Settore Giovanile

Primavera, l'ex tecnico di Seck: "Quelli con la sua mentalità rendono tutto più facile"

Riccardo Leardi, allenatore del difensore della Roma U20 alla Pro Vercelli: "Già al tempo segnava tanti gol. Durante il Covid, mi chiamava per analizzare le sue partite"

(MANCINI)

PUBBLICATO DA Sergio Carloni
07 Marzo 2026 - 16:10

Solo due assenze, una per infortunio, una per squalifica. Per il resto, Mohamed Seck è sempre stato presente, da inizio 2025-26, nell'undici della Roma Primavera. 2.423 minuti tra Campionato e Coppa Italia, una tempra degna di chi ce la mette tutta per raggiungere l'obiettivo e 5 gol, l'ultimo dei quali col Frosinone. Numeri che per un difensore centrale sono oro colato. C'è pure l'attitudine a evidenziarne le capacità: in stagione ha contenuto alla grande attaccanti come Gori, Mendy e Braschi. A Il Romanista, il suo ex tecnico Riccardo Leardi ne tesse le lodi, ripercorrendo il passato tra campo e mentalità.

Quando ha lavorato con Seck?

"Abbiamo lavorato insieme nell'Under 14 e nell'Under 15, alla Pro Vercelli. Dal 2019 al 2021, circa: due anni in cui l'ho conosciuto bene".

Era già un ragazzo formato? 

"Forse è, più di tutti, il giocatore che mi ha insegnato quanto sia difficile affrettare i giudizi. A quell'età non spiccava particolarmente, perché doveva ancora svilupparsi e aveva difficoltà; era invece già molto bravo nella comprensione del gioco e delle sue sfaccettature. In Under 14 ha trovato meno spazio, fino a quando non ha avuto uno sviluppo fisico notevole. Un fattore che gli ha permesso poi di andare in U17 e di saltare l'U18, fino alla prima squadra. Noi allenatori cerchiamo sempre di insegnare qualcosa, ma in questo caso è stato lui a lasciarmi un insegnamento".

Lo ha un po' avviato verso la prima squadra della Pro Vercelli e la Primavera della Roma.

"Davide Poletto, responsabile del settore giovanile della Pro Vercelli, ha sempre creduto in Seck e nelle sue qualità. Anche quando ha attraversato momenti più difficili. Con Luca Robba, responsabile dell'area tecnica, fece un lavoro importante a livello tecnico. La sua fortuna è stata la disponibilità: lo conobbi come centrocampista, un mediano, e decisi di abbassarlo sulla linea dei difensori. Aveva una comprensione del gioco notevole, ma andava arretrato per tempi di gioco. Lui è un ragazzo intelligente: all'inizio ha faticato, ma poi ha capito che facendolo avrebbe potuto mettere a disposizione la sua qualità nella costruzione dal basso e che avrebbe retto i duelli corpo a corpo, permettendo alla squadra di alzarsi. Sul lungo ha falcata e spostarlo ha fatto sì che le sue caratteristiche emergessero. E fisicamente ha avuto uno sviluppo che ora gli consente di essere dominante".

Oggi è un leader difensivo della Roma. Lo era già ai tempi?

"Lo fu in U15. Dopodiché, fece solo qualche presenza in prima squadra. Tanti club lo volevano, la Roma 'vinse' la trattativa. Momo ha sempre avuto quella tempra; serviva solo pazienza, doveva crescere nel contesto giusto, la Pro Vercelli. Quando eravamo in Under 14 e 15 e interruppero il campionato per il Covid, mi chiamava per rivedere insieme le sue partite, analizzare i suoi errori e le cose che aveva fatto bene. Un giocatore con quel cervello e quella mentalità rende tutto più facile. Ha ancora tantissimi margini per crescere. Ci sentiamo spesso e se ha mantenuto quella voglia di migliorare può togliersi ancora tante soddisfazioni".

Ricorda aneddoti di campo che l'hanno colpita?

"Aveva voglia di giocare, di allenarsi. La borsa non gli pesava mai, anche se in Under 14 faceva fatica a trovare spazio: era indietro rispetto agli altri e sotto quel punto di vista non ha mai mollato. Magari piangeva perché non giocava un'amichevole o perché partiva dalla panchina. Facevamo test contro squadre del territorio durante la settimana, prendendo parte a impegni nel weekend: una volta, diedi più spazio ai compagni nel corso della settimana e quando vide che non era in formazione, prima di una di queste amichevoli, scoppiò a piangere. Lo presi da parte e gli spiegai: 'Non preoccuparti, giocherai sabato col Genoa'. Quello fu un po' il termometro del suo carattere: ci teneva, aveva voglia di giocare e di allenarsi".

Parliamo anche di uno stacanovista, oltre che di un ragazzo dominante e che riesce a fermare anche gli avversari più temibili. Forse c'entra soprattutto il lato caratteriale.

"Ha passato periodi negativi. In U15 ha sempre giocato, ma ha avuto infortuni alla spalla, ha dovuto cambiare città... Sono stati momenti difficili che lo hanno aiutato. Credo molto in lui".

Aveva anche a quel tempo il vizio del gol?

"Che io ricordi, sì. Questo riporta al fattore della comprensione del gioco. Seck è un giocatore di lettura: capisce dove andare per intercettare il pallone. Oggi, fisicamente può dominare all'interno dell'area e il suo punto di forza si nota ancora di più quando vanno sfruttati i calci piazzati".

Lo vede come uno dei possibili giovani arruolabili da Gasperini?

"Si tratta di una domanda difficile. Se allenato seguendo quella direzione, ha caratteristiche per poter far parte della squadra di Gasp. È forte nel duello e sa reggerlo; non ha problemi nell'attaccare in avanti; se gioca a centrocampo, dovendo quindi scappare con cinquanta metri alle spalle, ha accelerazione per poter reggere pressione e campo. Mi auguro che possa restare con Gasperini: questo allenatore e questa società possono insegnargli molte cose".

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