Non ci saranno novità fino a fine stagione. Ma mica per niente, perché in testa Edin Dzeko ha solo la Roma. Vuole riportarla in Champions League. Dove nella scorsa stagione ha sognato il tetto d'Europa e dove in questa, invece, è uscita troppo malamente per essere vera. Non è stata una stagione positiva per lui, questa.

Non è stata certo ai livelli della sua prima in Italia, quando non trovava la via del gol e si esponeva a volte a bruttissime figure, ma ha pagato una Roma involuta, quella di Di Francesco, che in campionato ha fatto peggio dello scorso anno, quando le avvisaglie di alcuni problemi che si sono centuplicati dopo il mercato estivo erano offuscate da quelle notti magiche europee che portarono la Roma in semifinale di Champions dopo 34 anni. Si è arrabbiato, troppo, da gigante buono è diventato cattivo, uno che - per citare Totti - se gli pesti un piede è meglio stargli alla larga.

Ha iniziato, palesemente, durante quel Milan-Roma perso all'ultimo secondo, quando si sbracciava e urlava. Una serie di episodi di nervosismo, forse il più grave a Firenze in Coppa Italia nella serata più buia della stagione secondo molti, culminato con la lite di Ferrara con El Shaarawy. Risolta, superata. Con un assist, con un abbraccio, con il campo, come sempre accade nel calcio. Il gol che mancava da un anno all'Olimpico in campionato non ha aiutato. E proprio grazie a una magia di Stephan, uno dei suoi partner ideali, si è sbloccato. Con un gol da tre punti che tiene appesa la squadra di Ranieri alla speranza di entrare in Europa dalla porta principale.

Edin e il club in standby

Si è detto e scritto tanto sul suo futuro. Dal contratto oneroso, che sicuramente c'è e che una Roma che dovesse clamorosamente uscire dall'Europa farebbe fatica a sostenere, alle offerte che a un giocatore come lui, un diamante, arrivano una alla settimana: è stimato in Premier, si è parlato del West Ham, e in Italia, con l'Inter alla finestra, fino in Turchia, dove qualcuno ha ipotizzato che il Fenerbahce farebbe carte false per lui.

Nessuna offerta è concreta, per ora, ma tutte concretizzabili, se - come alcuni indizi suggeriscono - la Roma dovesse continuare a non considerare una priorità il rinnovo del suo contratto oltre il 2020 (e decidesse di metterlo sul mercato alla fine di questa stagione). Ma anche a Trigoria attendono. Perché solo in una piazza stanca per l'assenza di trofei come Roma si può pensare che un calciatore come Edin, per quanto possa incappare in un'annata storta, possa essere da rottamare. Ha 33 anni ma se li porta più che bene. Dopo il gol all'Udinese è volato in Croazia, dove recentemente ha aperto un locale (a Dubrovnik), si è riposato ed è tornato, assicura chi gli sta vicino, più concentrato di prima. 

Non sappiamo se quel gol, e magari gli altri che arriveranno da qui al 26 maggio, potranno indirizzare le cose. Non sappiamo, soprattutto, se il nuovo (?) ds della Roma e il nuovo allenatore decideranno di puntare ancora su di lui. Ingenuo pensare che il capitano della Bosnia non abbia un piano B, ma di quello, semmai, si occupano i suoi agenti. Prudenza. Anche Edin, che a Roma continua a sorridere al sole e ha un buon rapporto con tutti, dai tifosi alla società, aspetta fine stagione. Consapevole del fatto che fino a che ci sono in ballo gli obiettivi stagionali di tutti sono solo pourparler. Ma questo non è il tempo di parlare, è l'ora di macinare per la Roma.