il protagonista

Zaniolo, quando il passato è remoto

Nel 2018 i nerazzurri non hanno creduto, cedendolo per arrivare a Nainggolan. Colonna per Mourinho, il 22 durante la sosta ha fatto gli straordinari per essere al top

Nicolò Zaniolo con la maglia d'allenamento a Trigoria

Nicolò Zaniolo con la maglia d'allenamento a Trigoria (GETTY IMAGES)

30 Settembre 2022 - 11:00

In uno dei suoi romanzi più celebri, Stephen King scrive: "Allontanati dal ricordo... ma non dal desiderio. Quello resta, tutto ciò che eravamo e tutto ciò che credevamo da bambini, tutto quello che brillava nei nostri occhi". Allontanarsi dal ricordo del passato, ma non dal desiderio dei sogni di bambino, è ciò che deve fare - e in parte ha già fatto - Nicolò Zaniolo. Domani affronterà l’Inter, che per prima in Serie A aveva intravisto le sue qualità quando militava all’Entella; eppure, gli stessi nerazzurri dopo una stagione in Primavera decidevano di privarsene, cedendolo alla Roma per arrivare a Radja Nainggolan. Col senno di poi, forse l’unica buona operazione di Monchi nella sua sciagurata esperienza nella Capitale. Eppure, in quei giorni di fine giugno del 2018, quando la trattativa andava in porto, erano in tanti - da queste parti - a storcere il naso. Il resto è storia, e appare superfluo persino star qui a ricordarla: una storia fatta anche di cadute e lacrime, ma con un happy ending consumatosi il 25 maggio scorso a Tirana. I due crac ai legamenti crociati, le lunghe riabilitazioni, fatte di dolore e sudore, e la paura di non tornare ai livelli pre-infortunio; tanti sacrifici, ripagati da quella magica notte, da quella zampata su assist di Mancini che ha riportato la Roma a vincere un trofeo europeo dopo 61 anni. Il ventiduesimo gol del numero 22 non poteva essere più speciale. 

Maturità

Quel gol non è bastato, però, a evitare l’ennesima estate di chiacchiere da parte di certa stampa, sempre pronta e solerte a vestirlo  con casacche a strisce: “indiscrezioni vogliono...”, “si dice che...”, “a quanto risulta...” fin dal 26 maggio, poche ore dopo il trionfo. Figurarsi poi con l’arrivo di Dybala: Nicolò sembrava già con le valigie in mano, pronto a volare a Milano, o a Torino, o a Londra. Invece anche stavolta è rimasto, e anche stavolta i travasi di bile si sono sprecati. Fin dal ritiro il 22 è apparso in grande spolvero, ma il ko alla spalla rimediato alla seconda giornata (il giorno dopo la frattura di Wijnaldum) lo ha costretto a fermarsi. Ordinaria amministrazione, per chi è finito sotto i ferri per ricostruire entrambi i crociati, ma pur sempre una scocciatura. "Zaniolo è un giocatore fondamentale per noi", ha dichiarato Mourinho quello stesso giorno. Un’affermazione che è un dato di fatto, ma anche un’investitura arrivata in un momento tutt’altro che casuale, quasi a voler rincuorare Zaniolo dopo l’infortunio. Infortunio che, per fortuna, non ha lasciato però strascichi: il rientro, contro l’Helsinki in Europa League, è stato ottimo, con tanto di assist per Pellegrini. Buona la prestazione anche con l’Atalanta, nonostante la sconfitta. Ma Nico ha dimostrato di essere più in palla che mai.

Ma non è solo una questione fisico-atletica: il ventitreenne è maturato, in tutti i sensi. Calcisticamente, gioca maggiormente per e con la squadra, limitando al minimo le individualità; umanamente, appare più razionale, cede meno alle provocazioni avversarie. E la scorsa settimana, nonostante i giorni di riposo concessi da Mourinho, ha voluto comunque recarsi a Trigoria per lavorare e per essere al meglio in vista della sfida di San Siro. Una sfida che, per lui, non potrà mai essere come tutte le altre: è un po’ come se Nicolò affrontasse un se stesso più giovane; con la consapevolezza, stavolta, di essere diventato grande. 

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