problema è stato che il campione del mondo per gran parte di questa stagione, tutto è stato meno che un fattore. Semmai al contrario. Ovvero più o meno la controfigura del polpo che hanno conosciuto in Spagna, del giocatore rubapalloni, cioè di fatto quelle caratteristiche che sono sempre mancate alla Roma balbettante e incompleta vista quest'anno.

Nzonzi si è attirato più fischi che consensi, complice una squadra che non è mai stata tale ma mettendoci del suo con quel suo giocare con tempi rallentati, dando sempre l'impressione di giocare con quella sufficienza che quando non arrivano i risultati, è la cosa che fa più imbestialire i tifosi. Almeno fino a sabato scorso.

Questione di modulo

Se si facesse un sondaggio su quale sia stata, fin qui, la migliore prestazione di Nzonzi con la Roma, non crediamo di sbagliare pensando che la maggioranza dei voti la prenderebbe proprio l'ultima gara di campionato.

E non solo perché è la più fresca nella memoria dei tifosi, ma perché effettivamente il francese contro l'Inter, in particolare nel secondo tempo, è sempre sembrato al posto giusto nel momento giusto, crescendo con il passare dei minuti, in qualche occasione prendendosi la squadra sulle spalle dettante tempi e geometrie (anche se abbiamo visto pure qualche insufficienza nelle pagelle dei giornali, della serie il calcio è bello perché è vario).

Un caso? Speriamo di no. Anche perché, volendo, una risposta ci sta al fatto che a San Siro abbiamo visto il giocatore che la Roma, e non solo, l'estate scorsa aveva immaginato di acquistare per una cifra vicina ai trenta milioni (ingaggio per quattro anni escluso). La risposta è il modulo. Cioè il centrocampo a tre, con il campione del mondo al centro, vertice basso di una linea più schiacciata verso quella difensiva.

La partita contro l'Inter in questo senso è stata molto esplicativa. Al fischio d'inizio, Ranieri aveva sistemato la sua squadra con il quattro-due-tre-uno con Cristante al fianco del francese, un'accoppiata che in un passato non troppo lontano qualche risposta positiva era riuscita a darla.

Nel corso del primo tempo della gara di San Siro, Ranieri è intervenuto per modificare il modulo tattico, Pellegrini arretrato a centrocampo per una linea a tre sistemata dietro altrettante punte, con i due interni un po' più stretti in modo da consentire agli esterni offensivi di fare con maggiore spazio anche la fase difensiva.

È stato tutto un altro Nzonzi, per la prima volta o quasi quello che la Roma aveva immaginato di acquistare nel mercato dell'estate scorsa. Il polpo, appunto. Quello che dovrà continuare a essere nelle prossime partite, almeno fino a quando De Rossi non tornerà a disposizione. Perché a quel punto il problema del modulo e della posizione, potrebbero riproporsi con tutte le conseguenze del caso.

Il futuro

A parte quello prossimo limitato alle cinque partite di campionato che restano da giocare, c'è da porsi anche la questione del futuro più lontano, visto che il francese ha in corso un contratto per altri tre anni. E non un contratto di quelli che un bilancio può metabolizzare facendo finta di niente, visto che si sta parlando di un ingaggio netto da tre milioni di euro più bonus che per il lordo bisogna moltiplicare per due.

Con la qualificazione in Champions, si potrebbe anche non porsi la questione di un'eventuale cessione. In caso contrario il conseguente obbligo di ridimensionare il monte ingaggi, porterebbe Nzonzi sul mercato ancora di più rispetto a quello che ci stanno un po' tutti i giocatori dell'attuale rosa.

Sì, venderlo, ma a chi? L'unica ipotesi percorribile potrebbe essere la Premier perché per non fare minusvalenze, dal cartellino del francese si dovrà incassare una cifra non inferiore ai ventitrè milioni per un giocatore di trenta anni e con tre stagioni di contratto.

Si parla di un interessamento dell'Arsenal che lo voleva anche la stagione passata (sulla panchina c'è Unai Emery che lo ha avuto al Siviglia). Dovesse ripresentarsi a Trigoria nel prossimo mercato, con una Roma fuori dalla Champions il discorso si potrebbe riaprire.