Ridateci il Comandante. Quello vero. Quello che aveva stupito pure chi lo aveva accolto con un pizzico di scetticismo. Quello della passata stagione, forte e tosto. Molto, ma molto diverso dal Federico Fazio che abbiamo seguito in questa stagione in cui il difensore argentino è stato la brutta copia di se stesso e lo diciamo con la convinzione che anche il giocatore lo sappia fin troppo bene.  Eppure il Comandante ora degradato a sergente, doveva essere un punto di forza della seconda Roma difrancescana, reduce, l'argentino, da una stagione in cui aveva stupito per continuità di rendimento e leadership, lì al centro della difesa in coppia con un Manolas che sembrava fatto apposta per stargli al fianco, il greco veloce e tignoso, l'argentino pensante e in grado di impostare e pure andare a fare i gol.

Ecco, di Fazio in questa stagione sono rimasti soltanto i gol, quattro in campionato, che è un elemento non secondario considerando che è un difensore, ma che non possono però far dimenticare un rendimento che sembra essere quello del fratello scarso che non sa giocare a pallone. Come se dalle vacanze fosse tornato un giocatore completamente diverso rispetto a quello visto nelle sue prime due stagioni in giallorosso. E questo rendimento insufficiente è una delle risposte che si danno con maggiore frequenza nel momento in cui si cerca di trovare una spiegazione a una fase difensiva che non è quasi mai stata difensiva nel senso completo del termine. 

Troppi i gol subiti, troppi gli errori, troppi i peccati di deconcentrazione. E l'argentino è una risposta, anche perché è stato un punto fermo della Roma di quest'anno, trentuno presenze (ventotto da titolare, ventitrè in campionato, sei in Champions, due in coppa Italia) nelle trentasette partite ufficiali giocate dalla Roma. Mai però dando il senso di sicurezza e presenza del passato, sempre titubante, soprattutto nella fase della transizione difensiva che non è mai stata tale, coinvolto probabilmente anche da un'idea di Roma che non poteva essere considerando le caratteristiche tecniche e tattiche dei giocatori. Tutti, nessuno escluso, perché poi la fase difensiva coinvolge l'intera squadra, a partire dagli attaccanti. Fazio in tutto questo più che un Comandante è sembrato una recluta alle prime armi, lento come non si era mai visto, impreciso con il pallone tra i piedi, incupito pure nei tratti del suo viso da gringo argentino.

Domani, a Ferrara, tornerà al centro della difesa. Manolas è infortunato, stavolta giocherà sul centro destra avendo come compagno probabilmente lo spagnolo Marcano. Sarà la terza volta che i due si presenteranno in campo insieme da titolari. Un precedente è proprio nella partita d'andata, quella sconfitta con la Spal che fu l'ennesimo indizio di una stagione che non sarebbe stata una passeggiata di salute. La seconda volta dei due insieme, è andata decisamente meglio, Verona, in casa del Chievo, una vittoria netta e meritata anche se di fronte non è che ci fosse una batteria d'attaccanti che non ti fa dormire la notte. Per bissare il successo di Verona, ci sarà bisogno però anche del vero Fazio, non il giocatore sbiadito visto troppe volte in questa stagione, c'è chi dice per colpa di un Mondiale vissuto da spettatore e, nell'unica volta che è andato in campo con l'Argentina, incapace di essere se stesso. Ora ha dodici partite per tornare il Fazio che abbiamo conosciuto, il Comandante di cui questa Roma ha bisogno.