la partita

Roma-Ludogorets 3-1: Zaniolo e Pellegrini e l'Europa resta League

Chiuso in svantaggio il primo tempo, i giallorossi rimontano con Nicolò (gol e due rigori procurati) e un infallibile Capitano dal dischetto: a febbraio il playoff

Pellegrini e Zaniolo ieri durante la vittoria sul Ludogorets

Pellegrini e Zaniolo ieri durante la vittoria sul Ludogorets (GETTY IMAGES)

04 Novembre 2022 - 10:18

Con il sacro fuoco della gioventù bruciante e di una panchina che ancora una volta toglie da quel fuoco le castagne a Mourinho, la Roma ha ribaltato l’imperfetto primo tempo regalato al Ludogorets (in vantaggio al 41’ con un bellissimo gol dopo corsa solitaria di Rick), ha pareggiato e raddoppiato con Pellegrini su rigori conquistati da Zaniolo (che prima ha riposato in vista derby e poi è entrato e ha spaccato la partita) e poi, dopo aver corso il rischio di un pareggio cancellato dal Var (per una scorrettezza tra brasiliani dello stesso Rick ai danni di Ibañez), ha chiuso la questione segnando ancora con Zaniolo il gran gol del 3-1 finale, completando la rimonta anche nella classifica del gruppo C e guadagnandosi quindi il diritto di contendere ad una delusa dalla Champions (il rischio principale è il Barcellona) la possibiità di restare in Europa League. Ma se ne riparla tra tre mesi: per ora meglio concentrarsi sulle ultime tre del 2022, una dopo l’altra. Lazio, appena retrocessa in Conference League, Sassuolo e Torino.

La colpa iniziale della Roma ieri è stata principalmente tecnica, in certi momenti tanto imprecisa da sembrare inverosimile. Belotti, Abraham, Matic, Karsdorp, Camara, El Shaarawy, persino Pellegrini, nel primo tempo è stata una gara a chi sbagliava più controlli, passaggi, tiri in porta. Otto volte i giallorossi si sono portati al tiro, a volte anche in situazioni agevoli: appena 2 i tiri nello specchio, il 25% (saranno sette su sette nel secondo tempo). Sei volte ci hanno provato i bulgari, tre hanno preso la porta, il 50%, con uno hanno lambito il palo, un altro si è infilato all’angolino. Paradossale poi il gol preso sul finire della frazione, al 41’: Rick, l’esterno di sinistra della squadra bulgara, è partito nella sua metà campo aggirando Camara e viaggiando dritto in un’autostrada incredibilmente vuota, come capita a volte solo alle squadre che marcano a uomo a tutto campo, l’Atalanta o il Verona o il Torino: invece qui è mancata del tutto la copertura preventiva di metà campo, con Matic uscito in pressione alta su un altro riferimento, gli esterni entrambi fuori posizione e il brasiliano Rick che è partito con davanti due compagni d’attacco e i tre difensori romanisti che sono solo scappati all’indietro fino all’area di rigore, lasciando il tempo all’avversario di calciare dal limite con un destro potenziato dalla forza della corsa, finito giusto all’angolino alla destra di Rui Patricio. Mou aveva scelto una formazione con Matic e Camara in mezzo al campo, Pellegrini alle spalle di Abraham e Belotti, con Cristante e Zaniolo risparmiati in chiave derby e poi messi in campo subito dopo l’intervallo con Volpato, per rimediare alla situazione rischiosa che si era creata. In difesa Viña era stato preferito a Kumbulla, con spostamento di Ibañez a destra, e Smalling immarcescibile centrale. Solito 4-2-3-1 per i bulgari di Simundza, in campo sin dall’inizio col piglio di chi sa di poterla combinare grossa, viste le caratteristiche di palleggio e dinamismo della sua buona squadra. 

E infatti la Roma si è impantanata nelle sue difficoltà essenzialmente dinamiche e poi, come detto, tecniche. Il festival delle conclusioni sbagliate è cominciato al 5’ con un destro a giro di Pellegrini da destra verso sinistra, bella conclusione, ma fuori misura di pochissimo da posizione comunque privilegiata. Al 7’ Viña si è addormentato su Tekpetey e sul cross Thiago Rodrigues non è arrivato per un soffio. Al 16’ con un controcross El Shaarawy ha trovato Ibañez a tre metri dalla porta allo stacco solitario, ma il brasiliano si è avvitato troppo e la palla gli ha colpito mezza testa e tutta la spalla, finendo lontana dalla porta. Al 17’ una grandiosa uscita dal basso con protagonista El Shaarawy avrebbe meritato miglior fortuna, dopo un doppio triangolo lunghissimo con Pellegrini prima e Belotti poi, peccato l’anticipo sul più bello di Nadyalkov. Al 21’ è stato Tekpetey a trovare un varco nel quale infilarsi, ma Smalling l’ha chiuso col solito tempismo in corner. Un altro destro di Pellegrini è finito fuori al 24’ mentre Belotti al 39’ ha sparacchiato in curva un prezioso suggerimento di Karsdorp, segno di gran confusione confermato pochi secondi dopo quando il Gallo ha prima fermato un suggerimento proprio per Karsdorp e poi gli ha ridato la palla lunga di dieci metri. Troppo anche per Mourinho che dopo aver assistito prima ad un tentativo dal limite di Cauly terminato a baciare il palo esterno e poi al gol già descritto di Rick ha macerato la sua rabbia e l’ha sfogata con i tre cambi immediati.

