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Uomo Derby

VIDEO - Delvecchio: "Seguo sempre la Roma. Per De Rossi parlano i risultati"

L'ex giallorosso: "Indossare di nuovo questa maglia mi dà belle e brutte sensazioni, perché so che non potrò mai più scendere in campo con questi colori. L'età è avanzata"

Marco Delvecchio simula la sua esultanza

Marco Delvecchio simula la sua esultanza (AS Roma)

La Redazione
03 Aprile 2024 - 16:25

In occasione del derby di sabato 6 aprile e testimonial del kit speciale che indosserà la Roma in campo, Marco Delvecchio è stato ospite dell'AS Roma Podcast. L'ex giallorosso ha avuto modo di raccontare vari aneddoti sui derby e le sue sensazioni sulla Roma e su De Rossi. Di seguito l'intervista.

La maglia della Roma dona sempre: che sensazione ha rimettersi questa maglia con il tuo nome dietro?
"Da una parte è una bella sensazione, dall'altra brutta, perché so che non potrò giocare mai più con questa maglia, ormai l'età è avanzata... Però la maglia della Roma mi ricorda sempre bei momenti e grandi emozioni".

Che effetto fa tornare a Trigoria? Da quanto tempo non tornavi?
"Sono tornato 3 settimane fa per la prima volta dopo 10-15 anni. È cambiato tutto, non sapevo più a quale rotonda girare per arrivare!".

Però alla fine hai trovato la strada...
"Sì, però poi sono arrivato e non ricordavo nulla, perché anche qui è cambiato tutto in meglio".

Quando un tifoso pensa a Delvecchio pensa al derby; e quando pensa al derby pensa a Delvecchio. Che legame hai con la Roma? La segui? Sei appassionato?
"Io non seguo tantissimo il calcio, ma seguo sempre la Roma. Se devo uscire il sabato o la domenica e c'è la Roma, allora non esco. Stessa cosa il lunedì, il giovedì... Speriamo l'anno prossimo il martedì o il mercoledì. Le altre le guardo se riesco a farlo, altrimenti non mi interessano più di tanto".

Essendo cresciuto nell'Inter hai giocato anche il derby di Milano. Però quello di Roma ha qualcosa in più...
"Non c'è paragone. L'ho sempre detto anche quando giocavo il derby di Milano: lo percepisci quando arrivi allo stadio. Ma il derby di Roma lo inizi a vivere un mese prima che arrivi. È un'altra storia: altri colori, altre tifoserie, altri sfottò... È un derby sentito 10 volte di più rispetto a quello di Milano".

E tu lo sentivi parecchio, perché quando scendevi in campo con la Lazio ti trasformavi. Hai giocato 15 derby e hai segnato 9 gol.
"Sai cosa c'è? Bisogna avere un po' di fortuna: avevo fortuna e bravura nel fare gol nel derby. Era una gara che sentivo; sapevo che fosse una partita importante, a cui tutti tenevano, anche noi della squadra. Riuscivo quindi a dare il meglio di me".

Un rapporto va anche coltivato e tu hai avuto costanza. C'è stato un derby in cui è scattato qualcosa in te? In cui hai capito che quella era davvero la tua partita?
"Al primo gol ho pensato: 'Ho fatto un gol al derby...'. Poi c'è stata una doppietta e ho pensato: 'Ho fatto tre gol nel derby'. Alla successiva doppietta ho capito che il derby era una cosa mia; gli altri sono venuti di conseguenza".

Qual è il derby a cui sei emotivamente più legato?
"Il primo che abbiamo vinto dopo tanti derby che perdevamo, quello della stagione 1998-99. In quello prima avevamo pareggiato 3-3 e stavamo perdendo 3-1; poi c'è stato quello vinto 3-1 del 98-99. È stato quello che ci ha fatto poi vincere tanti derby".

