AS Roma

L’incubo si è fatto sogno: la Roma cerca la favola

Contro gli imbattuti l’andata della semifinale di Europa League, in palio la terza finale europea consecutiva. Per i bookies favoriti i tedeschi sin dalla prima partita

Daniele De Rossi in panchina all'Olimpico

Daniele De Rossi in panchina all'Olimpico (GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
01 Maggio 2024 - 09:10

L'incubo più eccitante si è finalmente concretizzato davanti ai nostri occhi dopo aver festosamente terrorizzato le nostre anime da diversi mesi a questa parte. Ci siamo, in lotta ancora per tutto, dentro questo terribile frullatore che impone oggi alla Roma una corazza da Galácticos senza averne i requisiti, a chiederci come uscire indenni da una tripletta di impegni come Napoli, Juventus e Atalanta in rapida successione intervallate dal confronto con una delle squadre più forti del mondo, ultimo ostacolo rispetto al sogno di giocare a Dublino la terza finale europea consecutiva, la seconda di Europa League dopo la delusione di Budapest di un anno fa. Il “bene assoluto” passando attraverso l’inferno di prove quasi al limite del sovrumano. Saranno eroi o semplici giocatori? Sono quelli «forti forti» descritti da De Rossi sin dal primo giorno o quella rosa inadeguata sbandierata a volte anche all’interno della stessa tifoseria? È il momento della prima ardua sentenza. Si gioca di giovedì, di 2 maggio, reduci dal riposo della festa dei lavoratori, ma a Trigoria non si osservano feste: calcio di inizio ore 21, solito ampio ventaglio di scelta per la telecronaca tra Rai, Sky e Dazn, ma la radiocronaca resta obbligatoria su Radio Romanista.

Di fronte all’andata gli imbattuti ma non imbattibili ragazzi di Xabi Alonso, un altro campione sul campo predestinato ad un futuro garantito da allenatore, lui che ha fatto scuola presso i più grandi docenti che questo mestiere abbia mai annoverato (Benitez, Pellegrini, Mourinho, Ancelotti, Guardiola, Del Bosque). Destino simile a quello di De Rossi che si è abbeverato alla fonte di altri fenomeni della panchina, ha spesso discusso di calcio in allenamento con Pep, suo vecchio compagno di squadra, e ha imparato soprattutto dai tecnici che non stimava a non commettere gli errori che quando ha giocato gli davano più fastidio. E attraverso questo ha sviluppato quell’alchimia che gli ha consentito di entrare in corsa a rianimare una squadra sfiduciata e a trasformarla in una batteria di soldati col pensiero raffinato, pronti a buttarsi nel fuoco per lui (cit. Pellegrini) e a  non cedere all’avversario quasi mai (tre volte in 100 giorni, una senza alcuna conseguenza, a Brighton, una volta con onore contro i più forti, l’Inter, e l’ultima, l’unica realmente dolorosa, pochi giorni fa con il Bologna). Ecco, il Bayer Leverkusen è un Bologna più snello, più forte, più verticale. Chissà se stavolta i bookmakers ci prenderanno, dopo aver toppato tre favorite su tre nei tre turni precedenti della Roma (la quota per l’andata è 2 per la vittoria in trasferta, 3,50 per la vittoria in casa) ma chi è abbastanza esperto d’aver visto giocare più volte quest’anno le due squadre sa perfettamente che il pronostico è assai meno indirizzato.

La Roma lotta per il sogno della terza finale europea dopo aver giocato la quinta semifinale in sette anni, manifesto plastico della grande capacità raggiunta negli ultimi anni dalla squadra giallorossa di resistere su certi livelli quasi a prescindere dall’allenatore in carica. È successo con Di Francesco, con Fonseca, con Mourinho e adesso con De Rossi. La speranza è che con questo figlio di Roma così preparato e sorridente si stia scrivendo solo il primo capitolo di un libro che potremmo tenere per un pezzo della nostra vita in prima fila sul nostro comodino. Testimone dei nostri incubi, ma soprattutto dei nostri sogni.

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