Ed è venuta fuori un’altra Roma, un’altra partita, un’altra storia stagionale forse, con Volpato e El Shaarawy esterni molto avanzati di uno schieramento ora decisamente spregiudicato. E in neanche venti secondi Pellegrini ha servito una palla d’oro in area a Zaniolo che si è girato sul sinistro e ha sparato forte, ribattuto. E allo scoccare del primo minuto El Shaarawy è entrato in area da sinistra alla El Shaarawy saltando due uomini e tirando di destro addosso a Padt. E al 3’ Pellegrini ha liberato Abraham che però si è girato prima di qua e poi di là e si è perso il pallone e l’assist a Zaniolo. Poi è diventato protagonista Volpato prima con un giallo per un recupero falloso sul difensore e poi un fantastico doppio passo con doppio dribbling, e gran sinistro verso la porta deviato di un soffio da una gambetta protesa di un difensore. Prologo del gol, con cross morbido in area di Ibañez da destra per Abraham che di petto ha servito Zaniolo che è stato stroncato da dietro da Cicinho: già ammonito ha rischiato pure l’espulsione, come sottolineato platealmente da Mourinho. Poi Pellegrini, dopo un paio di minuti di proteste, ha spiazzato Padt e realizzato l’1-1 che ha fatto ruggire l’Olimpico come nelle serata della nostra leggenda. Subito dopo Ibañez è partito in slalom dopo un netto anticipo e ha servito Zaniolo che ha tirato rapido di destro, impegnando Padt. Ma ormai la Roma stava tracimando, anche per l’altro cambio offensivo di Mou, con Zalewski in fascia, Volpato a trequarti al fianco di Pellegrini e Matic a riposarsi, e al 18’ ancora Nicolò è partito con i tempi giusti restando davanti a Verdon che in area l’ha tamponato senza raziocinio invitando l’arbitro a fischiare il secondo rigore: altri due minuti di proteste, con doppia ammonizione a Nadyalkov e Piotrowski, e poi Pellegrini ha tirato stavolta dall’altra parte, e pure Padt ha cambiato lato, spiazzato di nuovo. In venti minuti risultato ribaltato ed Europa League recuperata. Così è stato Simundza a fare tre cambi per recuperare quella freddezza mentale che l’Olimpico e i venti minuti furenti della Roma avevano tolto ai suoi: dentro Despodov, Tissera e Nonato, peraltro autore del gol della vittoria dei bulgari all’andata, un’altra infusione di corsa e qualità a conferma della profondità della rosa di questi per niente sprovveduti giovanotti. Al 28’ Zaniolo ci ha provato di nuovo, non pago dei due rigori presi in una gara in cui non avrebbe neanche dovuto a giocare, se l’Uefa avesse mantenuto le tre giornate di squalifica. Poi due minuti di black out, inevitabile pedaggio all’euforia quasi incontrollata della rimonta, e il Ludogorets ne ha approfittato prima con una verticalissima ripartenza su un corner romanista, culminato con un bel tiro di Tissera respinto di piede da Rui Patricio e poi con un’altra incursione nata da una manata decisamente violenta di Rick al connazionale Ibañez (generata da una discussione dopo un battibecco di qualche secondo prima per via di una goffa rabona provata dall’esterno) e proseguita poi con un tiro rimpallato e finito proprio nel buco dell’assenza del difensore, con proprio Nonato pronto ad approfittarne e a battere Rui Patricio. Ibañez però è rimasto per terra, l’arbitro ci ha rimuginato un po’ mentre il suo collega al Var, l’olandese van Boekel che da queste parti ormai è un habituée (aveva già visionato il monitor col Betis, ed è l’arbitro che ha fatto infuriare Xavi a Milano), nel frattempo vedeva le immagini e dopo un po’ richiamava il collega alla review: inevitabile l’annullamento del gol. Ma l’atteggiamento all’improvviso di sufficienza della Roma ha spinto Mourinho ad operare una curiosa sostituzione, togliendo Volpato che non si stava dedicando con la giusta attenzione alla fase di non possesso e inserendo un altro baby, Bove. Poi Zaniolo ha deciso di chiudere la serata con la ciliegina sulla torta di una partita praticamente perfetta: è partito da solo con due uomini davanti, li ha saltati con il suo solito stop and go, ha resistito al loro assalto mentre correndo indirizzava il pallone verso la porta che coglieva con un tocco malandrino di sinistro, prima di finire senza la maglietta in braccio alla sua curva, per il delirio finale. Mentre ai bulgari saltavano i nervi e Verdon prendeva a passeggiare sul corpo di Zalewski appena sbattuto a terra: ancora una chiamata del var Van Boekel e stavolta rosso diretto. Sipario.

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