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Il riscatto di Ibañez, il secondo più utilizzato da Mourinho che ora sogna il Mondiale

Le ottime prestazioni stagionali gli hanno aperto le porte della Seleçao. E pensare che era sotto la lente d’ingrandimento di Mancini per essere convocato dagli azzurri

 Roger Ibañez con José Mourinho

Roger Ibañez con José Mourinho (GETTY IMAGES)

Luca Ascione
01 Ottobre 2022 - 15:30

Roger Ibañez è felice. Lo spirito è quello brasiliano e il sorriso sembra sempre consueto sul viso del numero tre della Roma; ma ancora di più nelle immagini che sono arrivate dal Parco dei Principi di Parigi dopo la gara amichevole disputata martedì scorso tra Brasile e Tunisia. Al minuto 78 Ibañez si è aggiunto al già nutrito gruppo di romanisti che hanno giocato con la maglia della Seleçao, insieme a icone del calibro di Falcão, Cerezo, Aldair e Cafu.

Il percorso è ancora lungo per arrivare al livello di queste leggende, ma Roger è senz’altro sulla strada giusta. Il premio della convocazione è frutto di un rendimento che, già dalla metà della scorsa stagione quando Mourinho ha cambiato tatticamente puntando sulla difesa a tre, è cresciuto in maniera esponenziale. La sua velocità, in un pacchetto difensivo in cui i compagni sono impostati più sulla forza fisica, lo ha reso insostituibile, tanto che a oggi è il secondo giocatore più utilizzato dallo Special One in questo avvio di stagione. Primo per palloni intercettati e recuperati in Serie A, tra i migliori per duelli vinti nel campionato italiano. Anche Whoscored lo ha premiato inserendolo nella top 11 dei maggiori 5 campionati europei. 

La convocazione verdeoro è il compenso conseguente alle ottime prestazioni con la Roma. Tornando indietro nel tempo forse nessuno avrebbe pensato a un debutto con il Brasile. Il difensore era sotto la lente d’ingrandimento di Roberto Mancini per essere convocato e utilizzato dagli azzurri. I presupposti c’erano, grazie ai tre passaporti in possesso dell’ex Atalanta, compreso quello italiano ottenuto prima dell’arrivo alla Dea nel 2019. E magari Roger avrebbe anche accettato la convocazione di Mancini; il sogno era ovviamente giocare con la maglia verdeoro, come dichiarato più volte, ma vista anche la difficoltà nel rientrare all’interno della selezione brasiliana e la grande storia della nazionale italiana, forse avrebbe acconsentito, e non controvoglia, alla chiamata azzurra. Invece non se ne è fatto nulla, Mancini ha optato per altre scelte nelle partite cruciali della scorsa stagione. Ibañez però potrà adesso non rimpiangere di essere stato “snobbato” in quanto tre settimane fa, complice un avvio di stagione sontuoso, è arrivata la chiamata di Tite, il  CT brasiliano.

"È stato un momento inaspettato - l’ammissione del giocatore - ero a casa, sdraiato sul divano con la famiglia, a guardare un film, e dal nulla mio cognato mi ha detto che sono stato chiamato. Non ci credevo. È stato molto bello, molto eccitante, ero insieme ai miei familiari e potevamo godercelo insieme. Il telefono non smetteva di squillare". E per descrivere il bel momento di Roger si sarebbe potuta aggiungere una citazione musicale: “Il meglio deve ancora venire”. Diciotto giorni dopo, Ibañez fa il suo primo ingresso in campo con la maglia del Brasile, e sembra solo una romantica coincidenza che a lasciargli il posto sia Marquinhos, altro giocatore lanciato in orbita col giallorosso addosso. Il titolare del Psg ha giocato nella Roma in una delle sue prime stagioni da professionista, scandita da qualche amarezza collettiva di troppo. Nonostante tutto, non c’è un solo tifoso che non abbia ricordi positivi di quel ragazzo passato forse troppo in fretta dalle parti di Trigoria. 

Storia simile quantomeno nelle premesse a quella di Ibañez, arrivato nella Capitale a soli 21 anni, forse meno pronto di quanto fosse Marquinhos all’epoca, ma la società, diversamente rispetto a quel 2013, ha atteso la crescita del suo attuale giovane brasiliano e ha sempre puntato su di lui, anche quando era meno continuo rispetto a ora, come testimonia la clausola rescissoria fissata a 80 milioni di euro nel contratto del numero 3. Proprio come quello sulle spalle di Marquinhos a suo tempo. Ora che Ibañez sembra aver trovato la sua dimensione e rispettato le enormi potenzialità fisiche e tecniche, potrà mostrarsi come l’arma in più della Roma, sia nel presente sia nel futuro prossimo e non solo, vista l’età e i margini di crescita.

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