Come vivevi i giorni che precedevano il derby? Evitavi di pensarci o ti concentravi sulla partita?
"In queste partite non c'è bisogno di stimoli, sei carico a prescindere. Non vedevo l'ora che arrivasse il derby, pensavo in continuazione: 'Pensa se segno di nuovo!'. Volevo prendermi la scena".

Riuscivi a incidere giocando dall'inizio o entrando a gara in corso. A volte vai a rivedere i gol nel derby?
"Quando c'è il derby di Roma li fanno vedere, ma non sono uno a cui piace andarli a rivedere. Mi fa piacere guardarli quando ho modo di rivederli".

Abbiamo selezionato i tuoi 5 gol più belli nei derby. Ora dovrai classificarli dal primo all'ultimo. Partiamo dal derby d'andata della stagione 1998-99, il gol del 3-3.
"Non era fuorigioco, sono partito palesemente da dietro! E poi sembra un gol facile, però ero sicuro che Marchegiani prendesse la palla; stava sfilando via, mi sono buttato con l'esterno sinistro con l'esterno che la palla scappasse via. Poteva andare bene o andare male. Mi è stato dato un pallone come andrebbe sempre dato, sempre dietro la difesa; perché se il difensore interviene rischia di fare autogol. Altrimenti l'attaccante viene messo in condizione di segnare. Lo metto al quinto posto".

Possiamo andare col secondo: sempre stagione 1998-99, ma nel derby di ritorno che la Roma ha vinto 3-1.
"Ho tirato forte sotto la traversa. Ogni volta che lo rivedo penso che sarebbe stato più bello fare il gancio quando Nesta stava arrivando in scivolata. Mi sarei trovato da solo davanti Marchegiani. Lo metto al terzo posto".

Ora c'è il terzo gol: stagione 1999-2000, derby d'andata.
"Questo è facile. Quando sento in telecronaca e dicono: 'Grande palla in profondità'... Beh, questa per un giocatore che gioca in Serie A è una palla semplicissima, come il mio movimento. È normale che un giocatore dia una palla in profondità se vede che può servire un compagno. Questo è l'ABC".

Cristiano Zanetti ti ha dato spesso grandi palle...
"Dico in generale. Lo metto al quarto posto. Il primo tempo finì 4-0!".

Dopo il primo tempo siete scesi negli spogliatoi e che cosa vi siete detti?
"Finito il primo tempo stavamo rientrando e qualcuno si abbracciava. Capello diceva: 'No! Non è finita!'. Lui era sempre sul pezzo".

Andiamo col gol successivo, segnato nella stagione dello Scudetto.
"Emerson, lancio in profondità... Io l'ho toccata con la spalla, gancio a Nesta... Peruzzi è scivolato leggermente e l'ho messa sul secondo palo. Questo secondo me... Non so se è il più bello, ma è anche quello che è rimasto più nella storia".

Tu questa finta la chiami "gancio". Noi la chiamavamo "finta alla Delvecchio"!
"Questo è il gancio! Poi lì ci vuole sempre un po' di fortuna... Lo metterei al... Secondo!".

Qualcuno pensava che fosse fallo di mano...
"I laziali dopo la partita. Ma che mano? Questa è spalla!".

Ultimo gol: derby della stagione 2000-2001. Zanetti ti dà una gran palla...
"Sì, però ho lasciato questo gol al primo posto perché era l'anno dello Scudetto e il grado di difficoltà è elevato. La palla che arriva da Zanetti non posso stopparla, perché ho il passo lungo... Si merita il primo posto anche perché la stagione poi è finita bene!".

Il laziale che ti soffriva di più era Nesta. C'era un giocatore della Lazio che soffrivi?
"Sì. Nesta era alto come me, aveva il passo lungo... Gottardi era velocissimo: quando me lo mettevano addosso avevo difficoltà a scappare da lui. Nei primi passi, quando spostavo la palla, era tanto reattivo".

C'è chi dice che non farsi travolgere dalle emozioni della partita aiuta a dare il 100%. Altri sostengono il contrario. Che cosa ne pensi?
"Se rimani freddo riesci a giocarlo meglio, è vero. Bisogna avere un approccio non troppo intenso. Io dicevo: 'Come va, va'. Non ci pensavo troppo perché farlo levava tante energie. Percepivo il derby, ma cercavo di avvicinarmi alla gara come se fosse una partita qualsiasi. Però quando ero in campo davo sempre il 100%. Secondo me il segreto è cercare di viverlo da spensierati".

I tifosi hanno amato tutto di te, soprattutto la tua esultanza. Se non sbaglio era nata con una polemica.
"Sì, ma sono equivoci che si possono creare tra le parti. Una volta che c'è stato il chiarimento qui a Trigoria, nella vecchia sala stampa, con tutti i capo tifosi... non aveva senso farsi la guerra. L'obiettivo di tutti era il bene della Roma. Si è risolto tutto, poi ho spiegato che il gesto delle orecchie che sarei andato a fare sarebbe stato per sentire la gioia dei miei tifosi dopo il gol. E lo hanno apprezzato".

Uno che il derby lo ha vissuto sempre con una certa intensità è De Rossi. Voi avete giocato insieme, ma non i derby. Che consiglio gli daresti?
"Daniele è un ragazzo nato a Roma e sempre stato della Roma. Lo viveva come inizialmente lo viveva Totti. Con tanta, troppa attenzione, e magari non riuscivano a esprimersi nel migliore dei modi. Lele è cresciuto tantissimo, è maturato, saprà bene come affrontarlo nel migliore dei modi e sono sicuro che lo farà benissimo".

Come se la sta cavando da allenatore della Roma?
"Benissimo, parlano i risultati. Ha avuto un approccio inaspettato, quando torni in un ambiente dove hai giocato per tanti anni come giocatore e trovi anche gente con cui hai condiviso lo spogliatoio non è sempre facile rapportarsi nel modo giusto. Invece lui ha trovato un equilibrio con loro, società e gente che gli sta permettendo di fare un grandissimo lavoro. Complimenti a lui".

Il calcio sta cambiando tanto, soprattutto dal punto di vista tattico e fisico. Tu lo percepisci?
"No, non lo percepisco tanto. Percepivo più il cambiamento tra il nostro calcio e quello degli anni '80. Tra il nostro e questo non percepisco differenza. Si saranno evoluti come tutte le cose anche nel modo di allenarsi e di proprorre gli allenamenti, ma credo che i giocatori della mia epoca si troverebbero lo stesso bene anche con i metodi moderni".

Si parla anche in maniera diversa di calcio, tra idee e modi di vedere differenti. Come ti schieri?
"Il talento individuale fa sempre la differenza, ma ci deve essere l'organizzazione. Senza l'organizzazione il talento si va a perdere. Io sono vecchia maniera, adesso si sentono tante di quelle terminologie... come per esempio 'braccetto di sinistra', non mi piacciono queste terminologie".

Dove ti vedresti oggi in campo?
"Io all'epoca mi sono defilato sulla sinistra per una richiesta di Capello, che voleva giocassi a tutta fascia avendo Batistuta, Totti e Montella. Bisognava anche guardare la cosa migliore, sapevo di giocar sempre in quel ruolo. Se potessi rigiocare la carriera, me la rigiocherei da centravanti. Gli anni in quel ruolo ho giocato bene".

C'è qualche calciatore che ti ha ricordato le tue caratteristiche?
"Penso che ogni calciatore sia diverso, non riesco a vedere un giocatore uguale all'altro. Possono ricordare magari qualche movenza, ma niente di più".

Dopo il ritiro c'è chi rimane nel mondo del calcio, chi magari si dedica ad altro. Tu ti sei scoperto ballerino, è sempre stata una tua passione?
"Da giovane ero sempre quello che ballava all'interno degli spogliatoi. La musica ti fa muovere, ti carica anche prima di una partita. Ho sempre ballato a casa, poi ho fatto questo programma ma non mi sono buttato nel ballo... ho fatto questa esperienza e basta".

 

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